La Virtus, Agatha Christie e un giallo da dimenticare in fretta

Agatha Christie sosteneva che «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». La drammaturga britannica non sapeva nulla di calcio ma l’arguzia del suo amato ispettore Poirot sarebbe servita eccome al Gavagnin per risolvere la trama di una prosaica partita di pallone. Da Borgo Venezia il Nilo è lontano, ma non importa: un giallo è sempre un giallo. Ancor più, se coincide con il colore della divisa, invero fosforescente, delle giacchette nere.

Una giornata no capita a tutti. All’impiegato del catasto come al cantante rock. Gli indizi che quella di sabato scorso sia stata quella estremamente infelice della terna che ha diretto i novanta minuti di Virtus Verona-Sambenedettese sono apparsi evidenti fin dalle prime battute. Una prestazione tra le peggiori di sempre a cui molti occhi hanno assistito. Un sabato pomeriggio talmente nefasto da influenzare in maniera determinante l’andamento della gara valevole per il 14° turno del campionato di serie C.

L’unico rimpianto

Si usa dire che un gol sbagliato dell’attaccante valga come un’errore dell’arbitro. Probabile. Quando Danti, attaccante virtussino, di fronte alla porta della Samb, giusto un minuto dopo la bella rete del vantaggio rossoblù realizzata da Grandolfo, è stato bravo a costruirsi una ghiotta occasione per raddoppiare difettando però nella conclusione, probabilmente Gigi Fresco si è mangiato le mani. La sensazione palpabile è che se il pallone fosse entrato nella porta degli ospiti la partita avrebbe potuto svoltare definitivamente.

Il mister e i suoi, alla fine, le mani invece se le dovranno mettere sulla bocca soprattutto per evitare di commentare la prova del signor Pasciuta e dei suoi assistenti, rimuginando amaro sulle loro sviste. Saranno tante e tali che anche a Monsieur De Coubertin risulterebbe difficile considerarle tutte sportivamente parte del gioco. Davvero evidenti e arrivate in frangenti clou del match per non generare un contraccolpo, sia sul piano tattico che psicologico. Falli ribaltati, ammonizioni ed espulsioni fiscali, se non completamente fuorvianti. I famosi tre indizi di Agatha Christie sono stati superati. Tanto da non dover ricorrere al celebre detective belga per individuare un responsabile dell’andamento di una gara che avrebbe dovuto rilanciare i rossoblù di Borgo Venezia e invece li ha fatti ripiombare all’ultimo posto in classifica.

Rabbia Virtus

Il gelido pomeriggio di sabato si è chiuso con il raddoppio degli ospiti in pieno recupero, segnando l’uno a due finale. Difficile parlare di “destino beffardo”: il fato è stato agevolato da una vistosa scorrettezza subita da Manarin nell’azione precedente, non sanzionata. Una sorta di ciliegina su una torta difficile di digerire. Un boccone davvero amaro per chi è si approcciato al campionato con l’entusiasmo di potersi confrontare con una categoria a cui giustamente inorgoglisce farne parte. Nonostante un pomeriggio in cui l’arbitraggio è apparso letteralmente da serie c. In questo caso, scritto con la lettera minuscola.

Impossibile tacere

Diego Campedelli nella conferenza stampa al termine di Virtus-Samb

Con Gigi Fresco in silenzio – fiscalmente allontanato dalla panchina dopo il secondo giallo a Grbac – nella conferenza stampa del dopo partita ha parlato il direttore generale Diego Campedelli. Con gli occhi quasi lucidi, perplesso, amareggiato nel trovarsi di fronte ad una gestione di gara del genere, ha notificato con fermezza il malessere del proprio club. Allibito ancor di più di fronte anche a un’ulteriore rivelazione: al termine del primo tempo, un dirigente della Samb si sarebbe recato nello spogliatoi degli arbitri.

Per quanto piccola nel mondo dei grandi, la Virtus ha notificato il proprio punto di vista. La rabbia è legittima, Come la necessità, fin da subito, di mettersi tutto alle spalle. Il giallo di sabato scorso è stato risolto, purtroppo, con strascichi pesanti. A Imola i rossoblù dovranno a fare a meno di Grbac, Casarotto e N’Ze, tutti vittime di doppie ammonizioni. L’imperativo è smaltire la sensazione di sconforto misto ad amarezza che ha pervaso il mondo virtussino e ribaltarla in orgoglio. Il libro del campionato ha ancora tante pagine da scrivere. Anche contro la Sambenedettese la squadra ha dimostrato qualità e personalità per raggiungere il proprio obiettivo. Deve solo continuare a credere di potercela fare. Con o senza il giallo fosforescente di Pasciuta.

Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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