L’importanza del timoniere

Ventiquattro punti da conquistare in dieci partite. L’obiettivo minimo per puntare a una miracolosa salvezza si riassume in numeri che non lasciano spazio alla fantasia.

Un filotto di vittorie da puntellare con un paio di pareggi è l’unica strada percorribile per rendere indimenticabile, in accezione virtuosa, una stagione che finora, per molti versi, sarebbe da rimuovere in fretta dai ricordi.

Si gioca per vincere

Il Chievo di Bergamo ha confermato di essere una squadra ben diversa da quella che da agosto dal campo è uscita solo una volta festeggiando una gara da tre punti. Giocare per vincere a casa di una delle formazioni più in forma della serie A – e non esserci andati troppo lontano nel farlo, grazie anche alla perla di Riccardo Meggiorini – non è cosa da poco. Inoltre, i gialloblù negli scontri diretti non sono mai apparsi inferiori a nessuna delle compagne di sventura nei bassifondi della classifica.

Tralasciando i noti aspetti extracalcistici, il cruccio semmai è quello di non aver potuto contare su una reale compattezza e convinzione di poter essere della partita fin dalla prima parte di stagione. È stato sufficiente osservare l’approccio e il rendimento nelle due rispettive gare contro l‘Atalanta per far emergere quelle differenze sostanziali che potrebbero trasformarsi nel grande rimpianto qualora il “miracolo” non dovesse accadere.

Il mese di Ventura


Gian Piero Ventura (Foto Udali)

La prima di Gian Piero Ventura contro la Dea nerazzurra fu un disastro assoluto. Nella presunzione di adattare la compagine alle proprie prerogative, l’ex Ct azzurro peggiorò ulteriormente la situazione. Snaturare le caratteristiche di un team già in crisi tolse ulteriori certezze a chi aveva semmai necessità opposte. 

In definitiva, la netta sensazione è che le quattro partite della sua gestione, con Mimmo Di Carlo in panchina avrebbero potuto fruttare, a star stretti, quattro punti in più. Che avrebbero cambiato la storia dell’annata quanto a gestione delle gare e oggi, magari aggiunti a quelli che le sviste del Var hanno impedito di ottenere, consentirebbero di osservare un quadro delle prospettive molto diverso, sia sul piano psicologico che numerico.

Il pragmatismo di Mimmo

L’approccio di Mimmo, tra basso profilo, pragmatismo e senso di appartenenza, ha prodotto il cambio di passo mentale tanto atteso. Seppur non confortato in ultima analisi da un vero cambio di passo in termini di risultati – non solo, come sappiamo, per i limiti della compagine – il suo avvento ha permesso di riaccendere la fiammella della speranza.

Senza Pellissier la capacità di produrre in fase offensiva tende ad annacquarsi, così come le assenze hanno spesso costretto Di Carlo a rimescolare le carte attingendo a soluzioni di emergenza. Tuttavia al mister va dato atto di aver cercato di gestire il materiale umano a disposizione coinvolgendo tutta la rosa come poche volte si è visto dalle nostre parti in maniera così profonda.

L’ultima chance

È implicito che appaia quantomeno poco realistico che in dieci gare una squadra riesca ad ottenere il doppio dei punti totalizzati nelle precedenti ventotto. Tuttavia, partire già battuti serve a poco. 
L’intensità e la partecipazione emotiva agli allenamenti è evidente a chi bazzica dalle parti di Veronello. E la stessa la si percepisce ogni volta in cui Stefano Sorrentino e compagni scendono in campo, come è avvenuto a Udine, col Milan e al cospetto dell’Atalanta.

Un merito non secondario va sicuramente a chi ha in mano le redini del gruppo e nella vecchia guardia che se ne ė fatta innanzitutto interprete. Come ha ricordato il portiere gialloblù nel dopo gara a Bergamo, giocare nel massimo campionato è il sogno di tutti. È un’opportunità figlia di fatica e dedizione, da godersi giorno per giorno e da difendere con le unghie. Pur restando coi piedi per terra, la consapevolezza è avere al timone l’uomo giusto per provare l’impresa impossibile. Per questo, comunque vada, sappiamo che il Chievo si giocherà le residue carte in mano fino al a quando eventualmente la matematica non lo separerà dalla serie A.

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Paolo Sacchi

Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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