Mille di questi gp? No grazie!

La Formula 1 archivia il Gran Premio numero 1.000 della sua gloriosa storia iniziata ufficialmente nel 1950 con una gara che, vista la ricorrenza, avrebbe meritato ben altro spettacolo. Invece sul circuito di Shanghai è andata in scena una corsa che ha offerto ben poche emozioni (leggasi sorpassi), ha lasciato qualche dubbio e dato alcune conferme.

Partendo da queste ultime, la garanzia assoluta che viene fuori dal gp asiatico è senza dubbio il suo vincitore Lewis Hamilton. Il penta campione del mondo, che non ha certo bisogno di dimostrare più alcunché, anche in questo avvio di stagione si sta confermando un inarrestabile macinatore di risultati e punti (già 68 dopo la terza gara). Potrà disporre da anni della monoposto migliore del lotto, potrà essere un personaggio a volte divisivo per il grande pubblico, sarà pure troppo dedito alla vita mondana e all’autocelebrazione sui social. Sta di fatto che quando è nel weekend di gara la sua dedizione al lavoro è totale, così come la qualità e costanza delle sue performance.

Lewis Hamilton

Pertanto, a suon di prestazioni maiuscole e zero errori, più un pelo di fortuna che si sa aiuta gli audaci, è balzato in testa alla classifica e ha già ridimensionato il primo degli avversari, il suo compagno Bottas che comunque si è contraddistinto per un inizio di campionato molto buono (1 vittoria e 1 pole all’attivo, finora). Altra certezza, continuiamo a sottolinearlo, è la Mercedes, che anche quest’anno sembra aver estratto dal cilindro la vettura vincente e per ora iper affidabile. Qualcuno ha fatto notare che era dal lontano 1992, anno del dominio di Nigel Mansell (unico titolo piloti vinto nella sua pur brillante carriera) e della Williams Renault a sospensioni attive, che il campionato non iniziava con tre doppiette del medesimo team nei primi tre gp. I ferraristi hanno di che fare gli scongiuri, perché quel mondiale piloti il mitico baffo britannico se lo aggiudicò già in piena estate, con parecchie gare d’anticipo sul finale.

Nigel Mansell nel 1992

Venendo al baffo “nostrano”, ossia Sebastian Vettel (che con Mansell ha in comune anche il n. 5 sul frontale della propria monoposto e… null’altro!), stavolta va segnalato che ha avuto una condotta apprezzabile per tutto il weekend, senza sbavature, e di fatto, esclusa la partenza,  è stato sempre davanti a Leclerc pur se di poco. È vero, lo ha aiutato la strategia della squadra che invece ha penalizzato più del dovuto il suo compagno di squadra (regalando il quarto posto finale a Verstappen), però quando c’è stato bisogno ha risposto come si deve, vedi l’ottima e intelligente manovra di resistenza al sorpasso della furia olandese intorno a metà gara. Riuscendo così ad agguantare il suo primo podio stagionale. Onestamente di più non poteva fare col mezzo a disposizione.

Il circuito di Shanghai

A questo proposito il dubbio, insinuato da molti commentatori, sorge sulla Ferrari e riguarda principalmente l’affidabilità della sua power unit. La sensazione è che a Maranello abbiano deciso di ridurre provvisoriamente la potenza per non incappare in brutte sorprese, ovviamente a discapito delle prestazioni. Sta di fatto che sui due lunghi rettifili dell’autodromo cinese la Rossa era sì la più veloce, ma la differenza coi concorrenti non era così marcata. Se a questo si aggiunge la minore efficacia in curva palesata rispetto alla Mercedes, ecco spiegato il gap sul giro secco confermato anche sul passo gara.

Fra due settimane nuovo appuntamento con la Formula 1 sul circuito cittadino di Baku, capitale dell’Azerbaijan. Sulla carta una pista più adatta alle caratteristiche della Ferrari, che dovrebbe ripetere quanto di buono fatto in Bahrain (e speriamo solo quello), visto che anche là conterà soprattutto la potenza del motore. Vedremo. Una cosa è certa, gli sviluppi tecnici sulla vettura ora saranno determinanti per cercare di colmare la distanza dalle prestazioni dei rivali anglotedeschi e, soprattutto, quella più significativa che si sta evidenziando nelle classifiche piloti e costruttori. Prima che Hamilton, per la troppa noia, inizi a postare su Instagram foto della Rossa inquadrata dal suo specchietto retrovisore.

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Paolo Scarteddu

Paolo Scarteddu

Sardo d’origine (molto fiero di esserlo), ho vissuto gran parte della mia vita a Verona dove ho studiato e tuttora risiedo e lavoro nel settore bancario. Appassionato di motori fin da ragazzino, in generale sono affascinato da tutti i veicoli che corrono su terra, acqua e cielo. Tifoso ferrarista da sempre, provo ad essere commentatore imparziale delle vicende sportive della Rossa.

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