Il futuro del calcio è alle spalle

Lazio, Torino, Genoa e Bologna in lotta per lo scudetto. Di un secolo fa, però.

Chi sostiene che il campionato di calcio italiano sia un torneo dall’esito scontato, deve ricredersi. Chi agognava una lotta per lo scudetto più aperta, sarà felice: ora ne ha ben tre. Il futuro della serie A è alle spalle: se il presente vive del dominio juventino, le emozioni arrivano dal passato con tre tornei, quelli del 1915, 1925 e 1927, virtualmente riaperti.

Costruire una squadra vincente, va da se, costa parecchio. Servono una ventina di giocatori di buon livello e un allenatore di qualità. E non è detto che funzioni: troppa la concorrenza e l’investimento non è mai una garanzia del risultato. In un presente calcisticamente mediocre e con un domani non particolarmente promettente, la ciambella di salvataggio per galvanizzare le masse al seguito di formazioni di medio cabotaggio arriva da lontano. Non dall’estero, sia chiaro, ma dal secolo scorso. Serve un salto di qualità per far sognare tifosi che oggi si devono accontentare di vedere la propria squadra del cuore far da comparsa alle vittorie altrui. Allora ecco la soluzione tampone.

L’investimento: un buon avvocato e tanta pazienza

Prima di tutto, si deve scavare nell’Albo d’Oro. Una volta individuato un campionato discusso, meglio se non vinto per qualche motivo plausibile, si istruisce una causa. Durerà anni? Pazienza: sarà sempre meno costoso che provare a competere oggigiorno con la Juve. A fronte di un investimento tutto sommato modesto – serve giusto un buon avvocato – non sia mai che prima o poi non avvenga il miracolo: retrodatato o meno, uno scudetto è sempre uno scudetto.

Il gioco vale la candela? In un Paese come quello in cui viviamo, sì: a parte che tutto può davvero accadere, nella peggiore delle ipotesi permette di trasferire l’idea alla propria tifoseria che la proprietà abbia a cuore l’albo d’oro del proprio club. Che lotti per la restituzione al proprio sodalizio “ciò che gli spetta”. Ancor meglio se nel frattempo è in previsione la cessione del pezzo pregiato della rosa. Attuale, ovviamente.

I tre scudetti reclamati

Ricapitolando, tre-cause-tre stanno rianimando il passato del calcio italiano. La prima contesa è per lo scudetto del 1927. Il Torino ne rivendica l’assegnazione postuma dopo la revoca immediata causata da un presunto tentativo di combine. Al centro della vicenda – conosciuta come “caso Allemandi” – c’è addirittura un derby con la Juve, invero poco chiara nella dinamica che però bastò per far squalificare i granata e lasciare vacante il titolo di campione d’Italia.

Ne avrebbe semmai avuto eventualmente beneficio il Bologna – cosa che invece non avvenne – che però due anni prima era finito sulla bocca di tutti per una caso clamoroso. Nel 1925 i felsinei si aggiudicarono uno scudetto a dir poco turbolento, superando il Genoa nella finale della “Lega Nord” dopo cinque discusse partite e – così si narra – pesanti ingerenze sia in campo che fuori da parte del ras fascista Leandro Arpinati che influirono sull’esito di un paio di gare.  La terza sfida è addirittura considerata dal Guardian come la partita in cui avvenne il più grande errore arbitrale della storia del calcio (clicca) e fu un caso nazionale già all’epoca. Poi ci finì la fatidica pietra sopra, almeno fino a ieri, con la presidenza del Grifone a rivendicare l’apertura del caso e l’assegnazione «ex aequo» di quel titolo.

La guerra dei cent’anni

Se così da un lato il Genoa spera di festeggiare la “stella”, aggiungendo quel campionato ai nove già presenti in bacheca, prima di esultare dalle parti di Marassi ci si deve guardare a propria volta le spalle: occhio, perché lo scudetto vinto nel 1915 da tempo è nel mirino della Lazio. Mentre si festeggia il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, l’ultimo scudetto assegnato prima dell’entrata nel conflitto è materia di contesa. Il sodalizio romano ne continua a richiedere l’assegnazione quantomeno ex aequo.

La finalissima di quel campionato non venne mai disputata per lo scoppio della Grande Guerra e ai rossoblù venne assegnato il titolo d’ufficio per, presunta quanto realistica, manifesta superiorità. E allora, cent’anni dopo, è scattato il ricorso biancazzurro. Tra il diritto e il rovescio, tutte le istanze dei club coinvolti sarebbero pure legittime, almeno sotto certi punti di vista. Ampiamente fuori tempo massimo, per molti altri. Con più possibilità di successo di vincere lo scudetto che nel presente, questo è sicuro.

Paolo Sacchi

Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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