San Valentino, Darwin e le invocazioni

La settimana scorsa è stata ricca di ricorrenze e dibattiti. Ovviamente, a farla da padrone è stato San Valentino, giorno degli innamorati super mediatizzato che provoca diverse reazioni a livello individuale, e questo indipendentemente dallo stato civile. Come accennato in un semiserio vademecum di sopravvivenza psicologico-emotiva recentemente pubblicato su “ilNazionale”, se sei single a Verona ti ritrovi più o meno in un inferno in terra – questo perché «San Valentino altrove dura 24 ore come gli altri giorni, mentre San Valentino a Verona dura una settimana come il ciclo mestruale» (cit. Laura Perina). Però anche se sei accoppiato non è detto che ti vada meglio, perché le posizioni teoriche al riguardo sono parecchio disparate. Si passa dai “non lo festeggio e stop, ho già l’orticaria / dico che non lo festeggio ma poi alla fine un po’ mi aspetto che lui/lei qualcosa faccia, solo che gli-le avevo detto che no e lui-lei non ha fatto niente e io sono un po’ incazzato/a” a deludenti “dico che lo festeggio e mi aspetto che sia fico quindi ho passato due mesi a cercargli-le un regalo fico per ricevere in cambio un biglietto per un film russo sottotitolato in svedese / dico che lo festeggio e sono mesi che mi preparo ma il 14 pomeriggio mi sono preso-a un virus della pandemia spagnola del 1920 rimasto vagante come le mine” a più classici e aproblematici “lo festeggio e basta” declinabili secondo risultati diversamente soddisfacenti. Come che sia, a parte pochi puri e duri sul versante dell’“assolutamente si” o “assolutamente no”, il quesito shakespeariano “To be (at the restaurant) or not to be (at the restaurant)” va comunque per la maggiore tra gli accoppiati, con relative ansie da prestazione materiali – regalo, location, fiori – o meno. Per i single, l’articolo precedentemente citato ha ben stabilito che quelli in giro non sono completamente normali, e amen.

Bisogna anche dire che l’ansia è non solo veronese ma nazionale, e parecchio amplificata dal contesto. Sotto data è infatti praticamente impossibile evitare immagini di amori perfetti, cuori, fiori, colomb… – no aspetta, quella è Pasqua –, promozioni, offerte – sono scontati sia il cibo per cani che i preservativi, a ognuno il suo –, post più o meno zuccherosi, aforismi sugli apostrofi rosa, racconti, aneddoti melassosi, oroscopi profetizzanti che in giornata tutti ma proprio tutti i segni troveranno l’amore. Il che ti sembra non solo improbabile ma anche vagamente minaccioso – un po’ come quando tutti i single di The Lobster dovevano trovarsi uno-a pena la trasformazione in un animale di loro scelta –, almeno finché poi subito dopo non passano Nothing breaks like a earth a prova dell’ironia del cosmo o, in alternativa, di chi ha fatto la scaletta. Come se tutto ciò non bastasse, si deve in effetti ammettere che a Verona la celebrazione dell’Amore è particolarmente ansiogena, sentita e durevole. Da contratto, nella città di Romeo e Giulietta l’amore è tanta roba. Qui Romeo e Giulietta sono morti per amore. Qui “Love is in the air” – o forse sono le polveri sottili, chissà. Qui anche i banchetti dove comprare cuori rossi e pucciosi formano un gigantesco cuore rosso e puccioso. Qui anche gli amanti-maratoneti celebrano la passione bloccando tot pezzi di città per la gioia dei residenti dei medesimi tot pezzi di città, che ricambiano – i residenti, non i pezzi – le celebrazioni mugugnando amorose bestemmie tratte dalle versioni apocrife dei testi dei baci Perugina.

Comunque. Se il leitmotiv dei giorni scorsi era la celebrazione di Eros e della di lui madre dea dell’Amore, per completezza bisogna citare anche un’altra ricorrenza scorsa, meno mediatizzata ma non priva di un suo perché oltre che possibile via di fuga dal cupido ignudo. Il 12 febbraio era il compleanno di Darwin, padre non di un putto alato ma della teoria dell’evoluzione. Il mondo della ricerca lo ricorda quindi con eventi e dibattiti scientifici poco accusabili di pucciosità, perché dello scienziato barbuto non si conoscono immagini ignude con arco e frecce ma solo serie riflessioni sull’evoluzione del codice genetico. Per amor di verità, bisogna però dire che tutto quanto gravita intorno a Darwin non è proprio proprio sempre serissimo. Lo dimostrano i Darwin Awards, premio annuale accordato alle morti più spettacolarmente stupide vere e verificate per segnalare chi ha contribuito al patrimonio genetico dell’umanità morendo o mettendosi nell’impossibilità di procreare – cioè chi ha migliorato la specie futura evitando di mettere al mondo figli stupidi quanto o più di lui. La ricorrenza del compleanno di Darwin ti rimanda in effetti all’esistenza del premio. Allora vai a scorrere la lista dei vincitori 2018 (eccola qui: https://darwinawards.com/darwin/darwin2018.html), per scoprire che dopo un auto-proclamatosi esploratore apparentemente ispirato da Livingston e Gesù – sottotitolo: “La posizione del missionario” – ucciso da indigeni di una tribù sperduta poco incline alla socializzazione, dopo un meccanico-fai-da-te saltato in aria per un metodo di riparazione alternativo, dopo un tizio ucciso da un orso non così tanto ferito da potercisi fare un selfie vicini vicini – sottotitolo: “Metti a fuoco l’orso” –, dopo un automobilista frettoloso e incurante dei numerosi segnali di divieto passato sopra pacchi di cavi elettrici scoperti, al numero 5 trovi un tedesco morto a San Valentino. Cazzo. L’ammmmore pure qui. In sintesi, questo aveva litigato con la fidanzata, l’aveva buttata nel fiume, aveva cercato di tirarla sotto i flutti. Il tutto non curandosi del fatto che lei sapeva nuotare e lui no, per poi morire un po’ di tempo dopo, il 14 febbraio. Sottotitolo: “Morte il giorno di San Valentino”.

Uhm. Come dire. San Valentino quest’anno sembra proprio impossibile da bypassare, perché te lo ritrovi sia in una roba che è la fiera del cinismo sia in versione fissa veronese che l’amore è una roba-seria-da-celebrare-per-una-settimana. C’è solo da scegliere se uno vuole figurare come compartecipe di un grande amore foriero di tragedie immortali (Romeo e Giulietta) o in una specie di farsa molto mortale per cui ti prendono in giro frotte di scientifici privi di pietà ed empatia. Altrimenti detto, c’hai da scegliere tra gli accoppiati pucciosi e gli scientifici cinici. Auguri eh. Al prossimo che ti arriva che “l’amore è una cosa meravigliosa” comincerai a invocare Satana come la Raffaele.

Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita./Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte/che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;/ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,

dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte./Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

tant’era pien di sonno a quel punto/che la verace via abbandonai.

Dante Alighieri, Commedia. Inferno, Canto I

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