La Formula 1 e la grandeur perduta

C’era una volta una Formula 1 che nelle torride estati del sud della Francia regalava grandi spettacoli ed emozioni. La penultima volta che si è corso al Paul Ricard – dove si è tornati a disputare un GP lo scorso anno, dopo 28 anni di assenza –  nel lontanissimo 1990, assistemmo a una gara che, vista con gli occhi di oggi, rappresenterebbe un toccasana alla frequente assenza di spettacolo palesata da questo sport, anche in questo ultimo weekend. Regolamenti sempre più contorti – comprese le interpretazioni dei commissari di gara – e macroscopiche differenze di budget tra top team e comprimari hanno fatto sì che la vittoria finale sia diventata oggi affare privato delle prime tre squadre, le quali rifilano immancabilmente distacchi siderali agli inseguitori, quasi che ci fossero due gare distinte all’interno dello stesso GP.

La March Leyton House di Ivan Capelli

Ma è sempre stato così in Formula 1? Assolutamente no. Certo, c’erano anche allora i domini alterni di McLaren, Ferrari o Williams, ma non di rado dal gruppone veniva fuori qualche bella sorpresa. Come in quell’8 luglio 1990 dove, davanti all’incredulità degli spettatori, buona parte della gara fu condotta dalle due monoposto del team March Leyton House, che sfiorò la vittoria con Ivan Capelli, superato dal ferrarista Alain Prost quando mancavano solo tre giri allo sventolio della bandiera a scacchi. Una vettura, la March, che appena due settimane prima in Messico non aveva neppure disputato le qualifiche per mancanza di prestazioni e che in Francia, invece, sul tecnico e liscio manto stradale del Paul Ricard, aveva dato sfoggio della sofisticata aerodinamica opera del suo giovane ingegnere Adrian Newey (i cui progetti vincenti, in Williams prima e McLaren e Red Bull poi, hanno fatto storia) che le  aveva consentito di correre tutto il GP senza mai cambiare le gomme, contendendo il gradino più alto del podio a Ferrari e McLaren.

Il pilota britannico Lewis Hamilton.

Sul circuito transalpino di Le Castellet, ottavo appuntamento del mondiale 2019, abbiamo assistito, invece,  all’inesorabile egemonia di Lewis Hamilton che anche questa volta ha umiliato la concorrenza, in primis il suo compagno di scuderia Valtteri Bottas, rifilandogli un distacco di ben 18 secondi. Appena dietro  è arrivato Charles Leclerc, che ha tagliato il traguardo incollato agli scarichi del pilota finlandese. Il resto del gruppo è arrivato lontanissimo. Dal sesto posto in poi, addirittura, tutti doppiati. Senza alcun dubbio che questo è anche il risultato di un lavoro magistrale fatto dal team Mercedes. Un lavoro partito da lontano, sin dall’inizio dell’attuale era di motori ibridi, al quale hanno fatto seguito le performances della sua prima guida, numeri alla mano uno dei piloti più forti e vincenti di sempre. Tuttavia, è palese la necessità di misure correttive in grado di riportare lo spettacolo al centro di tutto. Si tratta come detto di un problema di regolamenti ma anche di budget tra loro non paragonabili, tra chi è al vertice e chi insegue nelle immediate retrovie. Per porvi rimedio, occorre sicuramente tempo e buona volontà da parte di tutti.

L’ex ferrarista Fernando Alonso

Nell’attesa, le scene potrebbero tornare a ravvivarsi con un rientro d’eccezione. Secondo quanto riportato dal “Corriere dello Sport”, infatti, il pilota spagnolo Fernando Alonso, recente vincitore per il secondo anno consecutivo della 24 ore di Le Mans, si sarebbe proposto al direttore sportivo Mercedes, Toto Wolff, per correre la prossima stagione con la scuderia tedesca, a titolo puramente gratuito, senza alcun compenso. La sua candidatura, naturalmente, andrebbe a riempire la casella che potrebbe essere lasciata vuota da Bottas, il cui contratto scade alla fine del 2019. La ricomparsa nel circuito del campione iberico appare al momento poco probabile, visti 38 anni già compiuti e la prevedebile riluttanza di Hamilton, protagonista in passato di un’esperienza poco felice di coabitazione con Alonso, quando entrambi correvano per la Mc Laren. Tra non molto ne sapremo sicuramente di più. Nel frattempo sarà meglio che Bottas, con l’astronave che si ritrova, colga sin da subito qualche convincente vittoria. 

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Paolo Scarteddu

Sardo d’origine (molto fiero di esserlo), ho vissuto gran parte della mia vita a Verona dove ho studiato e tuttora risiedo e lavoro nel settore bancario. Appassionato di motori fin da ragazzino, in generale sono affascinato da tutti i veicoli che corrono su terra, acqua e cielo. Tifoso ferrarista da sempre, provo ad essere commentatore imparziale delle vicende sportive della Rossa.

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