La nuova legge di Juric

La potremmo chiamare “La legge di Juric”. Il nuovo allenatore gialloblù, sul quale la società scaligera ha deciso di puntare nella stagione del ritorno in serie A, si è presentato in riva all’Adige con le idee molto chiare. Principi cristallini sui quali costruire il proprio concetto di gioco e sulle modalità da seguire per metterlo in pratica. Le sue prime parole «La mia squadra dovrà essere in grado di dare fastidio a ogni avversario» sono in estrema sintesi un modo di pensare calcio che in questi ultimi anni con Pecchia e Grosso avevamo in buona parte dimenticato. Un tratto distintivo, invece, che dovrebbe sempre essere parte integrante del DNA di una squadra che ha ben chiaro in mente il proprio obiettivo, specialmente se parliamo di salvezza.

Il tecnico gialloblù Ivan Juric

L’asse portante del nuovo Juric pensiero, la vera chiave di volta di questa stagione, è costituita dal modulo con il quale il tecnico croato ha deciso di giocarsi le proprie carte. Parliamo di un 3-4-3 di gasperiniana memoria, ma leggermente riveduto e corretto. Rispetto a quanto applicato negli anni dall’attuale tecnico dell’Atalanta – del quale l’allenatore gialloblù è stato stretto collaboratore e prima ancora giocatore con la maglia rossoblu del Grifone – Juric, infatti, sembra propendere per un tridente offensivo costituito da due trequartisti a supporto dell’unica punta centrale. Un’impostazione, secondo quanto si è visto e appreso, che dovrebbe facilitare i continui inserimenti degli esterni sulla fasce laterali garantendo, nel contempo, una maggior solidità difensiva, attraverso il rientro sulla linea mediana degli stessi due attaccanti durante la fase di non possesso. Il modulo, tuttavia, rimane poca cosa senza un’adeguata interpretazione. In questo Juric è stato, però, molto chiaro sin dai primi giorni di ritiro. Lo slogan da lui professato «In campo i miei giocatori dovranno essere in grado di aggredire per riconquistare la palla e ripartire» inquadra a chiare lettere quello che dovrà essere lo spirito con il quale la squadra sarà chiamata ad affrontare sul campo l’avversario di turno. Per mettere a terra tutto questo la ricetta è molto semplice. Gli ingredienti sono pochi e altrettanto essenziali. Servono corsa, intensità, sacrificio. Un ricetta semplice, mai fuori moda e sempre assolutamente efficace e redditizia.

L’allenatore gialloblù e il direttore sportivo Tony D’amico

ll gioco del calcio e i risultati, però, non sono il frutto solo di corsa e intensità ma servono anche tecnica e qualità, ingredienti altrettanto essenziali per rendere il prodotto finito di buona fattura. Qui entra in campo la società. In particolare Tony D’Amico, che nel rispetto delle precise richieste fatte dall’allenatore e dei granitici vincoli posti dal budget disponibile, ha il compito di costruire un organico competitivo, in grado di raggiungere l’obiettivo minimo della permanenza nella categoria. Un obiettivo, viste le due ultime precedenti esperienze, tutt’altro che facile. L’esigenza più stringente riguarda al momento il settore offensivo dove pur senza dimenticare la presenza di Di Carmine, Pazzini e del giovane Tupta, è necessario andare alla ricerca di un attaccante di maggior peso e spessore. Alla fine del mercato manca ancora qualche settimana quindi è sicuramente prematuro lanciare segnali di allarme tuttavia è meglio non tergiversare più di tanto.

Nel frattempo, una volta messe da parte le amichevoli estive – dopo le prime uscite in Trentino e i due pareggi in terra austriaca rispettivamente con Hoffeneim e Trabznospor, manca solamente il match in programma con la Spal – sarà il momento della prima uscita ufficiale in occasione del turno di Coppa Italia. Poi, finalmente inizierà il campionato. Il calendario ha riservato l’esordio casalingo con il Bologna e la successiva trasferta in casa del neopromosso  Lecce. Dopo la sosta per le qualificazioni europee della nazionale, due match decisamente più impegnativi con Milan in casa e Juve fuori. Un inizio importante ma tutto sommato nemmeno proibitivo. Il calcio, quello vero, è oramai alle porte. La nuova legge di Juric sembra già un buona base di partenza. Il resto lo dirà poi il campo. Come sempre.

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Enrico Brigi

Sono nato a Verona nel 1966 e qui vivo. Da qualche anno ho esaudito il mio desiderio di diventare giornalista pubblicista. Da sempre tifoso dell’Hellas, amo scrivere di sport. Ho scritto in passato per "Hellas News" e "Verona News", mentre ora collaboro con "IlNazionale_Verona" dove coordino la redazione sportiva. Sono, inoltre, Direttore Responsabile di "Tuttohellasverona.it" e Condirettore Responsabile di GiovaniGol, testata che segue il calcio giovanile veneto. Il mio sogno nel cassetto è quello di riuscire a scrivere un libro di sport. Le idee non mancano, si tratta solamente di mettersi al lavoro...

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