Il “figlio porco”, i porno per i panda e il gatto imburrato

Proprio perché è marzo, c’è il sole, è quasi primavera e tutti si vogliono più bene, può essere il momento di condividere alcune perle recentemente portate alla tua attenzione dalle solite sorelle scientifiche. Le stesse hanno evidentemente un talento notevole per stanare ogni forma di cazzata perché ti sciorinano nell’ordine: a. l’esistenza di Kamapua’a, alias “il figlio porco”, b. l’esistenza di una fiorente produzione di film porno per i panda, c. l’esistenza del “paradosso del gatto imburrato” (la tua preferita). 

Tutte e tre queste esistenze, evidentemente vitali per la tua, di esistenza, ti vengono elargite a mo’ di illuminazioni di San Paolo sulla via di Damasco, fatte salve le differenze del caso, tra cui il fatto che voi siete sedute a pranzo mentre lui era in viaggio. Dopo gli aggiornamenti di rito, verso la metà del primo la conversazione sororale verte su :

a. il “figlio porco”, una semi-divinità hawaiana della fertilità dalle sembianze di un suino antropomorfo. Wikipedia ne attesta l’esistenza – hai guardato, perché temevi che le due ti stessero fregando. Parimenti, segnala anche la sua “turbolenta relazione con la dea del fuoco Pele” (cit. Wikipedia) e il fatto che lui trasformi la pietra lavica in terreno fertile. Ergo, a dispetto di un nome magari non proprio proprio atto ad incutere timore e/o rispetto, il “figlio porco” dev’essere un pezzo grosso tra i semi-dei. Se la pietra lavica funziona come i diamanti di De André, la sopravvivenza degli abitanti e/o la possibilità di continuare a fare le ghirlande di fiori per i turisti si basa sull’apporto fondamentale di un semi-dio che somiglia a un maiale bipede. E abbiamo detto tutto. Anche perché le conseguenti illazioni e battute sulla di lui suinità conducono, secondo associazioni mentali vagabonde e incomprensibili, allo sfoggio di

b. la realtà di una fiorente produzione di film porno per i panda. Gli stessi sono usati negli zoo cinesi per aiutare la riproduzione di una specie altrimenti in via d’estinzione, come sa chiunque abbia visto un adesivo del WWF con una di ‘ste bestie pucciose, cicciose e tenerine. Le suddette bestie sono non solo pucciose, cicciose e tenerine, ma anche pigre e dalla digestione difficile. Le si può anche capire eh. In origine erano carnivore – degli orsi solo un po’ più carini e più fashion grazie al look bianco e nero, insomma. Poi, per motivi inspiegabili, si sono convertite a una dieta vegetariana non priva di controindicazioni, perché l’apparato digerente non si modifica a seconda della volontà neanche per gli orsi fashion. Tutte queste caratteristiche li rendono pure sostanzialmente disinteressati al sesso – in effetti neanche le mucche, altri ruminanti con la digestione lunghissima, sono mai apparse particolarmente hot. Il che fa scattare il rischio estinzione. Il che è un problema. E non solo per la sorella scientifica. Sempre secondo il web, nel 2017 se n’è interessato anche Pornhub, che in occasione della giornata mondiale della bestia pucciosa ha lanciato la campagna “Panda Porn”: gli utenti dovevano [Gesummaria] vestirsi da Panda, filmarsi durante il sesso “Panda style”, caricare il video. Il tutto a scopo benefico, perché 1 video = una donazione di 100 dollari ad un’associazione per la conservazione dei panda.

Tu non hai particolarmente voglia di approfondire, ma l’arrivo del cameriere salva la situazione. Per un imprecisato lasso di tempo la conversazione sembra quasi normale, diciamo fino a poco prima del caffè, quando si arriva a 

c., il “paradosso del gatto imburrato”, che è una carina, eventuale e poco scientifica ipotesi sul moto perpetuo. Funziona così. Un gatto cade sempre in piedi. Una fetta di pane imburrata cade sempre sulla parte imburrata. Quindi, se leghi una fetta imburrata sulla schiena di un gatto che scaraventi giù da uno spazio alto, il gatto infettato – nel senso che c’ha la fetta sopra, non che è malato –, non potendo atterrare contemporaneamente sulle zampe e sulla fetta, volteggerebbe nell’aria sfidando la forza di gravità stile dinamo impazzita, come brillantemente suggerito da una pubblicità brasiliana (cfr. www.youtube.com/watch?v=XMW_bA9ilKo). E vabbé. Proprio perché è marzo, c’è il sole, è quasi primavera e tutti si vogliono più bene bisogna ammettere che ‘sti pubblicitari sono stati bravi dai, a parte le unghie smaltate di verde che proprio proprio no, come le Birkenstock gialle di Valentino agli Oscar.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, CommediaInferno, Canto I

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