La garra necessaria

Morale basso dopo una secca sconfitta, obiettivo che resta lontano, avversaria arrabbiata, assenze importanti, arbitro con serie negativa alle spalle, pronostici sfavorevoli da parte dei bookmaker: insomma, chi più ne ha, più ne metta. I segnali alla vigilia alla trasferta di Udine non sono particolarmente gradevoli osservati da casa Chievo. Però occorre guardare oltre. In vista di una partita che ha la premessa di fornire risposte importanti, nei novanta minuti su cui poggiano molte delle residue speranze di far svoltare un’intera stagione i gialloblù non dovranno negarsi la speranza di sovvertire le condizioni di partenza.

A mente fredda

Non è facile ragionare a mente fredda nel pieno di una stagione così difficile. Proviamo comunque a farlo: innanzitutto la matematica e le forze in campo dicono che ogni possibile carta va giocata fino all’ultima possibilità. Prendiamo l’Udinese, ad esempio. All’andata al Bentegodi aveva fatto bingo al termine una gara strana. Con i padroni casa a far la partita e gli ospiti friulani almeno quattro volte ad un passo dal capitolare. A forza di palle gol sprecate dei gialloblù, nel finale le zebrette sono andate sul velluto grazie, a dirla tutta, alla qualità di un solo uomo. Quel Rodrigo De Paul nel frattempo tornato a condizioni di forma più terrestri rispetto a quell’undici che da allora ha visto la propria autostima scendere. Nonostante in panchina sia arrivato un eccellente tecnico come Didi Nicola, ambito da diversi sodalizi.

Avanti a braccetto

Dall’avvicendamento tra Julio Velasques e l’ex tecnico del Crotone, avvenuto nella stessa settimana del ritorno di Di Carlo in Via Galvani, la classifica dei friulani è rimasta identica in termini di posizione e distacchi. Il vantaggio nei confronti del Chievo, ad esempio, è pressoché immutato.

Insomma, se è vero come è vero che i gialloblù pagano tuttora l’andamento deficitario dei primi quattro mesi di stagione, i rapporti di forza tra le due compagini lasciano quantomeno aperte le chance nei confronti di una squadra che sulla carta e sul campo da fine novembre in poi ha ottenuto risultati analoghi a quelli di Stefano Sorrentino e compagni.

La ricetta per ritornare in corsa verso la salvezza è sempre la stessa rispatto a quindici giorni fa. Tre punti nello scontro diretto e poi un cambio di passo nel breve periodo sono l’unico rimedio efficace.

A viso aperto

In tutte le sfide con compagini della parte medio-bassa della classifica gli uomini di Mimmo hanno sempre dimostrato di potersela giocare alla pari. Zampata vincente cercasi, dunque. Dopo averla mostrata contro il Frosinone e averla vanificata a Empoli, era presumibile che non sarebbe arrivata contro la Roma.

La sconfitta di venerdì scorso è stata netta, ma altro passo fondamentale è evitare quanto possibile di deprimersi preventivamente in vista di una sfida così cruciale. Il che, non è solo una necessità ma risponde ad una logica. Contro la formazione di Di Francesco la differenza l’ha fatta la differente caratura in rapporto alla concretezza negli ultimi venticinque metri. Domenica alla Dacia Arena la musica sarà ben diversa.

Lo spirito di Schelotto

Da quando è tornato a sedersi sulla panchina del Chievo, Mimmo Di Carlo ha dimostrato di voler giocarsi le partite quanto possibile a viso aperto. Con ogni probabilità in Friuli non farà eccezione. Pur in emergenza ormai congenita sulle corsie esterne, nel cuore del gioco ha la certezza del contributo di un Assane Dioussé che si sta confermando ottimo uomo d’ordine.
Il che non guasta ma non è sufficiente. Serve di più per vincere: non tanto la tecnica e la qualità – come detto, le due squadre si equivalgono – quanto concentrazione e spirito con cui verrà interpretata una sfida cruciale. Lo spirito, per dire, mostrato da Ezequiel Schelotto nel suo debutto-bis al Bentegodi contro la Roma. Entrato a gara ormai compromessa, il Galgo ha offerto tutto ciò che il fisico gli ha consentito. Quella garra che a volte è necessaria, anzi determinante per vincere le partite: carattere, corsa, grinta, dinamismo libero da paure e svincolato da barriere mentali. Quella determinazione un po’ folle che nello sport è il vero ingrediente segreto che può supplire a tecnica e logica per sovvertire i pronostici. Ed è ciò di cui il Chievo ha forse più bisogno per alimentare il proprio campionato.


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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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