Matteo Renzi, una carta per il centro – sinistra

foto Ernesto Kieffer

1 APRILE – Il giovanissimo sindaco di Firenze è sicuramente uno dei personaggi politici di questo scorcio di Legislatura. Amatissimo nella propria città (divide la palma di sindaco più amato d’Italia con Flavio Tosi, primo cittadino di Verona), sta raccogliendo sempre più consensi anche fuori le mura della città toscana. Grazie ad una indubbia capacità comunicativa Renzi, infatti, è riuscito progressivamente a conquistare nuovi elettori, che vedono in lui l’unico esponente del Partito Democratico in grado di fronteggiare l’avversario politico.

Il sindaco fiorentino, oltre ad avere dalla sua la giovane età (35 anni,per un politico già noto a livello nazionale in quest’Italia gerontocatica, sono davvero pochi), dimostra soprattutto di avere in dote una certa dose di furbizia mediatica, che gli permette di far parlare di sé, sempre e comunque.

In questi giorni è in tourneè per presentare nei teatri dello stivale il suo ultimo libro: “Fuori!”. Un’occasione per vendere qualche libro in più, certo, ma non può non essere vista anche come un anticipo di campagna elettorale. Della serie…mi butto avanti che non si sa mai.

Non dice certo cose eclatanti, Renzi, nei suoi monologhi…anzi…dire che spesso tende, inevitabilmente, a sfociare nella banalità può risultare a sua volta altrettanto banale, ma non possiamo esimerci dall’affermare che il suo pensiero politico – per quanto espresso in maniera rivoluzionaria rispetto al vecchio modo di fare politica da parte dei “soliti noti” – non si discosta poi troppo da quanto affermato dagli altri compagni di partito. Una differenza abissale, però, esiste. E’ che può essere così riassunta: quelle stesse cose, quegli stessi concetti, quelle stesse idee lui le sa comunicare. Sa, riassumendo, centrare l’obiettivo, alternando, in un comizio come in una conferenza stampa, battute simpatiche ed episodi commoventi, dichiarazioni d’intenti e promesse più o meno concrete. E non importa che per esprimere tutto questo lui si avvalga (anche) di strumenti multimediali (musicali e cinematografici) che in qualche modo tendono a colpire l’immaginario collettivo, almeno di una certa parte di popolazione (i discorsi di Kennedy, Obama e Blair, i film di un Benigni d’antan, i brani più famosi di band di culto come i recentissimi Muse o dei più “datati” Dire Straits). Questi mezzi rappresentano, forse, la parte meno affascinante del suo personalissimo linguaggio. In realtà quando parliamo di capacità comunicative ci riferiamo principalmente a quei piccoli trucchi che, a partire dal caricare l’accento toscano (che, si sa, fa “simpatia”) fino all’inserire qui e là, apparentemente in maniera casuale, episodi personali che vanno volutamente a strizzare l’occhio a questa o a quella parte dell’elettorato (“ai tempi dei boy scout”, “sono un cattolico”, “ogni martedì vado nelle scuole a trovare i piccoli studenti fiorentini”, etc), riescono a stuzzicare la fantasia di chi, da tempo, si ritrova senza un vero e proprio leader nel centro sinistra. Perché, in fondo, è di questo che stiamo parlando.

Renzi ha scritto un libro che è un vero e proprio programma elettorale e che ha l’obiettivo dichiarato di “sferrare picconate” (per dirla alla Cossiga) l’egemonia politica (di destra e di sinistra) dei cosiddetti vecchi “soloni”, di quei politici attaccati alle poltrone che in nome di una non meglio precisata “acquisita esperienza” impediscono alle giovani generazioni di politici di emergere e di sostituirsi, com’è peraltro naturale nei principali paesi occidentali, a chi li ha fino a quel momento preceduti. Il sindaco fiorentino, in pratica, finisce nei suoi comizi per “cantarle” un po’ a tutti, a cominciare proprio dai Bersani e dai D’Alema per finire con, e non potrebbe essere diversamente, l’Avversario politico (quello con la A e la B maiscola). Renzi ci tiene, in questo senso, a una sorta di par condicio di stilettate, attraverso le quali, in maniera piuttosto basica ma al tempo stesso efficace, fa un’analisi impietosa della complicata situazione sociale, economica e politica del nostro Paese. E ne emerge un quadro da brividi in cui non si salva nessuno. Governo e Opposizione. A questo punto è inevitabile chiedere al giovane politico: “Si sta forse proponendo per la leadership del Pd?”. Domanda a cui risponde fra le righe affermando di ispirarsi al leader labourista Tony Blair: “Concordo con tutto ciò che dice il mio partito tranne che su un punto: sono stanco di perdere le elezioni”. La vittoria come obiettivo primario, dunque, e ben venga, quindi, l’utilizzo di un tipo di retorica che è lontana anni luce dallo stile adottato dagli altri esponenti della propria parte politica, ad esclusione, forse, di un Veltroni di certi comizi di stile kennedyano.

Insomma, considerata l‘età e la capacità di attirare le masse, forse Renzi rappresenta davvero quella carta vincente su cui l’elettorato di sinistra è probabilmente pronto a scommettere. Come dice lui stesso. “mentre negli altri paesi i nomi dei partiti rimangono sempre gli stessi e cambiano soltanto i volti delle persone che si alternano ai vertici dei vari partiti, qui da noi vengono periodicamente cambiati i nomi dei partiti, ma le persone rimangono sempre le stesse”. Forse per la prima volta dopo tanti anni vale la pena cominciare a considerare qualcuno che riesce a dire le stesse cose “dei grandi”, ma con un linguaggio studiatamente “non politichese”, in grado di attirare l’attenzione anche dei più scettici.

Ernesto Kieffer

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Ernesto Kieffer

Inizia nel 2000 a collaborare per alcuni periodici veronesi come “L’Altro Giornale”, “L’Adige” e “Verona Fedele” e ottiene nel 2002 il patentino di Giornalista Pubblicista. Laureato in Giurisprudenza nel 2003, è da quello stesso anno addetto stampa, organizzatore e presentatore di eventi. Oggi è radiocronista sportivo e giornalista - fra gli altri - de "Il Nazionale - Verona" dove è caporedattore Politica&Attualità. Si è dedicato, nel corso di tutti questi anni, al cinema, alla musica, allo sport, senza disdegnare l'approfondimento e la cronaca. Pratica con “inequivocabili” risultati il calcio e millanta di essere un musicista. Ma sono notizie false e tendenziose.

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