Balotellum est

Tanto rumore per nulla, nel pomeriggio shakespeariano del Bentegodi. Perché nulla è successo, tranne che a uno, cui capita del resto di sovente, è saltata la brocca. Ha platealmente calciato il pallone in curva e se ne voleva andare via Mario Balotelli: «Non gioco più, me ne vado» come la canzone di Mina.  Ce ne perdoni la “Tigre di Cremona”. Abbiamo letto e sentito di tutto in queste ore; il coro  del politically correct ha prodotto tanta di quella panna montata da provocarci la nausea. Fare informazione, è un mestiere bellissimo, un privilegio, se possiamo dire. Si può piacere o meno, si possono commettere errori e imprecisioni, purchè siano sempre in buona fede.

Quello dell’informazione è, però, il sacro altare al quale ci si vota con atti di onestà intellettuale; ora vorremmo sapere quanto di quei “Soloni del giorno dopo” che stanno spendendo schiumosi fiumi d’inchiostro sul nulla, erano al Bentegodi ieri pomeriggio. Scusate, ma se ne va della credibilità della categoria alla quale apparteniamo, qui la faccenda è seria: raccontare i fatti non è un fai-da-te di ritorno dall’Ikea, non si fa per sentito dire, per passaparola, o a colpi spot sui social: in quel modo lì, oggi magari si vincono le elezioni, ma non si racconta la verità. E la verità di ieri pomeriggio è una sola: non è successo assolutamente nulla.

Ivan Juric

Balotelli, come in passato, è stato sfottuto, irriso e sonoramente fischiato. Se non gli capita solo a Verona, ma in ogni stadio dove mette piede (anche nella civilissima Inghilterra), sia lui a chiedersi per primo il perché facendosi un bell’ esamino di coscienza. Insulti? Al Bentegodi erano assiepate oltre sedicimila persone, e qualcosa sarà anche volato, ma siamo allo stadio, signori, mica alla Royal Albert Hall. Se tutti quelli che subissero l’offesa isolata di un cretino, se ne volessero uscire dal campo, le partite di calcio non avrebbero nemmeno inizio. Arbitri per primi. Cori razzisti? Ma quali. Suvvia, non scherziamo nemmeno e cerchiamo di essere per una volta seri per cortesia. «Non diciamo cazzate» l’ha liquidata Ivan Juric. Ben detto.

Di Mario Balotelli, i media han fatto quello che non è, cioè un campione. Se nella sua carriera ha messo in campo  sì e no un 10% del suo potenziale, è un problema suo. Gli hanno messo addosso un mantello d’ipocrisia, osannandolo come un fenomeno prima, scaricandolo poi, quando in superficie è affiorata la patacca in tutta la sua interezza; ora lo dipingono come vittima. E di che? Vogliamo una buona volta dire di se stesso, delle sue bravate e delle compagnie di cui si circonda…? Se della sua carriera Balotelli ne ha fatto un’ ecoballa, la responsabilità è solo sua, e chi fa questo mestiere avrebbe il dovere di scriverlo senza perdersi in melasse sociologiche di frutta sciroppata.

Ah già che ci siamo… visto che la maggior parte degli illustri scrivani nazionali è troppo indaffarata in ricami di autentica fufferia per annotarlo, il Verona ha vinto e ha fatto l’ennesima gran figura. In una partita di calcio, non è un dettaglio. E quella di ieri, è stata soprattutto una bella partita di calcio. Ci interessa soprattutto quello; e poi noi, perdonateci, delle Balotellate non ci occupiamo. Tempo perso.

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Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere del Veneto, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, TuttoHellasVerona.it, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sei libri e sto ora lavorando al settimo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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