Fine di una superpotenza

28 AGOSTO – Gli Stati Uniti, secondo opinione comune, dal crollo dell’URSS nel 1991 sono apparsi come l’unica Superpotenza mondiale. Si era aperto durante quel periodo una fase storica in cui la nazione americana appariva come l’unica incaricata di mantenere l’ordine mondiale. Basti pensare alle guerre balcaniche che videro l’importante apporto degli USA oppure alla prima guerra del Golfo dove svolsero una funzione simile a quella di una “Polizia internazionale”. Questo periodo sta volgendo però al suo termine. Sono molti i fattori di questa crisi.

In primo luogo dobbiamo ricordarci il nuovo ruolo assunto dalla Russia, potenza che si poteva ritenere ormai scomparsa ma che ha mostrato, con la leadership di Putin, di aver riacquistato la sua storica importanza. Il costante ostruzionismo presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per quanto riguarda la situazione siriana ne è una dimostrazione.

Altro problema è stato affrontato da Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale sotto la presidenza Carter, che  ha affermato nel febbraio scorso il concetto che per secoli il panorama globale terrestre e marittimo è stato dominato da una sola potenza ma tale dominio è stato temporaneo così come lo è stato per gli USA. Questi non sono in declino ma è innegabile, a suo avviso, che la Cina si affermerà come potenza incontrastata entro sei anni.

Il problema della crisi americana risiede negli esorbitanti costi delle ultime guerre combattute in Afganistan ed in Iraq durante l’ultimo decennio che hanno portato a quella stessa situazione che vide l’Unione Sovietica crollare alla fine degli anni ottanta per via di una guerra impossibile contro i ribelli di Kabul.

A questo si aggiunge la crisi tra Israele e Iran, crisi che vedrebbe in caso di un conflitto una situazione drammatica per gli USA. La situazione in Afganistan diventerebbe incontrollabile e il prezzo del petrolio salirebbe di tre o quattro volte. Si aggiungerebbe anche il rischio di una maggiore dipendenza da parte dell’Europa verso il petrolio russo, dipendenza dovuta anche al fatto che il conflitto difficilmente si potrebbe risolvere in tempi rapidi. Ultimo elemento non di secondaria importanza è la possibilità o meno degli Stati Uniti di riuscire a essere vittoriosi nel conflitto. Resterebbe in qualsiasi caso una situazione in cui la Russia imporrà la sua egemonia su tutta l’Europa usando il temutissimo e a loro fedele“Generale inverno”. Come accennato nell’articolo Pipeline post-sovietiche, Mosca, nel caso di un nuovo conflitto mediorientale e verificandosi le condizioni qui sopra riportate, aumenterebbe il suo potere nei confronti delle nazioni europee che dovranno attuare una politica attenta alle sue esigenze.

Infine, non discostandoci da quanto detto prima,  Washington è appena uscita da un intero decennio di guerre, periodo che ha esaurito  gli Stati Uniti portandoli alla bancarotta.  Come ricordato nell’articolo Portaerei e traghetti è stato deciso un ridimensionamento di 488 miliardi di dollari per quanto riguarda il bilancio alla difesa. La storia contemporanea ha mostrato vari casi di nazioni che, logorate da decenni di guerra, sono fallite; basti pensare alla Francia di Napoleone o al Regno Unito di Churchill, quest’ultimo vittorioso contro la Germania nazista ma sconfitto dagli indipendentismi delle colonie.

Michele Soliani

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