L’Inps per la famiglia, Barabba e #NonÈMaiTroppoTardi (?)

In un recente scambio di battute tra Salvini e Boldrini relativo alla reintroduzione dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, Boldrini esprimeva il suo accordo sul provvedimento. Il tutto per poi chiudere con un “Tu che fai, ti siedi in primo banco? #NonÈMaiTroppoTardi” provocatorio, mediaticamente successful – punto, set e partita – e foriero di considerazioni. Se si estende il concetto, trascendendo l’ipotetica immagine di un vicepremier seduto a lezione – immagine che potrebbe pure avere un qualche charme agli occhi di chi si interessi di fantapolitica o di miracoli – questo “never too late” sembra anche particolarmente attuale. 

Tale eventuale estensione del dilemma è peraltro facile, se si considera che la doxa lo propone già come valevole per molteplici aspetti dell’esistenza. A qualsiasi età pare infatti idealmente possibile perseguire nuovi obiettivi o traguardi, acquisire nuove esperienze/capacità/competenze, cambiare macchina/vita/lavoro/partner/look, fare cose che non si sono ancora/mai/abbastanza fatte. In fondo, se è esistenzialmente il momento giusto, just do itDoxa dixit, salvo poi stigmatizzare in base ad un’ideale codice di comportamento formulato a seconda delle decadi di vita, come ci ricordano spesso vari articoli di opinione su cosa si può fare o non fare, dire o non dire a 20, 30, 40, 50, 60 ecc. anni. Di nuovo, doxa dixit, a dimostrazione del fatto che l’opinione comune può essere parecchio schizofrenica e volubile.

Comunque. Visto che quelli appena trascorsi sono giorni tradizionalmente associati a una rinascita dopo un periodo diciamo difficiletto – stando sull’essenziale, si possono citare i tradimenti di collaboratori che a. baciano un tizio prima di consegnarlo alla giustizia e b. quando lui è in disgrazia negano perfino di conoscerlo, lasciandolo barcollante in una via crucis che lo porta dritto sulla croce, visto che chi doveva istituzionalmente prendere una decisione se ne è lavato le mani dopo averlo lasciato in balìa di una folla così lungimirante e informata da preferirgli un ladro o un assassino fomentatore di tumulti – teniamo la versione ottimistica. #NonÈMaiTroppoTardi, quindi. Soprattutto se il riscatto tipico del periodo porta alla resurrezione, alla gloria e alla salvezza futura. 

Questo è quello che deve aver inizialmente pensato anche uno degli individui anonimamente più famosi della scorsa settimana di passione: la social media manager della pagina fb di Inps per la famiglia. ‘Sta tizia si è infatti pure ritrovata nel bel mezzo di una via crucis, in cui è stata abbandonata da istituzioni che se ne sono poi lavate le mani. Da un lato, le stesse si potevano forse immaginare che una pagina fb forse non fosse (ma solo forse eh) la modalità ideale per gestire la comunicazione con una folla prevedibilmente già inferocita per la scarsità delle risorse disponibili. Dall’altro, la tizia non era ovviamente responsabile della penuria delle stesse, ma si sa che la folla cerca comunque gente da crocifiggere. Nella fattispecie la tizia, che non potendo moltiplicare i pani e pesci esistenti e far fronte agli insulti degli astanti, barcollava di fronte alle varie Candy Candy Forza Napoli – che non inneggiavano a Barabba solo perché non sapevano come cercarlo su Google – e ai genitori desiderosi di avere info per l’amato e anonimo figliolo ventiseienne – in numero: 26, che in ogni parte del mondo civile è un’età sufficiente per informarsi da soli – che non aveva “mai lavorato (legalmente)”.

Pur se abbandonata dai suoi personali Pilato, la smm ha inizialmente tentato di educare (civicamente?) la folla, non tenendo però conto di vari aspetti: a. la folla è già per definizione spesso poco informata b. la folla in oggetto, che è italica, concepisce l’aggettivo “civico” come al massimo abbinato a “numero”, trascurando invece altri concetti basilari quali illegalità del lavoro nero, differenza tra stato, governo, istituzioni, enti altri ecc. ecc. Prevedibilmente, dopo un tot di stazioni e conseguenti cadute sulla via della croce, la nostra ha ad un certo punto perso il necessario aplomb istituzionale: spogliatasi della cristica rassegnazione per vestire i panni di un Barabba (verbalmente) rivoltoso e brigantesco, la nostra si è sì salvata dalla morte – sembra se la sia cavata solo con un giorno di ospedale – ed è stata sì temporaneamente inneggiata da una parte avversa a quella della folla vociante, ma ha pure dimostrato l’impossibilità della salvezza collettiva. Il #NonÈMaiTroppoTardi magari vale per quando vuoi farti i capelli viola o i selfie con le orecchie da coniglio, ma non ce la puoi fare se cerchi di inculcare nell’italiano medio una qualsiasi roba che assomigli non a un senso, ma almeno a una sfumatura/parvenza/sensazione civica. Il tutto con buona pace dell’educazione civica, che ricomincerà ad essere insegnata nelle scuole da settembre, pur se forse ÈDavveroTroppoTardi.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, CommediaInferno, Canto I

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