La Chiesa italiana nel silenzio si impegna a combattere la malavita

4 GENNAIO – C’è un’opera quotidiana e silenziosa che la Chiesa Italiana compie con strutture  e uomini, sia Sacerdoti, sia Religiosi e sia laici, di contrasto alla criminalità  organizzata soprattutto avviando iniziative educative e caritatevoli che tolgano  “manodopera” a realtà criminali.

In tutto questo la Chiesa Italiana con diverse organizzazioni, enti e movimenti, è notevolmente protesa al recupero dei beni confiscati da parte dello Stato  alle organizzazioni malavitose affinchè non ricadano nelle mani dei precedenti  proprietari od abbandonati all’incuria.

Tutto ciò sicuramente non aggrada alle organizzazioni criminali che trovano  un forte ostacolo alla realizzazione delle loro opere malavitose proprio dalla  Chiesa che, erroneamente, reputano come neutrale davanti alle loro opere.

In ordine di tempo, proprio per manifestare tale non gradimento di quest’opera sociale, nella sera di Natale a Lamezia Terme, qualcuno ha fatto esplodere un  ordigno di medio potenziale davanti all’ingresso della Comunità “Progetto Sud”.

Tale realtà, guidata da Don Giacomo Panizza, a cui era già stata assegnata  la scorta dopo una serie di minacce di morte di cui era stato destinatario, ha  come scopo quello di accogliere i minori stranieri che giungono o si trovano  in Italia non accompagnati da persone adulte.

Ma l’Opera ha anche, secondo gli esponenti dei clan dell’ndrangheta, il grave  difetto di sorgere in un bene confiscato alla potente cosca lametina dei  Torcasio, che secondo Don Panizza, pensava che ormai la considerassero  non più di loro proprietà.

Invece, tale proprietà, appartenente oggi a questa Comunità Sociale, è un  segno importante, invece, di una lotta alla criminalità che non diminuisce  di intensità in ogni giorno, in quanto detta proprietà fu la prima ad essere  sequestrata nel territorio di Lamezia Terme.

Ma nonostante tale intimidazione, che è stata preceduta da un’altra deflagrazione di un altro ordigno e che ha mandato in frantumi il portone d’ingresso oltre che danneggiare il marmo dell’uscio e creare una buca  nel terreno, non ferma l’Opera di questo temerario Sacerdote, il quale  davanti ai giornalisti afferma che “continueremo ad opporre il bene al male  e la giustizia alla criminalità come facciamo da tanti anni”.

Anzi, tale gesto criminale conduce Don Panizza ad una riflessione ancora  pù ampia legata al tempo Natalizio: “Questo messaggio che è giunto proprio  a Natale ci spinge ancora di più ad andare avanti, perchè noi sappiamo  cosa significa davvero questo giorno: pertanto non possiamo smettere”.

Come Don Giacomo Panizza, sono molti i Sacerdoti, religiosi o laici, che  operando nello spirito evangelico per ridare nuova dignità al Sud d’Italia,  rischiano in ogni momento la propria vita sapendo che dalla loro umile  e semplice opera può sorgere un nuovo futuro per le loro terre.

E ciò può realizzarsi anche grazie al non silenzio della società intera davanti  a queste persone che oggi la Chiesa Italiana offre quale prezioso strumento  per affrontare la piaga più acuta presente in Italia, che è la malavita.

P. Carlo Maria Veronesi

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