Il Chievo non vince ma convince

Resisto dunque sono. Tra le letture ispirate dal Chievo fuoriuscito indenne dalla sfida di Ferrara c’è Trabucchi piuttosto che Cartesio. La gara contro la Spal si è risolta in un pari. Il quarto complessivo della gestione Di Carlo, quinto in serie. La rincorsa passa inevitabilmente da prestazioni del genere, dal retrogusto dolceamaro. In cui, più che il rammarico per le occasioni non capitalizzate, occorre valorizzare lo spirito, l’organizzazione e la capacità di lottare. Insomma, anche se non vince, pure stavolta il Chievo convince.

L’acqua del Po non si è trasformata in vino: la festa per la prima vittoria stagionale è stata ancora rinviata. Nessuna tragedia: tutto sommato si sapeva sarebbe potuto accadere. Resta invece intatta la soddisfazione per l’ennesima prestazione autorevole. La miracolosa rigenerazione della formazione effettuata dal mister ciociaro continua e si consolida settimana dopo settimana. Anche allo Stadio Paolo Mazza – a proposito: pochi mesi per una eccellente ristrutturazione che altrove sarebbe durata anni: complimenti – la formazione ha evidenziato organizzazione e intraprendenza. In particolare nel primo tempo, iniziato con la baionetta in resta, con il rimpianto delle tre-occasionissime-tre la cui mancata concretizzazione è stata il vero spartiacque della gara.

Realpolitik

«Un primo tempo di coraggio, un secondo con lo spirito di saper soffrire». Nel dopogara il tecnico del sodalizio di via Galvani ha riassunto così i secondi novanta minuti consecutivi in terra emiliana. Quando la mira non è dalla tua parte e il varco non lo si trova, quando il fiato inizia a essere più corto e gli altri sembrano averne di più, nel calcio occorre sempre valutare il da farsi. In questa stagione con Juve ma soprattutto Udinese e Torino già alcuni punti preziosi erano stati buttati al vento. Cambiare registro è stata una delle prerogative della nuova gestione.

Quando la Spal ha alzato il ritmo e Meggiorini e soci non sono riusciti a rispondere alla pressione con altrettanta pressione è uscito fuori il pragmatismo e lo spirito di squadra. Per quanto sia mancato in fase di spinta, il Chievo ha saputo restare compatto e allineato dietro Stepinski. E magari inconsciamente o meno, ha iniziato a pensare fosse meglio non concedere agli avversari il colpo del Ko.  Che, stavolta più di tante altre, avrebbe rischiato di mortificare non solo la singola prestazione ma l’intero percorso virtuoso intrapreso.

La parola alla difesa

La difesa gialloblù con la Spal ha confermato il buon stato di forma

La ripresa, trascorsa in trincea nell’ultimo spicchio di gara, ha offerto una chiave di lettura interessante su come Di Carlo e i suoi uomini hanno lavorato in queste ultime quattro settimane. Ovvero, di come la difesa gialloblù, dal colabrodo di una media di 2,5 gol subiti a partita – 30 in 12 turni – da quando Mimmo siede in panchina sia diventata una fortezza con solo 0,5 reti concesse a gara . Due marcature al passivo nelle ultime quattro giornate è un risultato straordinario viste le premesse. Oltretutto di cui una è arrivata su punizione e l’altra su pregevole giocata del centravanti della nazionale italiana. E a difendere la retroguardia – nota non a margine – ci sono gli stessi uomini di prima.

In termini di valore delle prestazioni, la crescita di Rossettini, Bani e Barba va a braccetto con la conoscenza reciproca e il perfezionamento degli ingranaggi di un pacchetto arretrato rinnovato in estate e fisiologicamente da ri-tarare su nuovi presupposti dal punto di vista tattico. Ieri a Ferrara il terzetto di centrali è stato impeccabile, a cui si è aggiunta l’eccellente prestazione del rientrante Jaroszynski, particolarmente ispirato in fase propulsiva e con un avversario da contenere – Lazzari – di tutto rispetto. E tutto ciò al netto delle assenze di Tomovic, Cacciatore e De Paoli. Ovvero di almeno due potenziali titolari.

Niente tiro al piccione

Nella prima parte di stagione in un paio di occasioni le partite si sono trasformate in esercitazioni di tiro a segno verso la porta di Sorrentino. Da allora sembra essere passato un secolo. In un mese lo scenario è cambiato: nelle ultime uscite gli avversari hanno incontrati difficoltà a trovare spazi negli ultimi venticinque metri. Merito da condividere tra la difesa e la linea mediana che, una volta di più, anche nel secondo viaggio in Emilia è apparsa funzionale nel offrire il primo sostegno arretrato nell’economia del gioco.

Radovanovic e soci sono stati bravi nel contingentare le incursioni avversarie con palla a terra e a presidiare le linee esterne, lasciando agli avanti avversari solo chance su tiri della domenica, come nel caso di Floccari al Mazza. La maggior sincronizzazione dei movimenti, la reattività su anticipi e seconde palle e soprattutto una più lineare gestione del possesso nella costruzione del gioco e nelle ripartenze ha fatto il resto. Napoli, Lazio, Parma e Spal ne sono state l’esempio.

Cambio di passo

Per salvarsi però occorre cambiare passo. Lo sanno tutti, a partire da mister Di Carlo e da capitan Pellissier. Anche se il tempo è ancora dalla parte del Chievo, iniziare a vincere diventa sempre più una necessità stringente. Sia per ragioni di classifica che psicologiche. Da qui a capodanno, ovvero alla fine del girone d’andata, è in programma l’ultimo terno di  partite del girone d’andata. Tutt’altro che facili: Inter al Bentegodi, Doria a Marassi e poi l’ultima in casa con la visita del dirimpettaio più prossimo, il Frosinone.

Se dalla difesa i riscontri sembrano volgere tutti al positivo, per strappare l’intera posta i gialloblù dovranno ritrovare la verve di chi il pallone lo dovrà metter dentro ma anche e soprattutto da parte di chi ne dovrebbe crearne le premesse. Birsa e Giaccherini su tutti, Kiyine a ruota. Insieme o in staffetta sono loro gli uomini che potenzialmente hanno i piedi buoni e le idee in testa per produrre le giocate che possono saltare il banco. Non è un’esagerazione dire che dalla qualità delle loro prestazioni potrà dipendere l’andamento di otto giorni tra i più delicati della stagione. In cui il Chievo dovrà continuare a convincersi e convincere di potercela fare.

 

(Foto Udali/ACChievoVerona)

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Paolo Sacchi

Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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