Il bradipo, la morte e Tiziano Ferro 2. La Controselva

I

Contesto. Tu hai mandato il tuo pezzo circa 3 ore fa, sei andata a pranzo, hai lavorato ancora un po’ e ora sei in giro con il tuo cane quando ti arriva un wup che fermi tutti, e soprattutto il bestio che a momenti si schianta per rincorrere un merlo perché tu ti sei distratta. Colpa del wup, che ti arriva dalla redazione, che evidentemente è sempre molto sul pezzo, in vari sensi. Hanno letto il tuo pezzo sul bradipo, e siccome sono gente scrupolosamente circolare ti segnalano dei complementi d’informazione circa l’argomento in oggetto, che evidentemente non appassiona solo te – e con questo abbiamo detto tutto eh.

Sostanzialmente, hanno fatto quello che non hai fatto tu, e cioè altre ricerche semi-serie sulla scientificità e sulle modalità della discesa a fine escatologico del bestio in oggetto – il bradipo, non il tuo cane, perché lui ci vorrebbe invece salire sugli alberi, per prendere i merli che altrimenti gli sfuggono –, ricerche che confermano che “la metà delle morti dei bradipi è conseguenza della discesa di questi animali dagli alberi in cui vivono, a terra infatti sono particolarmente a rischio attacchi” (cit.). Ottimo, almeno questo coincide con la notizia radiofonica, e la tua fonte è salva. Solo che poi l’autore dell’articolo gentilmente inviatoti dalla redazione continua esponendo un dubbio amletico che in effetti tu non ti eri stranamente posta. E cioè: perché ‘sti animali, che saranno pure deficienti – questa è una tua parafrasi, of course – ma non ancora estinti, a testimonianza dell’esistenza di un loro vago istinto di conservazione, non defecano direttamente per aria? Uhm. Certo, vero, perché? “Da un punto di vista adattativo” (cit. l’articolo postatoti) sarebbe sicuramente più furbo. Vero che questi sono bradipi, ma insomma.

E qui – grazie redazione eh – svoltone sotto forma di risposte. Sembra che a. scendendo, il bradipo permetta alle falene che vivono nella sua pelliccia – [gesummaria, ndr] – di depore uova “protette dallo sterco” incrementando così la crescita delle alghe di cui poi i bestii in questione si nutrono – qui mica l’hai capita bene, ma la fonte è un articolo scientifico – o che b. (altra teoria di altri biologi non d’accordo con i primi) sia una questione di riproduzione, perché i bradipi femmina usano gli escrementi per “avvertire i maschi della loro disponibilità” [Gesummaria 2]. In effetti tutto torna, e grazie redazione per aver gentilmente colmato una lacuna scientifica sulle motivazioni di una discesa arborea così pericolosa per la sopravvivenza di una specie tutta. Però la cosa non finisce lì, facendoti rimpiangere le tue sorelle scientifiche che almeno si limitano alla scienza senza scollinare e condire il tutto con allusioni wup alle perversioni sessuali di D’Annunzio – vere o attribuite che siano – relative all’argomento. Come dire. Tu apprezzi ogni complemento di informazione possibile, e grazie redazione circolare, ma non resisti alla tentazione. Quindi non ti limiti a modificare il pezzo, ma pensi bene di scriverci una controselva o, se si preferisce, una specie di meta-selva – cioè una selva che parla della selva – a dimostrazione della professionalità, della scientificità, della circolarità e della cazzarità non solo tua ma pure dei tuoi capi, che è sempre bello sapere di non essere da soli eh.

E il P.P.S. vi aveva avvertiti, che ad arrivare fino a qui (selva + contro/meta selva) addio, sperando che non arrivi un ulteriore wup al riguardo [gesummaria 3], che sennò qui facciamo notte.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, Commedia. Inferno, Canto I

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