Il Black Friday, le promozioni e i robottini caffettari

Se hai meno di sessant’anni, in questi giorni non puoi non sapere che è ormai ufficialmente iniziato il Black Friday nella sua versione allungata. Dalla mezzanotte di ieri fino alle 23.59 del prossimo venerdì 29 (il vero giorno black), tutta la settimana prossima e fino al 2 dicembre (il cosiddetto “Cyber monday”) ci saranno sconti, promozioni, ribassi su abbigliamento, cosmetici, tecnologia, automobili, cibo per umani, piante, animali, lampade notturne da mettere sul wc con sensori di movimento [esiste davvero, e costa 9,99 E), Tobar la mano robotica prensile, pantofole che richiamano l’icona Wup degli escrementi, tazze automescolanti o kit per crescere il proprio Gesù – questo è pure un affarone perché costa solo 7 euro, meno della lucetta notturna.

Insomma, ci sono sconti su tutto il comprabile online e, in alcuni casi, pure nei negozi. Questo perché trattasi di un’usanza che deriva dagli Usa – nazione notoriamente spartana e poco o per nulla consumista –, dove fin dagli anni Sessanta all’indomani del giorno del ringraziamento i negozi propongono forti ribassi per incentivare gli acquisti pre-natalizi dando avvio alla campagna di cui sopra. Una specie di colpo di pistola [signori: pronti, partenza, via] sulla pista della corsa al regalo perfetto, insomma. Il tutto per diffondere gioia e felicità nei riceventi e nei venditori (che portano i loro bilanci in nero ripescandoli dal rosso profondo in cui erano*). Negli acquirenti non si sa, per ovvie questioni di buco (nero) nella carta di credito e di ansia da prestazione.

Cioè. La cosa del far felice mica è facile come sembra eh. Mica funziona così: “mi serve un cellulare per zia Pina”, vado sul sito, l’articolo è scontato del 50%, lo compro, sono felice io – almeno lei per Natale è sistemata, posso passare al 18esimo della lista – e zia Pina pure. Eh no. Dipende dai livelli. Se sei un dilettante, puoi farlo, certo. Come quando nell’illusione di avere finalmente una casa decente vuoi comprarti il robottino che aspira e lava i pavimenti prima di farti il caffè e mettere su la pasta coi gamberi però ti accontenti di uno sconto qualsiasi – cioè in pratica prendi l’occasione black  come una specie di stimolo domestico-esistenziale – e sarai felice almeno per un paio d’ore. Cioè finché delle “persone care”[leggete parecchia ironia in queste virgolette, please] ti faranno notare l’inutilità del tutto dicendo testualmente che non avendo i cingoli come i carri armati tout terrain il robottino caffettaro non potrà superare i livelli multistrato accumulati in alcune parti di casa obbligando comunque TE a mettere a posto. 

Questo però è un altro discorso. Il discorso originario verteva sul fatto che il meccanismo del black shopping, pensato per farci comprare di più e meglio, pare un po’ labirintico, leggermente ansiogeno e parecchio impegnativo. Se sei o vuoi essere/diventare un “black buyer” (semi) professionista elevandoti dal mero livello larvale stile vado-sul-sito-e-se-il prezzo-è-vagamente-scontato-compro-il-black-robottino devi fare le cose seriamente. Cercare veramente delle offertone. Applicarti. Studiare. Prescindendo dal fatto di stare attenti alle truffe, al fatto di non avere roba usata/riciclata o di20.458,3 periodico anni fa, le promozioni non solo sono diverse da sito a sito, ma cambiano anche a seconda dei giorni e addirittura delle ore – dicesi “black hours”, cioè le promozioni a ore, come per gli hotel del sesso. Bisogna poi stare attenti che non ti rifilino articoli che non sono poi tanto ribassati. Controllando quindi nei negozi o su altri siti il prezzo originale e facendo un’analisi comparativa per trovare al prezzo migliore tra tutti i siti che lo vendono il ***** di cellulare buono per la zia. Che di suo si limiterebbe a fare telefonate e a mandare messaggi, ma che dopo tutta ‘sta fatica farà meglio a imparare anche le funzioni usate solo dai nerd informatici della Silicon Valley che sennò glielo tiri in testa, il telefono.

Quindi. Che tu la prenda seriamente o più superficialmente, ormai ci siamo, la settimana black è qui e da qui non si scappa. Anche perché alla zia un regalo glielo devi trovare. Che tu navighi o che ti infili nei negozi fisici, ora iniziano i ludi come per i gladiatori. E il gran finale è venerdì prossimo. E qualunque sia la teoria sulla sua origine [vedi asterisco], mai nome fu più azzeccato. Perché tutto un venerdì di acquisti e/o regali non può che essere nero. Questo indipendentemente dal fatto che il robottino migliori o meno la situazione di casa tua o che tu viva a Verona. Dove tra saluti romani, intitolazioni di strade e esponenti dei “butei” dalla parlantina parecchio sciolta il nero è un vero e proprio evergreen ormai da mo’.

E allora, buono shopping.

* Da cui, secondo una delle teorie circolanti, deriverebbe l’espressione “Black Friday”. L’altra teoria – meno suggestiva – rimanderebbe al traffico congestionato delle strade di Philadelphia bloccate in un venerdì del 1961. Un po’ come succede adesso in Veronetta, senza sconti ma con Via Carducci chiusa, Interrato dell’Acqua Morta rallentato, cantieri che fagocitano parcheggi e la cui ricerca somiglia a quella del Santo Graal. 

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, CommediaInferno, Canto I

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