La libertà di espressione negata in Turchia

turchia 123 APRILE – Non è una novità che la stampa turca disponga di poca libertà di espressione. Lo si fund sapeva dai tempi dei processi al Premio Nobel Ohran Pamuk e agli altri scrittori Hrant Dink ed Elif Şafak, quest’ultima trattenuta in cella a gravidanza avanzata. Ma peggio è andata a Dink, che è stato freddato da tre colpi di pistola davanti alla sede del suo giornale.

C’è un aspetto, spesso trascurato, che dimostra quanto limitata sia la libertà di stampa nel Paese dei Lupi grigi e del premier Erdogan. Si tratta delle numerose telefonate che partono dagli uffici dei ministri per giungere direttamente alle case editrici, alle redazioni dei giornali e ai network televisivi, così da esprimere dissenso riguardo ai temi trattati e costringere i cheap jerseys wholesale direttori a un’autocensura evidente.

Se il cronista resta sulle proprie posizioni viene inevitabilmente licenziato o, peggio, arrestato e condannato a pene anche molto severe. Ne è l’esempio Huseyn Aykol, che nei primi anni Novanta è stato Cheap Ray Ban Sunglasses vittima, con i colleghi del giornale presso il quale lavorava, di una feroce repressione per aver scritto della questione kurda. Risultato: 10 anni di carcere. Meglio è andata, proprio in questi giorni, al pianista Fazil Say, wholesale nfl jerseys che ray ban outlet per alcuni tweet giudicati blasfemi, contro l’Islam, è stato condannato a 10 mesi.

turchia 2La Turchia è ora il leader mondiale per giornalisti in carcere. Le stime variano ma almeno 90, fino allo scorso anno, erano dietro le sbarre con l’accusa di aver fomentato il terrorismo attraverso cheap nfl jerseys wholesale i loro scritti -dati CPJ, Comitato per la Protezione dei Giornalisti con sede a New York-.

E’ inaccettabile che un Paese candidato ad entrare nell’Unione Europa si ostini ancora a trattare i propri giornalisti come dei sovversivi e dei criminali. Proprio Erdogan, che secondo i suoi sostenitori ha lavorato più di ogni altro per portare la democrazia in Turchia, nulla ha fatto per garantire la libertà di espressione e di stampa. Spesso, anzi, ha intrapreso denunce sistematiche per diffamazione contro cronisti e scrittori, invitandoli ad abbassare i toni critici.

Silvia Dal Maso

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