Gli zoppi, i siriani e i kimoni neri

Sei andata quattro giorni al mare, pensando di tornare solo un po’ più abbronzata e più depressa, visto che sei arrivata alla prova costume bene ma non benissimo, e che avevi pure pensato che fingerti musulmana sarebbe stata un’ideona: con il burkini non saresti sembrata la figlia di Dracula grassa e out of fashion – il pallore tirava nel Settecento, quando l’abbronzatura era roba da plebei che lavoravano. 

Ovviamente sbagliavi. Per amor di verità, va detto che stavolta hai le tue attenuanti, e cioè hai sottovalutato il cosiddetto “fattore zoppo”. Che non è un contadino che cammina male, ma una specie di concetto sociologico riassumibile in “non è colpa mia ma degli altri”, perché “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”. Partendo da queste basi di saggezza popolare, e visto che parafrasando molto liberamente il maestro Yoda “la demenza scorre potente nella tua famiglia e nei tuoi amici”, appare chiaramente che stavolta davvero non è colpa tua. Poi, chi sia stato lo zoppo/cretino primigenio – tu o gli altri? – e chi abbia imparato da chi è ininfluente: ormai è troppo tardi. 

È tardi perché ti ritrovi in spiaggia a sentir parlare di un’ex modella che fa conferenze per raccontare di quando l’hanno rapita i siriani. Non l’Isis o i profughi: gli alieni. In teoria, Sirio è una stella e in quanto tale teoricamente priva di vita, ma questo è un dettaglio buono solo per i miscredenti come te, quindi continui ad ascoltare rapita. L’ex rapita – non tu, che sei rapita dal racconto adesso, ma lei lei, quella rapita dai siriani anni fa – sembra pure, nella sfortunata contingenza di un evento traumatico quale si suppone sia un rapimento pur alieno, essere una ragazza parecchio fortunata. Tu fatichi a incontrare persone mediamente decenti, mentre i suoi incontri del terzo tipo sono caratterizzati da una qualità parecchio elevata: non solo «Gesù è su Sirio e tornerà in astronave» (cit.), ma i siriani sono amore. Per chi di voi stia già pensando alle peggio cose, calma e sangue freddo. Amore sì, ma astratto. Il sesso passa attraverso un contatto spirituale – per l’amore carnale sfrenato scegliete altrove, tipo la Jamaica – perché i siriani vivono in armonia nel “ciclo positivo dell’esistenza” e stabiliscono un “contatto animico” con l’universo. 

Che poi. Un po’ più di contatto, animico o meno, probabilmente è giusto giusto quello che servirebbe pure qui sulla terra, visto il seguito della conversazione – niente come stare seminude su una spiaggia in mezzo al casino per avere rivelazioni epocali oh. Dopo Sirio, il Giappone. Visto sempre tramite occhi altrui – appunto non è colpa tua, per una volta. Tra le altre cose, avvicinamento alla cultura locale. Fatto bene eh, non roba da turisti. Rito del tè, porcellane, ikebana fatti col goniometro – stile “inclinate il fiore bianco di 45, 5764 gradi rispetto a quello rosso” –, visita ai giardini zen karesansui dove europei poco in contatto con l’anima universale buttano le cicche nei vialetti, vestizione e kimoni per un tripudio di fiori e di stoffe e di sete e di colori pastello e celestini e rosati e pescati e verdini e fiorettini in cui alla tua amica all’epoca single hanno fatto, unica in tutto il gruppo, un kimono nero. Ne-ro. In mezzo ai pescati e ai pastelli e ai fioriti, lei era l’unica nera. Roba da minare anche l’autostima più affermata, gesummaria. 

Comunque. Ormai tra siriani, Gesù sull’astronave, rasta jamaicani, kimoni fioriti e kimoni versione Morticia infelice, agli occhi dei vicini voi ora sembrate più deficienti e anemiche che in armonia e animiche. Decidete allora di abbandonare temporaneamente il campo – uh signori miei che tardi, s’è fatta ‘na certa… – e di andare al bar a prendere qualcosa. Anche due chili di gelato al cioccolato fondente 97,546% vanno bene. Tanto il burkini è non solo elastico ma anche nero, e smagra come nessun pastellino o celestino mai.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, CommediaInferno, Canto I

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