“M’han dato zero”, le moto d’acqua e le (meritate) vacanze dei tuoi neuroni

Certo, si sa che da metà luglio in poi il clima generale è un po’ una roba tipo “liberi tutti”. In estate siamo più leggeri, più tolleranti, meno propensi a ragionamenti di spessore e più inclini a parlare di aperitivi, di moda mare primavera-estate 2019 – c’è il grande ritorno del costume intero, pare, e per il resto nodi, paillettes, leopard, verde lime ecc. cfr. ad esempio https://www.vanityfair.it/fashion/trend-fashion/2019/06/18/costumi-da-bagno-tendenze-estate-2019.

A questo contribuisce ovviamente anche il clima meteorologico. Le recenti temperature pseudo-nordafricane non aiutano a mantenere né i vestiti – con punte estreme del fenomeno in Germania, cfr. la recente notizia del tizio nudo sullo scooter fermato e lasciato andare perché il fatto non costituisce reato –, né una qualsiasi forma di engagement sartriano – siamo tutti parecchio occupati a sopravvivere più o meno abbracciati al condizionatore, il cui inventore dovrebbe essere dichiarato eroe nazionale in quanto a. salvatore di parecchie relazioni di coppia e/o familiari, e b. elemento fondamentale per il mantenimento di un minimo grado di civiltà quando si è in coda al casello o sulla strada del lago –, né, apparentemente, una certa forma di lucidità neuronale.

Il che da un certo punto di vista è pure logico, eh. Probabilmente anche i neuroni, che sono in fondo materia organica solo un filo più pregiata di altre, sono sensibili al caldo e magari avvizziscono sotto il sole un po’ come le foglie del basilico che ti ha lasciato tua sorella e che hai dimenticato di bagnare per due giorni. Oppure vanno meritatamente in vacanza – i neuroni, non le foglie –, prendendosi una pausa da un esercizio e un allenamento annualmente quotidiano a cui in estate, salvo casi eccezionali, siamo tutti un po’ meno inclini. In agosto, giustamente, più che i giornali e i trattati filosofici e/o politologici e/o di geopolitica/teologia/fisica quantistica/sociologia/storia e fenomenologia della sagra della porchetta come nuovo luogo di dibattito politico, noi leggiamo i siti di gossip e il blog del cuggggino tuttologo, parliamo di dove andremo a cena la sera, commentiamo i look degli astanti. Pure con annesse discussioni su “uomo depilato sì/uomo depilato no” e/o “tette rifatte sì/tette rifatte no” e/o “è giusta la gelosia retroattiva?” – quesito questo sentito davvero per radio ieri, intendendo per gelosia retroattiva l’embolo che parte a un/a tizio/a quando vede foto/post/messaggi che l’attuale partner ha scambiato tipo con l’ex del liceo anni fa, quando c’erano ancora le videocassette o i dinosauri. 

Il che al momento sembra pure un esercizio certo dannoso a livello collettivo ma salutare a livello individuale. Questo in termini non di neuroni – ne bruciamo quotidianamente qualche migliaio, ma questo avviene indipendentemente dall’uso o meno, e allora che vadano pure un po’ in vacanza, poracci – ma di fegato, che è già abbastanza provato dall’abuso di aperitivi estivi senza metterci anche lo stress dell’attualità. Per dire, il tuo fegato sobbalza di fronte a gente che scusa roba come l’invenzione del “mandato zero” ma non fa una piega davanti al fatto che il pil dell’ultimo trimestre può legittimamente dire “m’han dato zero” – cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/il-pil-segna-passo-crescita-zero-ii-trimestre-2019-ACVZPOc – o che si affanna a postare foto di bimbi/stroppole in perizoma/adolescenti in bermuda/vecchiette cieche, arteriosclerotiche e con la gotta in groppa a moto d’acqua della polizia per mostrare come questa sia prassi senza però fiatare di fronte a derive autoritarie ormai all’ordine del giorno e a un sostanziale immobilismo fattuale sui grandi temi*. 

Tu ci tieni, al tuo fegato, ché pure se si ripristina ne hai solo uno. Quindi è ovvio che preferisci parlare del recente dibattito “bambini nei ristoranti sì/bambini nei ristoranti no” scatenato da tal Sabrina Ghio. L’ex tronista [no comment *çà?ì°#] e ballerina di Amici si è vista rifiutare l’accesso in un noto ristorante sardo perché la politica del locale non ammette i bambini piccoli, e ci ha tenuto a comunicarlo ad un universo mondo che non poteva non sapere ‘sta cosa fondamentale. E quindi, “Amici, che dite? È giusto che un locale decida di non ammettere i bambini o il proprietario dovrebbe sentirsi dire “m’han dato zero”? #Bacioni” (semicit.) 

I tuoi neuroni ringraziano, perché così possono restare coi cocktail sotto l’ombrellone. Il fegato anche, che già c’ha da fare il suo per smaltire i cocktail, i tuoi e pure quelli dei neuroni in vacanza, che ora ci stanno pure loro. E siamo tutti contenti.

* Per i fan dell’“E allora il Pd?” e di “parlateci di Bibbiano” preciso che secondo la mia personalissima opinione, che conta quanto il dibattito estivo sulla depilazione maschile, nel primo caso al momento è un po’ come sparare sulla Croce rossa, e nel secondo i giornali ne hanno parlato eccome. Solo che magari la gente non se n’è accorta perché era a Bibione. E comunque volendo ci sono già le fiaccolate organizzate in piazza a Verona con 35 gradi e striscioni contraddittoriamente variopinti.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, CommediaInferno, Canto I

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