Il mestiere del “giornalista sportivo”

il libro

5 GIUGNO – Con un curioso titolo, rubato al noto pubblicitario francese Jacques Seguéla, Gian Paolo Ormezzano ha pubblicato, un anno e mezzo fa, il divertente: “Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo (Lei mi crede scippatore di vecchiette)”.

Si tratta di un opera che intende, innanzitutto, rendere omaggio alla professione che lo stesso Ormezzano (già direttore di Tuttosport e inviato de La Stampa) ha svolto per oltre cinquant’anni con grande dedizione e passione. Leggendo questo volume viene immediatamente in mente il compianto Enzo Biagi, il quale soleva ripetere, umoristicamente, che sarebbe andato economicamente in rovina il giorno in cui i suoi datori di lavoro avessero scoperto che lui, il giornalista, lo avrebbe fatto anche gratis. Allo stesso modo Ormezzano sprigiona, nell’arco di quasi 200 pagine ricche di aneddoti ed episodi più o meno divertenti, lo stesso amore smisurato per un mestiere che descrive attraverso gli eventi salienti della sua vicenda professionale e che prende il via, alla fine degli anni Cinquanta, con i suoi primi passi da apprendista a Tuttosport. E già all’inizio del libro, dopo poche pagine, viene descritto l’episodio che cambierà definitivamente la sua carriera di giornalista: la morte di Fausto Coppi, che per fortuna di Ormezzano avvenne il 2 gennaio (nel 1960), giorno in cui la maggior parte dei giornalisti “di punta” era in vacanza. Toccò così proprio a lui, giovanissimo apprendista alle prime armi, presentarsi a Tortona e raccontare le ultime ore del Campionissimo, per quello che fu poi un vero e proprio lutto nazionale.

Da quel giorno, fino ad oggi,Giampaolo Ormezzano non ha smesso un attimo di raccontare lo sport e i suoi personaggi, soprattutto legati al mondo del ciclismo e del calcio, passando comunque attraverso Olimpiadi (ben 24 le Manifestazioni a cinque cerchi vissute in prima persona: un record), Tour de France, Giri d’Italia, Mondiali di Calcio e d’Atletica e Gran Premi di Formula 1. Ormezzano ha saputo nel corso degli anni raccontare le mutazioni del giornalismo sportivo, ma anche e soprattutto i personaggi, gli episodi, le storie incrociate lungo il suo percorso. Come tutti i cronisti di personalità Ormezzano ha spaziato, trovandosi sempre a suo agio, anche in ambiti diversi come l’economia, la cultura, lo spettacolo, la cronaca, la medicina, la giudiziaria e via dicendo. Era d’altronde un mondo, quello, dove non esisteva la specializzazione giornalistica imposta oggi. E quindi appariva naturale per coloro che vivevano questo mestiere imparare a districarsi in materie e ambiti totalmente diversi da quello di competenza.

Giampaolo Ormezzano

Il giornalista torinese, nel suo libro, ha il grande merito – non certo diffuso – di ripetere più volte di essere un privilegiato. La sua professione, oltre a fargli guadagnare abbastanza da far vivere bene sé e la propria famiglia (altri tempi, si sa), gli ha soprattutto permesso di viaggiare il mondo, vivere esperienze che altrimenti non avrebbe mai potuto vivere (vedi ad esempio l’episodio legato alla guerra in Nigeria, quando racconta di essere stato davvero vicino a perdere la vita) e conoscere personaggi che nella maggior parte dei casi valeva la pena incontrare. E proprio nella carrellata di volti e personaggi, che occupa buona parte della seconda metà del volume, Ormezzano dimostra riconoscenza e affetto per molti sportivi e giornalisti (alcuni dolosamente persi) che ricorda con brevi pennellate, attraverso la descrizione di un singolo avvenimento, che affiora nella sua mente dal passato come un piccolo trofeo. Proprio come i trofei vinti dalle tante persone “raccontate”, spesso con benevolenza e quasi mai “graffiando”, come in realtà ci si aspetterebbe da una penna come la sua.

Risulta, in fondo, quasi come un’operazione di “umanizzazione”. Quasi tutti i volti appartengono ad un passato ormai remoto (non ci sono, nel lungo elenco, sportivi in attività) e proprio per questo appartengono quasi tutti ad una sorta di “Olimpo dello Sport” fra cui ricordiamo, oltre al già citato Coppi, i vari Moser, Gimondi, Boniperti, Bearzot, Mazzola, Sivori, Platini, Maradona e tanti altri.

 

Gian Paolo Ormezzano

Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo (lei mi crede scippatore di vecchiette)

Pag.178, € 19,90

Ed. Limina

 

 

Ernesto Kieffer

 

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Ernesto Kieffer

Inizia nel 2000 a collaborare per alcuni periodici veronesi come “L’Altro Giornale”, “L’Adige” e “Verona Fedele” e ottiene nel 2002 il patentino di Giornalista Pubblicista. Laureato in Giurisprudenza nel 2003, è da quello stesso anno addetto stampa, organizzatore e presentatore di eventi. Oggi è radiocronista sportivo e giornalista - fra gli altri - de "Il Nazionale - Verona" dove è caporedattore Politica&Attualità. Si è dedicato, nel corso di tutti questi anni, al cinema, alla musica, allo sport, senza disdegnare l'approfondimento e la cronaca. Pratica con “inequivocabili” risultati il calcio e millanta di essere un musicista. Ma sono notizie false e tendenziose.

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