La necessaria presenza del due

foto Nicola Galetto

4 APRILE – Quante cose accadono per caso? E quante per scelta?

Destino e volontà, contrapposizione remota. L’uomo ha sviluppato da sempre il concetto della fatalità, spesso per spiegare quello che non riusciva a capire razionalmente. Ma il destino non è irrazionale.

L’uomo nasce, cresce e muore. E questo non è un caso. La vita umana è frutto di scelte. Non è destino che le cose vadano come stanno andando. È scelta. Non sempre razionale però.

Ma il destino razionale non esiste. Esiste la razionalità collettiva. Ed esistono le scelte collettive.

L’insieme dei numeri pari è infinito. Il sedici non è sedici senza che il due sia due. Anche senza sapere di essere due, ed in due.

Io faccio una scelta, tu fai una scelta, noi facciamo delle scelte. E questo non è destino.

Io decido di mettermi un vestito piuttosto che un altro, senza pensarci. Ma è una scelta. Io decido di andare in un posto, per tornare a casa giro a destra invece che a sinistra. Senza pensarci, ma sono scelte. Gli altri fanno lo stesso. Quindi ci sono tante singolarità, con tante scelte. La maggior parte delle quali inconsapevoli. Sia di essere una singolarità, che di fare una scelta.

Ad ogni scelta una giuntura, che porta ad una prosecuzione piuttosto che ad un’altra. Ogni persona ha la sua mappa. Le strade finisce che si incrociano. E quando si incrociano, frutto di plurime scelte infinitesimali, lo si chiama destino.

Per chi crede in Dio, queste strade sono un disegno divino. Per chi crede nella Scienza, queste strade sono un disegno umano. Ma qualcuno che disegna c’è. Non il caso.

Non trovo una cosa per caso, la trovo perché vado nel posto dove si trova. Vado nel posto dove si trova perché qualcosa mi ha portato lì. C’è sempre un motivo, e si può andare indietro all’infinito. Come i numeri pari.

Ma questo non vuol dire poter decidere come vanno le cose. Perché quello che scelgono gli altri non dipende da me. Posso anche non voler incrociare una strada, ma vai tu, foglia, a dire a un ramo che si sposti perché ti toglie la luce.

Sto scrivendo questa parole perché sono nato dai miei genitori. Ma anche lì, se avete seguito il ragionamento, si può tornare indietro, a quando i miei genitori si sono conosciuti, e perché. E così via.

Per via di una scelta posso non incrociare una strada a me vicina. Ci possono essere strade parallele all’infinito, dove basterebbe una scelta. Ci possono essere strade che si incrociano e poi proseguono insieme fino a chissà quale decisione le farà separare.

Ma è così bello credere nel destino. Sicuramente fa meno paura del dire che tutto dipende da quello che decidiamo. Sicuramente è più romantico. Sapere di avere sempre avuto in mano la propria vita, quello può spaventare. Ancor più, sapere di averla sempre in mano.

Siamo uomini, non numeri.

Enrico Andreoli

Facebook Comments

Enrico Andreoli

Enrico Andreoli, Laurea magistrale in Giurisprudenza conseguita presso l’Università degli Studi di Verona; ora iscritto, per passione, alla laurea in Scienze Politiche presso l’Università Statale di Milano. Sono praticante avvocato nello studio legale Sardos Albertini, a Verona. Appena ho tempo, scappo in maneggio: la sensazione di libertà che dà un cavallo al galoppo è unica. Sono “attivo” in politica a livello giovanile, concependo la stessa come mezzo di partecipazione sociale a vantaggio di tutti.

Enrico Andreoli ha 2 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Enrico Andreoli

Avatar

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
Facebook
Twitter
LinkedIn