Febbre da vino: le qualifiche più ambite

La strada per il successo nel mondo del vino passa attraverso le qualifiche. E rimane tra le più ambite, come dimostrano i dati indicati dall’Associazione Italiana Sommelier (AIS) che nel 2018 ha raggiunto quota 39.300 soci iscritti, tra aspiranti sommelier e professionisti del mestiere. In crescita anche i numeri relativi alla frequenza dei corsi per la formazione di esperti nell’assaggio e nel servizio del vino: negli ultimi tre anni il conteggio è infatti passato da 22.116 partecipanti nel 2015 a 24.355 nel 2017 facendo registrare inoltre un incremento pari al 10% tra gli iscritti al primo livello (10.569 nel 2015, 11.595 nel 2017). Attiva fin dal 1965 nel valorizzare la cultura del vino, l’AIS offre la qualifica professionale di sommelier, sinonimo di profonda competenza della degustazione del vino e conoscenza del territorio, in tre livelli di apprendimento che spaziano dalla tecnica della degustazione alla valutazione sensoriale, dalla viticoltura all’enologia, fino all’abbinamento cibo-vino, con un esame scritto, pratico e orale da sostenere alla fine del III livello.

La passione per il vino è ben radicata nel veronese, come emerge dal numero delle richieste di iscrizione alla Laurea in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche dell’Università di Verona. Le domande di ammissione al corso, ospitato nel cuore della zona vitivinicola della Valpolicella, sono passate da 163 dell’anno accademico 2016/17 a 171 in quello 2017/18, su un totale di 56 posti disponibili. Il percorso formativo triennale abilita alla professione di Enologo, con titolo a valenza europea, ed è finalizzata all’inserimento in posizioni organizzative, tecnico-gestionali e commerciali della filiera vitivinicola, ma anche in realtà imprenditoriali aziendali. E sembra essere un trampolino di lancio per una carriera di successo. Dall’indagine 2017 di AlmaLaurea emerge un quadro positivo sullo stato occupazionale: ad un anno dalla laurea, il 75% dei laureati ha trovato un impiego, e il tempo medio che intercorre dall’inizio della ricerca al reperimento del primo lavoro è di soli 1,6 mesi.

Ma è all’estero che la crescente domanda delle qualifiche legate al vino riscontra un interesse anche maggiore.

Il Wine and Spirit Education Trust (WSET) ha recentemente annunciato l’aggiunta di nuovi centri di formazione in Kenya, Macedonia e Slovacchia, dove sarà possibile sostenere il livello 1 WSET nei vini e il Livello 2 nei vini e liquori, con un particolare focus su coloro che lavorano nel settore dell’ospitalità. I corsi di formazione WSET riguardanti vino e distillati si sviluppano su quattro livelli progressivi e sono distribuiti in oltre 70 Paesi.

Nel 2018 il WSET ha registrato a livello globale un record di 94.822 candidati che hanno seguito i suoi corsi di formazione, con un aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Quest’anno sia il Brasile che gli Emirati Arabi Uniti sono entrati nella top 10 dei Paesi con più iscritti, con il numero di candidati WSET in aumento rispettivamente del 40% e del 75%. Ma è la Cina il paese con il più alto numero di studenti WSET, con 21.986 partecipanti, in aumento del 9% rispetto all’anno precedente.

Il 2019 vedrà la modifica delle qualifiche WSET per fornire diplomi in tre distinti settori: vino, liquori e sake.

Una tendenza quella del sakè, una volta esclusiva dei ristoranti giapponesi, che ora si è ormai affermata anche nel resto del settore, con la bevanda Made in Japan inserita di frequente nelle liste dei vini e utilizzata regolarmente come ingrediente per i cocktail più innovativi, a fronte di una crescente richiesta da parte di una clientela sempre iù esigente. In Italia la certificazione WSET “Level 1 Award in Sake” e “Level 3 Award in Sake” sarà affidata al centro La Via del Sake a Milano che farà partire i corsi a febbraio 2019.

È chiaro quindi come alla volontà dei consumatori di provare qualcosa di nuovo, corrisponda oggi il desiderio dei professionisti del settore vinicolo di una maggiore conoscenza per una cultura enologica diversificata che offra più opportunità di impiego. E di sapere. Perché dietro a una buona bottiglia ci sono storie, tradizioni e culture millenarie da scoprire e raccontare.

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Chiara Cappellina

Chiara Cappellina

Bilingue (italiano-inglese) da sempre, giornalista pubblicista dal 2005, Chiara ha iniziato a scrivere i primi articoli all’età di 16 anni sulle pagine di Verona Fedele. Ha lavorato nella redazione de Il Giornale a Milano nel 2001 seguendo i tragici eventi dell’11 settembre. Già laureata in Scienze della Comunicazione nel 2002, con una tesi sulla “Macchina redazionale dei quotidiani” e con un master in Comunicazione e Giornalismo Scientifico conseguito a Padova nel 2003, si è occupata di nuove tecnologie e stili di vita nella lunga collaborazione con il quotidiano L’Arena. Ha poi collaborato con la redazione veronese di Leggo e del Corriere del Veneto. Tra il 2011 e il 2014 ha diretto la comunicazione in Italia di multinazionali americane come Patagonia e Harman e dal 2015 al 2017 ha curato l’Ufficio Stampa di Fiera di Vicenza. Appassionata di vino e golosa di formaggio, sensibile da sempre alle problematiche ambientaliste, ama la Scozia e la fotografia, ma le sue vere “addictions” sono pattinaggio artistico, freccette, & i suoi animali domestici (cane e gatto) a cui dedica ogni minuto libero (fosse anche di notte).

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