Le olimpiadi a Milano e Cortina: nel paese di «No» si può anche dire «Sì»

Poteva essere «c’avemo le olimpiadi a Rrroma» è invece è un «gh’avemo le olimpiadi a Milàn e Cortina». È la curiosa storia dialettale e assai provinciale di un Paese abbonato al NO, ma che pare aver imparato a dire per fortuna anche . E così una candidatura in condominio, partita timidamente in sordina tra lo scetticismo generale, alla fine i cinque cerchi dell’armonia (da noi, più di frequente della discordia) ce li porta a casa con tanto di parata finale in Arena. Ci siamo presi una bella rivincita su quella Svezia, che venti mesi fa nella notte da tregenda di San Siro ci aveva lasciati in mutande tra lacrime e piagnistei.

Veniamo alle cose serie. Due anni fa Giovanni Malagò e Diana Bianchedi si erano visti sbattere la porta in faccia dalla sindaca della capitale Virginia Raggi. Anzi, a dire il vero dopo una penosa anticamera di quaranta minuti, i due abbandonarono il Campidoglio senza essere nemmeno ricevuti. La candidatura di Roma ai giochi del 2024 finì al macero. Uno schiaffo. Da quel giorno si è accesa la lampadina sulle olimpiadi invernali del 2026, perchéMalagò sarà anche un po’ piacione, ma è uno che non molla l’osso. Della partita faceva parte anche Torino, ma la sindaca pentastellata Chiara Appendino non ha impiegato molto a scendere dal treno. Altro ceffone a cinque stelle (anzi, dita).

Il presidente del Cio Thomas Bach legge il verdetto

Rimaste in due, Milano e Cortinanon han fatto una piega, hanno serrato i ranghi e costruito il proprio percorso con più concrete possibilità di successo (tre città sotto un’unica bandiera erano oggettivamente troppe). L’Italia ha per una volta messo da parte divisioni e litigi, e per usare un’inflazione «ha saputo fare squadra», segno che quando vogliamo, qualcosa di buono siamo ancora capaci di fare in questo paese. Al progetto hanno aderito vallate alpine che manco si parlavano: Cortina riavrà la sua leggendaria pista da bob (sport praticamente sparito in Italia) che porta il nome di Eugenio Monti; avrà poi le gare di sci alpino femminile sulle Tofane, e il curling; Bormio ospiterà le gare di sci maschile (la Stelvio non ha nulla da invidiare alla Streif di Kitzbuhel ); alla Val di Fiemme vanno sci nordico e salto dal trampolino, le specialità della casa; il biathlon sarà di scena nel tempio di Anterselva. Primizie, eccellenze. Dopo i pasticci offerti dal recente mondiale svedese di sci alpino sul panettone umidiccio di Åre, ci chiediamo come gli svedesi potessero solo pensare di spuntarla di fronte a cotanta grande bellezza.

Il Cio ha fatto tesoro degli errori/orrori del recente passato: stop a opere faraoniche, stop a cattedrali nel deserto, stop a spese folli tradotte in macerie postolimpiche; la parola chiave è ora «sostenibilità». Se Milano-Cortina si presentava con l’83% degli impianti già in funzione, significa che la strada era quella buona. Il resto lo hanno fatto il fascino di un paese come il nostro, e l’unità d’intenti delle istituzioni incarnate dal Coni, il governo, ma soprattutto dal sindaco di Milano Beppe Sala e il governatore del Veneto Luca Zaia. Pd e un leghista, che remano nella stessa direzione, roba da non credere, tanto che pensavamo di essere su “Scherzi a parte“. E invece è tutto vero.

Milano sulla scia dell’Expo ha cambiato volto (anche Torino beneficiò dell’olimpiade), è oggi una metropoli di stampo internazionale e nel 2026 non potrà che rafforzare tale accezione. Diverso il discorso per Cortina, che da anni cerca il rilancio: per tornare a essere la Regina delle Dolomiti, non bastano più la bellezza delle montagne che la incoronano, o la gloria dei giorni andati con tanto di sfilata vip in Corso Italia. Servono infrastrutture, impianti all’avanguardia, e una viabilità degna di questo nome. I mondiali di sci alpino tra due anni, e l’olimpiade del 2026 sono un’occasione più unica che rara. Ora o mai più, quindi.

Michela Maioli e Sofia Goggia a Losanna

Adesso viene però il difficile, perché tolte le coccarde dalle giacchette e messi nei cassetti i disegnini, è già tempo di rimboccarsi le maniche. Sette anni passano in fretta, sarà bene tenerlo a mente. Vediamo di fare di questa opportunità, un successo e non un rimpianto. Gli scempi del passato sono un monito vivo davanti a noi; fatevi un giretto a Cesana, sotto lo sguardo sdegnato del Monginevro, a vedere in che stato versa la pista di bob costruita per Torino 2006. Capirete di cosa parliamo. La festa è stata bella, ma è finita. Ora è solo tempo di mettersi a lavorare e mantenere la parola data. Bell’impegno, bella sfida che sa di New Deal. I bilanci li tireremo a conti fatti. Il lunedì di Losanna è stato un successo, ma è solo il primo passo. Non abbiamo ancora fatto nulla. Avanti!

P.S. Una curiosità. A Virgì…mo’ hai visto che ce l’hanno fatta quei due porelli cui hai sbattuto la porta in faccia. Dicce un po’… ma non è che te sei pentita e stai un po’ a rosicà?

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Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere del Veneto, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, TuttoHellasVerona.it, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sei libri e sto ora lavorando al settimo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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