Lo spirito (negato) del Var

Errare è umano e l’arbitro migliore al mondo è notoriamente quello che sbaglia meno. Si era partiti con l’idea di un calcio privo di errori e invece ci si è ritrovati con un indigeribile Chievo-Fiorentina. Introdotto con lo scopo di ridurre abbagli e situazioni conclamate non colte dai direttori di gara per evitare quanto possibile che condizionino l’esito delle partite, il Var non pare abbia davvero risolto il problema. La prova è arrivata domenica sera: siamo tornati punto a capo.

L’innovazione tecnologica, per quanto ben disciplinata, non ha eliminato un’umana facoltà: la discrezionalità nel giudizio. Lo sostiene la regola numero cinque del gioco del calcio. Le decisioni devono essere «assunte dall’arbitro al meglio delle sue possibilità, in conformità con le Regole del Gioco e lo spirito del gioco» e con «la discrezionalità di assumere azioni appropriate». Riassunto: il regolamento è un caposaldo ma deve essere talvolta interpretato con buon senso. Chiaro, no?

Il presupposto del Var

Il principio fondamentale dell’utilizzo del Var è inequivocabile: vanno corretti soltanto gli errori chiari. Ovvero, la domanda che si deve porre chi è chiamato a decidere non è “la decisione dell’arbitro era giusta?”, ma bensì se “era chiaramente sbagliata?

Chievo-Fiorentina è stato il perfetto caso studio di quel che dovrebbe essere la teoria e di come invece i conti sul campo si devono fare con la pratica. La variabile a volte impazzita dell’autonomia decisionale delle giacchette nere è espressa in maniera sublime dal primo emblematico caso avvenuto nel match tra gialloblù e viola.

Perché è stato annullato il gol a Giaccherini? Regola numero sedici, comma due. «Se un avversario, che si trova nell’area di rigore quando il calcio di rinvio viene eseguito, tocca il pallone o lo contende prima che venga toccato da un altro calciatore, il calcio di rinvio verrà ripetuto». Nell’azione specifica, prima dell’errore di Lafont, in pressing su Victor Hugo e evitando di transitare in area di rigore, Pellissier calpesta qualche centimetro della linea che incrocia il vertice alto. Uno spazio infinitesimale “sufficiente” a giustificare l’intervento degli addetti al monitor? Un’azione talmente scorretta da far optare per l’annullamento dell’intera azione da cui ne è scaturita la rete del Chievo? Su, non scherziamo: è un gol negato per un cavillo.

Feticismo a intermittenza

Anche se i presupposti tecnicamente appaiano corretti (la linea fa parte dell’area di rigore e per qualche frazione di secondo la palla non era stata ancora toccata dal difensore della Fiorentina) quanto accaduto apre un grande quesito: qual è la soglia dell’intervento del Var?

Nella fattispecie, la pignoleria è sembrata sforare il feticismo, in una situazione non dissimile dal caso dell’annullamento del gol di Pellissier contro il Frosinone per fuorigioco millimetrico di Radovanovic su azione da calcio d’angolo.

Una casistica per molti versi in contrasto sia con lo spirito del gioco che dell’utilizzo dello strumento. Che invece, sorprendentemente, domenica scorsa poi non è stato utilizzato in altri episodi ben più netti.

Pochi minuti dopo la cancellazione della rete di Giaccherini, il capitano del Chievo è caduto a terra in piena area per una evidente spinta alle spalle. Nel secondo tempo Lafont ha parato a Pellissier un rigore avanzando irregolarmente dalla linea di porta prima della battuta dal dischetto. Nessuno ha sentito il dovere quantomeno di ricontrollare quanto accaduto. Regolamento, spirito del gioco e buon senso sono rimasti nel taschino.

Il chiaro ed evidente errore”

Articolo cinque comma quattro del regolamento pubblicato dalla Figc: l’arbitro può essere assistito dal VAR solo in caso di un chiaro ed evidente errore o grave episodio non visto in relazione a una serie di circostanze. Ovvero, come spiega la stessa Aia, la casistica è circoscritta a: rete segnata o non segnata; calcio di rigore o non rigore; espulsione diretta (non seconda ammonizione) e scambio d’identità quando l’arbitro ammonisce o espelle il calciatore sbagliato. Insomma, mentre il “chiaro ed evidente errore” in realtà non sussisteva nel presupposto dell’utilizzo nel Var in seguito alla rete di Giaccherini, nei due successivi episodi che hanno visto coinvolto Pellissier (rigore non accordato e parata irregolare sul rigore) è sbalorditivo che nessuno abbia sentito la necessità di verificarne la (non) correttezza, ancor di più alla luce della prima decisione.

Fiscalità quasi morbosa in un caso, sconcertante indifferenza in altri, oltretutto visibili ad occhio nudo. Arbitrare non è semplice, individuare un’uniformità di giudizio ancor di più ma il retrogusto amarissimo comparso nella bocca di Mimmo Di Carlo e Luca Campedelli al termine dei novanta minuti di domenica scorsa non solo è comprensibile ma ben motivato.

Anche se le immagini degli episodi contestati non appaiano nella video-sintesi della gara sul sito della Lega (altra stranezza) per chiunque li ha abbia visionati dal vivo è del tutto evidente che durante Chievo-Fiorentina siano venuti meno i presupposti che sovraintendono le regole. Non solo non è stato applicato il regolamento ma pure il buon senso e lo spirito del gioco sono andati a farsi friggere. Con un conto finale salato solo per il Chievo.

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Paolo Sacchi

Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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