Verona ricorda i 30 anni dal crollo del Muro di Berlino.

Mostre, film, concerti in città e provincia commemorano l’evento che ha portato all’unificazione della Germania e alla fine della Guerra Fredda.

Nella capitale tedesca le commemorazioni sono già iniziate lo scorso 4 novembre e si estendono per un’intera settimana. La caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989, è considerata dalla Storia una rivoluzione tanto pacifica quanto imprevedibile, per tempi e modi. Un evento che ha cambiato il mondo e che ha spezzato la serie di eventi nefasti accaduti in Germania sempre in quella data. Nello stesso giorno infatti i tedeschi ricordano la proclamazione della repubblica di Weimar, nel 1918, ancor prima della fine ufficiale della prima guerra mondiale, seguita cinque anni dopo dal putsch fallito di Adolf Hitler e, nel 1938, dalla Notte dei cristalli.

È dopo la conferenza stampa indetta dal Politbüro della Repubblica democratica tedesca, tenutasi proprio il 9 novembre 1989, che si autorizzano immediatamente i viaggi ad ovest per i privati cittadini. In poco tempo i checkpoint che collegano alla Berlino occidentale sono letteralmente presi d’assalto. Ma la coincidenza con il tragico evento nazista fa scegliere come data da commemorare il giorno in cui viene ratificata la riunificazione, il 3 ottobre 1990.

Il 9 novembre resta però per tutto il mondo l’emblema di una Germania che cambia il suo destino e, per ricordarne il cruciale impatto storico, anche Verona ha organizzato una serie di eventi culturali celebrativi. È stata infatti da poco inaugurata nell’atrio di palazzo Barbieri la mostra fotografica “Mr. Gorbachev, tear down this wall”, che espone scatti dall’archivio berlinese del fotografo Vittorio Rossi. Curata da Noy Jessica Laufer e Pietro Giovanni Trincanato, l’esposizione, organizzata da River e dal Gruppo giovani degli Amici dei Musei, presenta settanta stampe all’argento in bianco e nero, che il fotografo veronese ha eseguito a Berlino tra l’ottobre 1989 e il marzo 1990, vero e proprio reportage di un evento nel suo compiersi, il cui esito fu il crollo della Guerra fredda. Accanto agli scatti, sono visibili spezzoni di telegiornali dell’epoca, dichiarazioni dei protagonisti di quella stagione politica, e di film dedicati all’evento storico. La mostra è visitabile fino all’8 dicembre, con ingresso dalla scalinata di piazza Brà, da martedì a sabato 10-18, domenica e festività 9.30-12.

Inaugura invece oggi 8 novembre negli spazi dell’Istituto di cultura italo-tedesco Goethe-Zentrum, in via San Carlo 9, la mostra “Nati dopo l’89”, aperta fino al 30 novembre e visitabile da lunedì a venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19. L’esposizione percorrere un viaggio, ideato dal giornalista Matteo Tacconi e dal fotografo Ignacio María Coccia, per raccontare tramite venti storie la generazione nata dopo il crollo del Muro, tra Dresda, Bonn, Trieste e Bari.

Uno scatto dalla mostra “Nati dopo l’89”

Al caffè letterario di Villa Venier, a Sommacampagna, sabato 9 ci sarà una serata musicale dedicata ai giovani, dal titolo “No more walls. Musica senza muri”, cui seguirà il 12, alle 20.45, nella sala consiliare, una conferenza del docente di storia contemporanea allo Iusve, Giovanni Bresadola, dal titolo “Un crollo che ha cambiato il mondo”, incentrato non solo sugli eventi berlinesi, ma anche sull’inutilità di tanti altri muri nella Storia.

Tornando in città, durante tutto novembre, ogni lunedì al Centro audiovisivi alla biblioteca civica alle 15 è prevista la proiezione di un film sul tema, mentre mercoledì 20 al teatro Ristori il Verona film festival propone due film ad ingresso gratuito, alle 17 “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, nella versione restaurata, e alle 21 “Uno, due, tre!”, capolavoro di Billy Wilder.

(Scritto in collaborazione con Chiara Cappellina)

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Fabiana Bussola

Giornalista pubblicista dal 1996, sto frequentando dei corsi per diventare estroversa, ma sono ferma alla cintura blu. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali, e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione. Parlo da sola in italiano, tedesco e inglese, sono la schiava di un cane anziano e di una gatta giovane, e cerco di cambiare il mondo senza riuscirci. Da storica dell'arte, sogno di organizzare la più grande mostra di arte contemporanea che l'umanità abbia mai visto. Ma forse sarà per la prossima volta.

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