Vatileaks

foto by befan.it

26 GIUGNO – Il papato, che al giorno d’oggi sembra essere l’istituzione internazionale più longeva della storia, negli ultimi mesi è stato al centro di una serie di scandali provocati dall’uscita illecita di alcuni documenti riservati, trafugati dal Vaticano e consegnati ai mezzi d’informazione.

Il colpevole del furto, definito dai giornalisti “il corvo”, sembra essere stato il maggiordomo di Papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, che è stato per questo motivo arrestato e interrogato dalla Gendarmeria Vaticana. L’uomo ha raccontato di non essere stato l’unico a sottrarre le carte private al Santo Padre e di venire aiutato da complici, i quali credono come lui di proteggere in questo modo il pontefice dalle congiure in atto in Vaticano.

Del resto non sono di certo una novità le faide all’interno della Santa Sede, antiche quanto lo stesso potere temporale della Chiesa. Infatti, prima della progressiva perdita di tutti i territori posseduti un tempo dallo Stato Pontificio avvenuta nel corso del XIX secolo, per un certo periodo la carriera ecclesiastica rappresentava una calamita più per opportunisti interessati alle ricchezze che per personaggi con una forte spiritualità e integrità morale.

Non sono un mistero le lotte intestine tra i cardinali che rappresentavano gli interessi dell’alta aristocrazia romana fin dai tempi degli Orsini, dei Colonna e dei tanto vituperati Borgia. Sembra che ai nostri giorni le cose non siano cambiate poi molto. La prima fuga di notizie, infatti, è avvenuta con la divulgazione di una lettera in cui Carlo Maria Viganò, ex segretario del governatorato del Vaticano, e portava all’attenzione del Papa alcuni casi di corruzione all’interno della curia, chiedendogli inoltre, sentendone il pericolo, di non essere destituito dal suo incarico, cosa che avvenne invece nel novembre del 2011, pochi mesi dopo la sua richiesta.

Viganò fu incaricato nel 2009, su fiducia del Santo Padre, di controllare gli appalti e le forniture del Vaticano, cosa che gli fece scoprire lo stato disastroso delle finanze e la grave situazione di corruzione presente all’interno delle diverse Direzioni. Scrisse chiedendo aiuto sia a Papa Benedetto XVI, sia al Segretario di Stato, una sorta di Primo Ministro del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone.

I “corvi”, che con chiamate anonime ad alcuni quotidiani hanno recentemente spiegato le loro ragioni, sostengono che proprio Bertone sia il responsabile del licenziamento di Viganò e credono che sia anche il numero uno dei cospiratori contro il Papa. Vogliono, in pratica, proteggere il Santo Padre dal suo braccio destro, che ritengono anche il responsabile delle recenti dimissioni di Ettore Gotti Tedeschi dalla presidenza dell’Istituto per le opere di religione (Ior), la cosiddetta Banca Vaticana. Da mesi, infatti, infuria una violenta lotta di potere all’interno dello Ior che ha a che fare con la riforma della Banca decisa in seguito ad alcuni scandali di riciclaggio di denaro sporco. Secondo molti anche in questo caso Bertone avrebbe fatto sentire la sua influenza facendo allontanare Gotti Tedeschi, il quale da mesi era in rotta su più fronti inerenti la gestione della Banca.

Probabilmente non verrà mai svelata la verità su questa serie di fatti, così come sono rimaste un mistero vicende come il caso Orlandi, irrisolto ormai da trenta anni e che nel anni Ottanta aveva scatenato un gran polverone mediatico.

Benedetta Marangoni

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