In ricordo della 23^ Giornata Mondiale dell’Infanzia

20 NOVEMBRE – E’ un giorno speciale quello che si celebra oggi. Ricorre, infatti, la 23^ giornata mondiale dell’infanzia. Perché, come si legge nel capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry Il piccolo principe: “Tutti i grandi stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”. Un’amara verità se si pensa a quanti bambini, anche nel terzo millennio, sono vittime delle violenze dei grandi tra le mura domestiche o delle loro liti al momento della separazione, per non parlare ancora di guerre, carestie e povertà. Una strage di innocenti che si consuma al ritmo di un bimbo morto ogni tre secondi, circa 26.000 al giorno, in modo apparentemente inarrestabile.

Il rapporto “Nati Uguali” presentato da Save the Children denuncia il divario crescente tra le condizioni di vita dei bambini poveri e quelle dei ricchi. E questo si ripercuote, inevitabilmente, sulle loro possibilità di raggiungere l’età adulta, di assicurarsi una formazione e di contribuire in modo significativo al miglioramento culturale e sociale degli Stati di appartenenza. Negli ultimi vent’anni, in alcune zone del mondo già disagiate, le possibilità di crescita e di sviluppo dei bambini si sono fatte ancora più precarie, così che essi sono maggiormente esposti al rischio di ritardo fisico e mentale, ignoranza, delinquenza e contagio da malattie altrove perfettamente curabili. L’organizzazione ha raccolto una mole impressionante di materiale informativo relativo a circa 32 Paesi, osservando che il divario tra le chances dei bimbi occidentali rispetto a quelle dei loro coetanei nati nel Terzo Mondo è pari al 30% circa. Tradurre questa stima in realtà di fatto è quanto mai scomodo per l’Occidente: i minori nati nei Paesi industrializzati, infatti, hanno trenta volte più possibilità di trovare il pranzo e la cena in tavola, di curarsi un semplice morbillo, di entrare a scuola a 6 anni –se non prima ancora- per uscirvi eventualmente a 16-18. Nel Sud del mondo intanto i loro coetanei muoiono tuttora di morbillo, raffreddore o varicella, vedono l’opportunità di entrare a scuola come un privilegio anziché un diritto e, quando hanno la fortuna di sopravvivere fino a 18 anni, già lavorano da tempo e sono padri o madri di famiglia.

In queste ore, però, il pensiero non può non andare alle condizioni di vita dei bambini della striscia di Gaza. “I bambini feriti, morti o traumatizzati dal conflitto israelo-palestinese sono già troppi” afferma Save the Children attraverso il suo direttore generale in Italia, Valerio Neri ”É appunto a questi bambini e a tutti i bambini che vivono in aree in conflitto o post conflitto, come la Siria, che va il nostro pensiero oggi”. Gli abitanti di Gaza sono per la metà bambini che vivono una situazione drammatica e in costante peggioramento. Nascosti in casa da giorni, con il timore di bombardamenti e guerriglia, non possono uscire neppure per garantirsi lo stretto necessario a sopravvivere. Malnutrizione, anemia e malattie infettive sono il rischio più grande dopo la perdita della loro stessa vita, secondo gli osservatori internazionali.

Intanto, l’Italia si prepara ad accogliere in Campania il World Forum for Child Welfare 2012, congresso internazionale sul benessere dei minori che avrà luogo dal 26 novembre prossimo a Napoli. Sarà un’occasione importante per dare voce ai ricercatori di psicologia infantile e di scienze dell’educazione, che dibatteranno della situazione dei bambini in un’epoca in cui anche queste discipline sono chiamate a confrontarsi con i fenomeni migratori e con la crisi globale. La città partenopea accoglierà così i rappresentanti di 27 nazioni diverse, dagli Stati Uniti all’Indonesia, per discutere di famiglia, sviluppo armonico del bambino e integrazione.

 

Silvia Dal Maso

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