Chievo, tra il Road Runner e il futuro

Amarezza, rabbia e una sorta di impotenza: dopo dieci mesi di sofferenza, la sconfitta casalinga del Chievo contro il Napoli ha assunto i contorni di una sorta di catarsi.

Occhi lucidi

Al termine della partita contro la squadra di Carlo Ancelotti per molti non è stato facile trattenere le emozioni. Staff e sostenitori gialloblù accomunati dallo stesso sentimento. L’inequivocabile umore di Sergio Pellissier all’uscita dagli spogliatoi con il proprio figlio per mano è parso riassumere lo stato d’animo di un mondo per certi versi disorientato nell’epilogo di una stagione nata male e finita peggio.

La gara che ha sancito la retrocessione aritmetica in ultima analisi ha posto un punto finale. Per propri limiti o per intralci sul percorso, la stagione si era mano a mano trasformata in una missione impossibile. Come quella del Willy il Coyote nei confronti dell’astuto Beep Beep, Road Runner nella versione inglese. In cui, oltre al danno dell’inseguimento infruttuoso, si aggiunge puntualmente la beffa del rivale.

Verso la fine degli anni Quaranta, dal genio di Chuck Jones sono nati due straordinari personaggi animati scritturati dalla Warner Bros. In ogni puntata della striscia, diversa nella trama quanto identica nella filosofia, ogni tentativo di Willy per catturare il rivale puntualmente finiva con il pennuto a irridere il povero coyote.

Beep Beep e Willy

Missione: impossibile

Dopo undici stagioni consecutive in A, per complessive diciassette su diciotto tornei – un risultato straordinario da non sottovalutare mai – nell’attuale annata del Chievo la correlazione tra la retrocessione e le cause e gli effetti che hanno portato il club a scivolare tra i cadetti è riconducibile a quanto accaduto fin dall’inizio del percorso.

Errori sono stati commessi, questo è evidente, ma il retrogusto alla fine richiama piuttosto le gesta del beffardo Road Runner. Puntata dopo puntata, ovvero giornata dopo giornata, la rincorsa è apparsa impraticabile. Anzi, impari. E non solo, per dire, perché alla squadra è mancato un bomber in grado di dare il cambio a Pellissier o una solida copertura difensiva.

Al netto di tutto, derubricare quanto avvenuto unicamente come il risultato di eventi avversi non aiuterebbe a ripartire col piede giusto. Però prima il caso estivo legato alle plusvalenze, poi il Var utilizzato in maniera sconcertante hanno prosciugato ogni possibilità di rincorsa. Uno stillicidio che sarebbe stato letale per chiunque. Figuriamoci per un gruppo che, al netto dei propri limiti e propri errori, dall’estate precedente piano piano stava maturando la sensazione di essere al centro del mirino, in campo e fuori.

Luca Campedelli

Ieri oggi e domani

Mettere alle spalle gli alibi è comunque la prima delle intenzioni del presidente Campedelli. Il primo passo in avanti, come hà anticipato in un intervista televisiva, sarà una sorta di audit interno.

Nelle aziende si è soliti dire che occorre sempre trasformare un problema in opportunità. Chi vorrà far parte del Chievo di domani, fin dalla trasferta contro la Lazio avrà la chance di dimostrarlo. LerisKiyineVignato, Grubac, ma anche Stepinski e altri avranno spazio e possibilità di fare il pieno di minutaggio ed esperienza, giocando al fianco di personaggi come capitan Sergio.

Mimmo Di Carlo

Tra i tanti interrogativi ovviamente aperti, nel bel mezzo tra passato e futuro, c’è dunque una mezza dozzina di partite da gestire. La situazione psicologica è complicata ma sfruttare al meglio quest’ultimo mese e mezzo di stagione può aiutare in termini di valutazioni ma anche per scrollarsi di dosso gli inevitabili residui di un torneo maledetto in campo e fuori. Un campionato in cui gli unici veri sorrisi sono coincisi con l’arrivo di Mimmo Di Carlo, tecnico tanto pragmatico quanto dotato di un senso di appartenenza non comune.

Lazio e le altre sei sfide da affrontare da qui a fine maggio saranno da onorare al meglio. A proposito: prima l’Olimpico, poi San Siro, il calendario propone una sorta di saluto ai grandi stadi in cui il Chievo ha vissuto giornate memorabili in questi anni di serie A. Luoghi in cui, chi domenica sera aveva gli occhi lucidi, già non vede l’ora di tornare.

(Foto Udali/AC ChievoVerona)

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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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