Oltre lo sguardo di Allah: Shirin Neshat

23 APRILE – 55 anni, profondi occhi scuri sapientemente sottolineati dal trucco e una voce dolce e sottile che contrasta con il suo aspetto. Iraniana di nascita, attualmente vive a New York, città in cui si è trasferita dopo aver vissuto tra San Francisco e Berkeley, Shirin Neshat dà voce al popolo iraniano attraverso l’uso evocativo di immagini di donne.

La chiave di volta della sua ispirazione è da ricercare nell’Iran del 1990, quando lei torna nel suo paese e “fu probabilmente una delle esperienze più scioccanti che avessi mai avuto. La differenza tra quello che ricordavo della cultura iraniana e quello che stavo vedendo era enorme. Il cambiamento era insieme spaventoso ed eccitante; non ero mai stata in un paese che fosse così tanto basato sulle ideologie. Il cambiamento più apprezzabile, ovviamente, era nell’aspetto fisico delle persone e nel modo in cui si comportavano pubblicamente.” come lei stessa ha dichiarato successivamente.

Macchina fotografica alla mano ha lasciato che, almeno all’inizio, fosse il suo corpo a parlare. Dipingendo versi di autori persiani sul suo corpo e su quello delle sue modelle ha mandato messaggi culturali, religiosi e politici senza mai scendere nel volgare. Le sue immagini appaiono belle e raffinate e allo stesso tempo comunicano con l’immediatezza che solo un’immagine può avere. I suoi soggetti sono donne perché le donne iraniane sembrano incarnare appieno la trasformazione subita dalla loro società dopo la Rivoluzione Islamica del 1979. Shirin pensa che studiando le donne si riesca a capire e a cogliere la struttura e l’ideologia di un paese. Attraverso la sua arte ci mostra allora donne iraniane con lo chador che imbracciano un fucile, una pistola ricoperte di scritte. Donne che non sono solo un corpo da coprire con pesanti strati di tessuto nero. Corpi che si scoprono per comunicare, che vogliono far ricordare a noi occidentali, ma soprattutto a chi vive ancora in Iran che prima della Rivoluzione Islamica loro avevano un approccio alla vita diverso. Le sue opere vogliono distogliere l’attenzione degli occidentali da quello che i media solitamente trasmettono dell’Iran e ce lo vogliono mostrare sotto una nuova luce, ad ogni modo non priva di polemiche per il regime iraniano stesso.

Non di sole immagini vive Shirin e nel 2009 esordisce come regista del film “Donne senza uomini”, tratto dall’omonimo libro di Shahrnush Parsipur. Ambientato nell’estate del 1953 il film intreccia la vita di quattro donne con i drammatici avvenimenti che in quell’anno videro il ritorno dello Shah e la deposizione del Primo Ministro democraticamente eletto sotto gli occhi conniventi di americani ed inglesi. Ed ecco che la voce di un’artista in esilio sembra arrivare anche in patria. Nella stessa estate dell’uscita del film, in Iran scoppiano le manifestazioni e l’Onda Verde vede scendere in campo soprattutto donne. Donne che si riappropriano del loro ruolo all’interno della società, istruite e sessualmente libere e spregiudicate che vogliono far sentire la loro voce. Donne che non possono essere costrette dietro quattro mura prendono in mano la situazione. E allora Shirin capisce che il suo messaggio è arrivato anche nella sua patria natia. Il 2009 è anche l’anno in cui dichiara che la mostra alla Prague Biennale potrebbe essere la sua ultima biennale, perché vuole dedicarsi esclusivamente al cinema. Ben accolto deve essere stato allora il leone d’oro vinto alla 66esima mostra del Cinema di Venezia con il suo primo film.

Ci auguriamo che le future opere di Shirin continuino a scuotere le coscienze e ci mostrino il vero volto del suo Iran.

Lorena Bellano

Facebook Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
Facebook
Twitter
LinkedIn