Il tizio del cinema, Zerocalcare e i bambini del Trono di spade

Hai appena letto l’articolo del tizio del cinema, che oltre a correggere i cocktail analcolici fa anche un sacco di cose serie tipo scrivere articoli sulle recenti premiazioni dei Golden Globes e dare dritte su attori, film e serie tv. Dritte per te quanto mai utili perché i film ok, ma per le serie in lizza e citate tu stai messa bene ma non benissimo: ne conosci poche, il che ti qualifica come vecchia o out of fashion, o tutt’e due. Un po’ come quando usi il telefono per chiamare invece che solo per mandare wup, scrivere sui social o postare foto.

Zerocalcare

Capiamoci. Anche tu di serie ne hai viste un tot – evidentemente non quelle fashion ma vabbé –, che in genere hanno pure il vantaggio di essere lunghe il giusto, un’oretta o giù di lì se riesci a evitare il binge watching così da non ritrovarti rintronata come un vampiro rinchiuso per sbaglio nella sede dell’Avis. E poi varie serie sono fatte bene. Solo che spesso questo è poco dirimente, perché sei vittima della sindrome Zerocalcare, cioè che poi guardi anche le peggio cose (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=QkHQkZ-WOeY): oltre a costituire il primo passo verso la morte sociale, ‘ste serie infatti danno forte dipendenza, soprattutto se ne cominci una anni dopo il suo inizio e hai la possibilità di vedere tot puntate di fila. A te è successo con un classicone, Il Trono di spade.

Trono di Spade

Fino alla primavera scorsa tu ti dicevi che il fantasy anche no, con tutti ‘sti draghi e ‘ste magie e ‘sto Medioevo e ‘sti morti viventi che vanno al sud come i pensionati – “Winter is coming” – però massacrando un po’ di gente nel mentre. Poi hai visto la prima puntata, e dopo quella il diluvio (quasi cit. il Re Sole) perché appunto la serie è fatta bene, e poi la trama, e poi gli effetti, e poi è costruita apposta per fregarti, e poi ci stanno gli Stark – che hanno sì la tendenza a morire anzitempo ma sono fichi e fanno tanto tanto eroe – e pure il nano cinico che ha tutta la tua stima perché non si prende troppo sul serio anche se i primi a volerlo morto sono quelli della sua famiglia bionda e incestuosa. Insomma, ci stanno un sacco di cose che ti sono piaciute. E allora pazienza per i draghi – e mica draghi qualsiasi eh, draghi addomesticati da una che si prende per Che Guevara in versione più pallida nel mentre che riconquista il regno del padre pazzo e incendiario e sta con i più fighi della serie – e per tutto il resto dell’armamentario fantasy: alla fine ti sei vista tutte le stagioni e aspetti quella finale senza dirlo troppo in giro, ché anche se non sembra hai una tua dignità.

Quindi pazienza tutto, però per amor di verità vuoi sottolineare un dettaglio troppo a lungo trascurato dalla critica ma secondo te meritevole di riflessione, e cioè il fatto che a. forse i morti che vanno a Sud vadano riconsiderati, e b. nessuno sia mai andato a fare un discorsetto ai bambini della foresta, che sono i vincitori assoluti di un ipotetico premio “maggior epic fail”. Cioè. ‘Sti bimbi hanno preso un tizio che passava di là, che magari andava solo a comprare le birre ed era già era scocciato perché col freddo toccava sempre a lui uscire, e gli hanno piantato un ramo ghiacciato nel cuore. Risultato: il tizio sconosciuto è diventato il re dei pensionati going south Killing Eve e non solo. Quindi quello che poteva essere solo un alcolista anonimo – tipo AA: “Ciao, sono Jack e bevo troppe birre perché tocca sempre a me uscire quando fa un freddo porco e allora intanto io le bevo e però, ecco, poi i miei amici mi picchiano perché le ho bevute tutte, e mi rimandano fuori dove fa ancora più freddo ecco, e io adesso le ho riprese però ne ho bevute ancora, solo che stavolta un po’ ne devo riportare e quindi vado, mi sono un po’ perso ma vado finché le birre so’ ancora fredde, ecco”, Bambini: “Ciao, Jack”, e tutto finiva lì – ora è diventato una specie di Terminator morto vivente pseudo-cannibale che può pure riprodurne altri, di Terminator morti viventi pseudo-cannibali. Inoltre, anche post-mortem e pure se ora è potente e non più uno sfigato al freddo, l’amico Jack mica ha smesso di essere incazzato. Anzi. Gli ruga ancora per tante cose: per l’ingiustizia subita, perché ora che ha un esercito potrebbe spedirci qualcun altro fuori però ormai lui è morto e delle birre gliene frega il giusto e al freddo ci deve stare lo stesso, perché sta al Nord dove cibo e passatempi scarseggiano se non massacra nessuno, però gli autoctoni ormai li ha fatti fuori quasi tutti. Allora per non annoiarsi deve andare al Sud. Anche perché sa che lungo il cammino c’ha buone possibilità di incontrare un paio dei bimbi che giocavano all’esorcista invece che al monopoli, così mostra loro due cosette relative agli svantaggi del non farsi gli affari propri. E come non capirlo, eh. Quasi quasi nell’ultima stagione tifi per lui, se nel frattempo non ti sarai distratta con i consigli del tizio del cinema, che avrà avuto la colpa di sottrargli uno dei suoi pochi fan.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita. /Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.
Dante Alighieri,
Commedia. Inferno, Canto I

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