Il valore del Boss

Fosse un attore, avrebbe il volto ideale e il physique-du-rôle per interpretare la parte del cattivo nei film d’azione. Un po’ come è avvenuto a Vinnie Jones. Una volta terminata la carriera agonistica, il mediano del Wimbledon si è infatti dedicato alla recitazione. Davanti alla macchina da presa è diventato un caratterista perfetto nel ruolo che, in fondo, già lo vedeva protagonista nel campionato inglese. Talmente a proprio agio da sorprendere tutti al debutto in “The Snatch”, chiamato da Guy Ritchie in una “formazione” hollywoodiana che annoverava stelle del calibro di Benicio del Toro e Brad Pitt.

L’ex difensore gallese Vinnie Jones

Una puntualizzazione si rende però necessaria per chi non ricorda “Wild Vinnie”: tra lui e il capitano gialloblù le differenze, almeno come atteggiamento in campo, sono sostanziali. Se lo stile di gioco potrebbe accomunarli sul piano della determinazione in maglietta e calzoncini, al contrario del gallese Boštian Cesar non è mai trasceso nei termini intimidatori che caratterizzavano le performance agonistiche dell’ex collega, vero e proprio collezionista di cartellini rossi. Il Boss è un duro, sì, ma sempre leale. Il calcio è uno sport dove il contatto fisico è parte del gioco e il capitano di Chievo e Slovenia ne ha sempre rispettato le dinamiche e, di conseguenza, anche gli avversari. Anche quelli come Wayne Rooney, con il quale ha dato vita a un paio di duelli non da poco. Finita la partita, una bella stretta di mano. E magari, una birra insieme nella players’ lounge di Wembley prima della partenza per Lubiana.

Ciak, c’è il Boss

In un universo talvolta superficiale e incostante come quello del pallone, al di là del carisma, il Boss è considerato tra i personaggi più cordiali ed educati. Non dimentica mai nessuno: tifosi, media, addetti ai lavori. Per tutti c’è una stretta di mano, una parola. Insomma, dentro e fuori dal terreno di gioco manifesta una sensibilità che si fa strada dietro lo sguardo da duro. L’esperienza gli vale la frase giusta da dire al compagno in difficoltà, il messaggio di sostegno a chi sta maturando e vede in lui un esempio.

In campo, le oltre cinquecento gare da professionista gli hanno permesso di sviluppare una capacità di lettura non comune per il mondo della cadetteria. Dopo il forzato break estivo, strada facendo è tornato in eccellenti condizioni fisiche. Un rilancio vero e proprio, dopo la tanta panchina che gli era stata riservata nelle ultime stagioni. Come da previsioni, si sta dimostrando fondamentale nella gestione della copertura degli spazi nel suo territorio preferito: la propria area di rigore. In chiave difensiva, certo, ma anche in fase di possesso, come segnala l’assist a Meggiorini contro l’Ascoli da cui è nato il gol del vantaggio. Dieci presenze da titolare con pieno minutaggio, quattro vittorie e cinque pari prima della sconfitta di Frosinone. Insomma, Marcolini ha in Cesar un fattore importante per l’economia del suo Chievo.

In cattedra

Da quando è rientrato in campo, la sensazione è che tutto il reparto ne abbia beneficiato. A partire dagli ultimi arrivati come Väisänen, per fare un esempio. Il nazionale finlandese, infatti, difensore dalle grandi potenzialità, al suo fianco ha velocizzato i tempi di adattamento alla realtà gialloblù. Ne ha ascoltato i consigli, seguito i movimenti. La strada è ancora lunga, ma è indubbio che nel percorso i due possano diventare una garanzia giocando insieme.

Il difensore gialloblù Väisänen

Un affiatamento che ha permesso alla difesa del Chievo di fare un salto di qualità dopo un inizio di stagione in cui Marcolini aveva dovuto lavorare in emergenza. Con il Boss in cattedra, Levebre e Rigione, così come Brivio, Cotali e Dickmann, tutti hanno la possibilità di beneficiare delle lezioni di uno che rappresenta un lusso per la categoria. Se è vero che in un reparto costruito in corso d’opera emergono pregi ma anche difetti da limare, l’uomo di Lubiana è uno dei pilastri su cui poggiano le speranze di questo Chievo a caccia di un posto al sole della serie B. Hollywood, semmai, può aspettare.

(Foto per concessione AC ChievoVerona / Bpefoto)

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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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