Il Decreto Anticorruzione

15 GIUGNO – Corruzione, favoritismi, raccomandazioni, in sostanza rubare, sono tutti reati nei confronti dei quali il nostro paese è arrivato ad uno stato di assuefazione tale da considerarli la normalità.

Secondo i dati forniti da Transparency, su 27 Paesi, l’Italia occuperebbe il quarto posto per corruzione nella pubblica amministrazione, battuta solo dalla Bulgaria, che è al primo posto, Grecia e Romania, rispettivamente al secondo e al terzo. Questa classifica è spesso criticata per la metodologia di ricerca che utilizza, basandosi principalmente su interviste fatte agli imprenditori, così com’è contestata la stima di 60 miliardi, cifra che l’Italia da sola copre sui 120 miliardi che l’Europa perde ogni anno a causa della corruzione. La stima arriva dalla Corte dei conti europea e a molti sembra impossibile che un solo Stato possa coprire metà della cifra totale.

Una cosa certa, però, è che in Italia l’opinione pubblica percepisce il problema della corruzione, nella pubblica amministrazione e nella politica, come un disagio a cui si debba trovare soluzione.

Le vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto l’ex Margherita e la Lega Nord sembrano infatti riproporre il problema con una certa urgenza e lo stesso premier Mario Monti ha sempre dichiarato di considerare indispensabile liberare l’Italia dal peso della corruzione, al fine di rendere il nostro Paese più sicuro per gli investimenti esteri ed incentivare lo sviluppo economico.

Per questo motivo, negli ultimi giorni, il governo è alle prese con il disegno di legge anticorruzione, un provvedimento che in realtà ha una lunga storia parlamentare alle spalle e che, in poche parole, disciplina il reato di corruzione: quanta pena si rischia, con che tempi di prescrizione e per quali reati non ci si può candidare.

Nelle ultime settimane le polemiche sono state molte e, nonostante gli appelli del Ministro della Giustizia Paola Severino, che dichiara la necessità di proseguire i lavori sul decreto anticorruzione, la strana maggioranza che sostiene Monti fa fatica ad arrivare ad un accordo. Tra gli argomenti più discussi ci sono: la questione dell’incandidabilità dei condannati; il problema del traffico d’influenze, che in sostanza riguarda chi accetta elargizioni per far ottenere a chi versa i soldi favori da un pubblico ufficiale, cioè chi funge da intermediario, infine la controversia sulla responsabilità civile dei magistrati.

Tutte queste dispute dividono la maggioranza e rendono impossibile far approvare il disegno di legge. Ci si trova di fonte ad un problema enorme e la politica italiana come sempre si perde in polemiche e discussioni che non permettono al nostro Paese di adeguarsi alle convenzioni internazionali.

Il motivo per cui i partiti bloccano un decreto legge così importante probabilmente è sempre lo stesso, la mancanza di coraggio per cambiare ciò che non funziona e per mandare a casa chi sbaglia. Il ddl anticorruzione, infatti, va a toccare due episodi che, a livelli mediatico, hanno avuto una grande risonanza: il “caso Ruby” e il “caso Penati”, perciò sembrerebbe che alla fine siano gli interessi dei partiti ad avere la meglio sul bene del Paese.

Benedetta Marangoni

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