Il pranzo di Natale, le equazioni e i cassonetti

Calendario oblige, la selva del 21 dicembre non può che parlare di Natale e affini – come quella scorsa, peraltro, così che ne sembri quasi ossessionata ma tant’è –, da intendersi però stavolta in senso più largo, quasi filosofico-esistenziale. Sì, perché non so se ci avete mai fatto caso, ma anche il Natale, come quasi tutte le ricorrenze, catalizza una massa – grumo o gomitolo che sia, dipende dalle interpretazioni – di aspettative che il Sabato del villaggio scansate. 

E non può che essere così, perché anche quest’anno pure i più burberi e rassegnati tra noi si sono smazzati e si smazzeranno la ricerca di regali e cotillons, l’organizzazione/partecipazione al pranzo familiare/amicale/relazionale, il raccattamento in auto di parentame e/o altra compagnia cantante, l’intrattenimento o la sopportazione dei suddetti. Perché pure se li amiamo e vogliamo loro tanto bene, i parenti sono sempre parenti. E portano generalmente con loro altri parenti, che possono potenzialmente portare con loro altri parenti ecc. ecc. Che sarebbero alla fine ‘na specie di parenti al quadrato o al cubo.

L’equazione funziona più o meno così. I parenti1 – cioè a esponente uno, quelli basic tipo padre, madre, ecc. ecc. fino al cugino di settimo grado – già non ce li scegliamo noi, e lì va a fortuna. Ce li puoi avere buoni, decenti, indecenti, pessimi. Prendiamo il caso più fortunato: ti va di lusso e ce li hai tutti buoni, che così sembra si stia a cavallo. Però occhio: anche quelli buoni portano i parenti2. E anche lì non si sa, perché anche i parenti1 buoni possono avere (capita anche nelle migliori famiglie) la fastidiosa tendenza a: 1. sposarsi/accasarsi con gente non buona ma decente, indecente, pessima – che di solito ricambia cordialmente il giudizio nei tuoi confronti, ché il ragionamento è senza dubbio reversibile come i cappotti double face, perché col piffero che a Natale siamo tutti più buoni – o 2. a figliare male, tipo quando da genitori assolutamente a posto nascono specimen (sub)umani spendibili nelle pubblicità progresso contro l’iperattività infantile o come esempio di adolescenza devastata o 3. portano l’elemento outsider, il parente3. Che pure se non ti conosce solidarizza con il parente1 che l’ha portato (probabilmente lo concepisce come uno scambio di cortesie o solidarietà in stile affiliazione mafiosa) e che non trova miglior momento che quello di una libagione collettiva per dirti che dovresti cambiare look perché il tuo stile ti ingrassa pur facendo troppo finta giovane – true story, successa non a te, ma a una tua amica* – o ti chiede perché non hai (ancora) un/a fidanzato/a, figlio/a/i/e/u [per par condicio anche la u che sennò resta fuori poraccia], lavoro decente, casa nuova o insomma quello che volete voi.

Insomma. Di fronte all’imponderabilità dell’equazione parentale più o meno impazzita, noi nulla possiamo fare. Perché magari anche il parente1 buono si è separato da poco ed è una specie di biscia incattivita che quando gli hai chiesto un vago consiglio per i regali per i figli ti gira direttamente il link amazon perché “tanto finora i regali li hai cannati tutti” – altra true story, altra tua amica. O non c’aveva minimamente voglia di preparare il pranzo per tutti ‘sti esponenti familiari e matematici e non perde occasione per far notare che tocca sempre a lui/lei. Insomma, magari va tutto liscio, e tanto meglio. Ma se non è così, nulla si può fare. Se non prepararci con stoicismo – e qui torniamo all’aspetto filosofico dell’incipit – a sopportare e affrontare delle inattese avversità natalizie e, soprattutto, post natalizie. 

Eh già. Perché in realtà è il 26 – un giorno che schiacciato com’è dal suo precedente troppo noto non se lo fila nessuno ma che in realtà mette davvero alla prova il succitato stoicismo – che i nodi vengono veramente al pettine. Magari nel pranzo del 25 ti girano. Però il down per il fatto che non c’hai un fidanzato-figlio-e-tutte-le-vocali-di-cui-sopra ti viene il 25 sera o ancor di più il 26. Quando ci hai dormito su e il tuo inconscio ha avuto il tempo di fare parecchi danni. Quando sei spiaggiato/a sul divano sentendoti davvero grasso/a e gonfio/a, e questo indipendentemente dal look ma solo perché i giorni prima hai mangiato come un bufalo. E sentirsi grasso/a non aiuta mai. Mai. Anche se di figli/e ne hai 54 e di fidanzati/e altrettanto. E senza contare gli ex. 

Alla fine, ne puoi uscire degnamente solo essendo cosciente del fatto che magari andrà tutto benissimo, ma che magari forse anche no. E che in caso pazienza. Tanto più che non sei solo/a nell’universo. L’equazione è scienza, e non riguarda solo te. La matematica è matematica, non è nulla di personale o soggettivo. E se non sei ancora convinto, pensa che altri riscontri oggettivi di questa verità filosofico-esistenziale se ne trovano ad ogni angolo, se uno crede ai segni. Tu non ci credi, ma stavolta la cosa ti ha colpito così tanto che c’hai pure fatto una foto, a ‘sto segno (cfr. foto di copertina) che concretizza il fatto che per passare dal Natale [dei mercatini di piazza Dante, ndr] al momento cassonetto +++ [vicolo attiguo-26.12, ndr] basta solo girare l’angolo. E allora è meglio essere preparati.

E tanti auguri a tutti eh.

* I lettori più affezionati ricorderanno comunque che pure tu stai già a posto con i pranzi sotto le feste, visto che una delle ricorrenze del dicembre 2018 è finita con te che meditavi se salvare l’onore maschile di tuo padre dandogli del donnaiolo o buttarti sulle lasagne.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, CommediaInferno, Canto I

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