Il Divisionismo a Palazzo Roverella

21 APRILE – Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di persone, spinto dalla ricerca del bello, si è dedicato alla visita delle mostre, la cui offerta si va ampliando con l’utilizzo di sedi espositive meno note al grande pubblico e sfruttando il già splendido e ricco patrimonio delle città, sopratutto di quelle più piccole e poco frequentate.
E’ il caso di Rovigo, città veneta tra le meno turistiche, ma non per questo priva di bellezze artistiche; dal 25 febbraio ospita la mostra “Il Divisionismo – La luce del moderno” che terminerà il 24 giugno.
Si tratta, per i non “addetti ai lavori” di un’opportunità per scoprire un movimento artistico poco conosciuto rispetto, ad esempio, all’impressionismo, il futurismo, etc.

Nato a cavallo dell’Ottocento e del Novecento (per la precisione fa la sua comparsa nel 1891 alla Triennale di Brera) il Divisionismo si sviluppa in Italia sulla scia del Neoimpressionismo e del Puntinismo francese, tecnica quest’ultima che predilige la rappresentazione dei soggetti in puntini di colore accostati l’uno all’altro, senza mischiarli, creando un effetto massimo di luce e nitidezza.
La scomposizione del colore “divisionista” avviene in maniera meno netta, i puntini sono sostituiti da pennellate quasi filamentose e continue che si accostano e sovrappongono in una digradazione cromatica sorprendente che ci da l’idea di movimento, di mutamento, di innovazione e di modernità.
Lo studio della luce e la sua scomposizione avvengono all’aria aperta (la mostra si apre con i quadri di Vittore Grubicy de Dragon) riproducendo paesaggi bucolici investiti di luce accecante, come in “Dopo il temporale” di Carlo Prada; i tramonti sono infuocati, la natura è rigogliosa, i campi generosi, le persone intente a lavorare, come nei quadri di Llewelyn Lloyd “La vendemmia a Manarola” e “Ritorno dai campi” o a godere della pace e della bellezza della vita agreste, come nel quadro di Gaetano Previati “Pace o mattino nel prato” o di Giovanni Segantini “L’ora mesta”.
Si rappresentano elementi simbolici e scene di vita sociale, come nell’opera di Enrico Lionne “Fuori Porta San Giovanni” e in quella di Camillo Innocenti “Le villeggianti”. Appaiono le città, i primi paesaggi industriali, le figure umane sono raffigurate in posa, come nel caso di “Ritratto all’aperto” di Giacomo Balla (immagine della locandina della mostra) o mentre sono intenti nei loro mestieri, sia nei campi sia al chiuso e sono, infine, introdotti i temi sociali come in “la diana del lavoro” di Plinio Nomellini.

La cesura tra la nuova e la vecchia società è riprodotta nelle opere di questo movimento artistico, che rompe gli schemi dei passati stili e anticipa le avanguardie che produrranno il distacco definitivo.
I “maestri della luce” esprimono al meglio i sentimenti e gli ideali del periodo, ci trasmettono lo stupore, ci sorprendono con un trionfo di luce e di segmenti di colore che danno vita a emozioni, a sentimenti e passioni.
La tecnica è individuale ed empirica, la divisione è tangibile.
I colori complementari sono separati, scomposti e sovrapposti; avvicinandosi alle opere esposte risalta il caos, il particolare delle tonalità, i tratti indistinti. Allontanandosi, il quadro appare nella sua totalità e completezza, la percezione dell’insieme è nitida ed emozionante.

La mostra è ben organizzata e interessante, offre un quadro esaustivo del movimento artistico, incuriosisce e stupisce; gli spazi espositivi sono ampi a sufficienza per permettere di ammirare le opere, l’illuminazione è ottimale, salvo alcune eccezioni.
A disposizione dei visitatori, oltre alle didascalie introduttive alle varie sale, anche alcuni schermi touch screen dove poter leggere maggiori informazioni e rivedere le opere esposte, con possibilità di zoomare i particolari.
Il personale è molto gentile e disponibile, il book shop essenziale.

Incornicia questa splendida esposizione il Palazzo Roverella, uno degli edifici principali che si affaccia su Piazza Vittorio Emanuele II, in pieno centro città. Fu commissionato dal cardinale Bartolomeo Roverella nel 1474 e mai del tutto completato per via dell’improvvisa morte dello stesso tre anni più tardi.
Restaurato internamente nel 2000, il palazzo è ora sede della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile; al suo interno scopriamo una ricca collezione di opere, in prevalenza arte veneta dal XV al XVIII secolo (Giambattista Tiepolo, Giovanni Bellini, Palma il Vecchio etc).
“La luce del moderno” ci appassiona e ci lascia ammirati…Rovigo val bene una mostra.

info: www.palazzoroverella.com

Marta Cicolla

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