Mercato: il bilancio delle veronesi

Gli spifferi sono finiti: la finestra estiva del calciomercato è finalmente stata chiusa. Per la gioia degli allenatori, che da oggi potranno lavorare senza il timore di trovarsi qualche volto nuovo o in meno nello spogliatoio. A guardar da vicino le operazioni, le tre formazioni veronesi escono sorridenti da questa sessione di trattative. Vediamo il perché.

Hellas: organico completato

Chi ben inizia è a metà dell’opera? Forse sì, per quanto sia prematuro affermarlo dopo sole due giornate di campionato. Per quanto esista una consapevolezza che quest’anno la serie A sarà un torneo complicato, l’Hellas guarda avanti con fiducia. La vittoria di Lecce ha rasserenato l’ambiente. Nelle stesse ore la dirigenza ha completato l’organico presentando al proprio tecnico una rosa in cui dispone di un’alternativa per ruolo. Il cocktail che proporrà Ivan Juric è un shake d’ingredienti tra cui alcuni decisamente esotici. Tra i vari volti nuovi, Filippo Fusco ha pescato dal cilindro Rrahmani e Amrabat, sconosciuti al grande pubblico ma che in realtà potrebbero rappresentare stuzzicanti sorprese in un torneo in cui, in termini di qualità, la fascia medio-bassa delle compagini appare più insidiosa rispetto alle ultime stagioni.

Ivan Juric con Filippo Fusco

Genoa 2 – la vendetta

Lo zoccolo duro della campagna rafforzamento poggia su elementi dal passato in comune con il tecnico di Spalato. Anche se reduci da una stagione senza grandi soddisfazioni, i quattro freschi ex genoani arrivati a Verona (Veloso, Lazovic, Bessa, Guenter, oltre a Bocchetti) permettono all’Hellas di scrollarsi di dosso una buona dose del gap tecnico e di esperienza rispetto alle rivali. Non mancano i giovani, vedi Pessina, match winner nella trasferta in Salento. Il tormentone finale legato alla punta si è chiuso con i milioni investiti su Stepinski. Su di lui ora ci saranno gli occhi addosso di tutta la città: Mariusz è chiamato a dimostrare di avere le carte in regola per aiutare Juric nel portare in salvo la squadra. A proposito: l’obiettivo della società non è certo criptato: arrivare a maggio con tre squadre alle spalle in classifica.

Chievo: bye bye Mariusz

Le ultime ore del mercato del Chievo ruotavano attorno a eventuali uscite con un ptenziale effetto domino sulle entrate. La partenza di Stepinski, per cinque milioni e mezzo, quando tra dodici mesi verrà obbligatoriamente riscattato dall’Hellas, era ormai scritta. In un mondo del calcio che talvolta presenta cifre surreali, nella fattispecie sono altri soldi veri che entrano nelle casse gialloblù, per una plusvalenza tutto sommato congrua rispetto al valore per un centravanti di 24 anni che ha all’attivo undici gol in A in due stagioni. L’ideale rimpiazzo, Millico del Torino, è svanito per il ritardo della consegna dei documenti da parte del club granata. Peccato: sarebbe stato utilissimo per far rifiatare un attacco dai dati anagrafici “importanti”. L’organico in avanti resterà dunque invariato: Meggiornini, Djordjevic, Pucciarelli e Giaccherini hanno tutto per garantire maturità ed esperienza, così come Obi sulla linea mediana. L’auspicio è che in un torneo di B onestamente non prolifico di talenti possano fare la differenza, soprattutto se sapranno sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda giusta. A loro, con la fascia al braccio, si aggiunge Cesar. Il Boss e i compagni della vecchia guardia dispongono di tecnica, capacità tattiche e esperienza fuori categoria rispetto al campionato cadetto.

Sergio Pellissier

Vignato resta, benvenuto Dickmann

Se la necessità della riduzione del monte ingaggi trova riscontro con l’uscita – data ormai per scontata – di Hetemaj, partito alla volta di Benevento, un tema aperto era la copertura della posizione di esterno basso destro in difesa, finora occupata in emergenza dall’ottimo Bertagnoli. Dickmann, ingaggiato in prestito dalla Spal, è un giocatore che in B può offrire garanzie. Altro nodo cruciale era la permanenza o meno di Vignato. Troppo modesta l’offerta arrivata dalla Samp, che sperava di trovare un interlocutore morbido. Buon per tutti: il ragazzo potrà crescere ancora al Chievo con la potenzialità di diventare un fattore nel corso della stagione. Sull’eventualità di prolungare l’accordo, Sergio Pellissier si è detto positivo: comunque vada, ad oggi la permanenza di Emanuel è da considerare un valore aggiunto ad una rosa che, seppur rivoluzionata per ragioni di cassa, resta di ottimo livello anche grazie agli innesti preventivi di Esposito e Segre. Marcolini ha dimostrato di avere carattere e doti giuste per gestire il gruppo. I “vecchi” e l’esplosione di Vignato saranno l’ago della bilancia: la serie A non è un miraggio.

Virtus: missione compiuta

Ultimi ritocchi in casa Virtus. Già nel corso dell’estate i rossoblù avevano puntellato l’organico alle caselle “esperienza” e “fisicità” in tutti i reparti. Santacroce, Cazzola, Lupoli, Odogwu e Magrassi sono materiale umano in grado di far crescere il valore assoluto della formazione. Nel frattempo, semmai restavano aperte due posizioni in cui la rosa era perfezionabile: un mediano di qualità a snellire la manovra davanti alla difesa e un’alternativa tra i fantasisti offensivi.

La presentazione di Fabiano Santacroce

Marcandella ultimo tassello

Al Gavagnin la scorsa settimana Diego Campedelli aveva già accolto a braccia aperte Manuel Di Paola, elemento ideale per ricoprire la posizione di playmaker. Nei giorni scorsi è stato il turno di Davide Marcandella. Il ragazzo, che porta in dote dodici presenze in B col Padova nella passata stagione, di cui due da titolare, potrà dare un contributo variegato sullo scacchiere virtussino. Con Fresco che mette in campo i suoi partendo dal rombo, per poi alternarlo al tridente e, a tratti, anche al 4-4-2, il neo arrivato è in grado di operare sia da trequartista che largo, all’ala. Insomma, si aggiunge a Da Silva e Manarin nelle opzioni offensive con una duttilità interessante. Trovata l’intesa, sia economica col giocatore che contrattuale con chi lo ha ceduto (in prestito con diritto di riscatto), il 22enne padovano è l’ultimo tassello di rosa che oggi può definirsi davvero completa. Per Danti e compagni star fuori dalle ultime cinque piazze non è affatto un obiettivo impossibile. Anzi.

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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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