Nico nel Cuore, un torneo dove vincono tutti

Mentre sabato e domenica il centro città era popolato da bambini e adulti contagiati dalla magia del Tocatì, pochi chilometri a est si consumava il “feroce” e festoso assedio dei piccoli calciatori di tutta Europa, convenuti per la XV edizione di “Nico nel cuore”, Torneo Internazionale di calcio riservato ai pulcini, intitolato a Nicola Invento, un ragazzo stupendo, innamorato della sua famiglia e del calcio, che ha smesso troppo presto di calcare l’erba verde delle risorgive della Valsquaranto.

Pronti per entrare in campo

Nel suo nome, da anni un gruppo di visionari organizzati, l’Associazione Nico nel Cuore, porta avanti un progetto sportivo, certo, ma anche di grande solidarietà. Tutte le persone coinvolte sono volontarie, gli sponsor coprono i costi ingenti e con il ricavato si possono fare grandi cose: chi decide di andare a cena in un tendone chiassoso, in mezzo a bimbi di ogni età, invece del solito ristorante, o si beve un paio di birre in compagnia guardando le partite dei baby-campioni, contribuendo anche a migliorare la situazione di bimbi più sfortunati, nati in un paesino minuscolo incastonato sulle Ande.

Grazie alla collaborazione con “Operazione Mato Grosso”, chi dona o spende al “Nico” aiuta a costruire i servizi di base nella piccola Ticllos: negli anni, sono stati costruiti e attrezzati una scuola primaria, un ospedale e un educandato per ragazze che imparano a diventare maestre; è arrivata l’irrigazione nei campi, permettendo di piantare cereali e alberi da frutto, sia per il sostentamento della popolazione contadina, che per la vendita. Una piccola economia virtuosa è cresciuta grazie alla solidarietà.

La solidarietà parte dei più piccoli

«Il grande cuore del Nico continua a battere, a spronarci e a fare il bene di tante famiglie dall’altra parte del mondo» racconta un organizzatore, tra i primi testardi a mettere in piedi la macchina 15 anni fa.

All’inizio furono coinvolte alcune squadre italiane, oltre alle due veronesi e alla squadra locale uscita vincente dal torneo provinciale “Giocando per Nico” ma nel tempo sono passate da questo torneo diverse tra le squadre più famose e blasonate, molte delle quali tornano ogni edizione. Qualche anno fa, il grande salto: diventare un torneo internazionale e spostare la location dal bellissimo campo della società Niù Castèl di Mizzole al più grande e attrezzato impianto del Montorio FC. Lunghi mesi a creare contatti, a riconoscere e coltivare nelle squadre europee lo stesso spirito dei nostri organizzatori, tanta pazienza per cercare di accogliere le richieste dei diversi settori giovanili. Tutto questo è il “Nico nel Cuore”.

Girando tra i tavoloni dedicati a ciascuna squadra, si sentivano parlare molte lingue diverse ma uguale l’atteggiamento per tutti: la faccia di questi bambini di 9-10 anni si riflette su quelle di genitori e persone più anziane, un po’ della luce nei loro occhi illumina tutto intorno. Alcuni di loro uscivano dal proprio Paese per la prima volta, raccontando di non aver mai mangiato la pasta così buona e di essere felici di incontrare altri ragazzi così diversi e tanto simili a loro.

Patrick, 9 anni, era accompagnato dai genitori, originari della Nigeria e ora residenti a Liverpool: «Per noi è una pazzia, non siamo certo ricchi e il viaggio è impegnativo. Ma abbiamo deciso di venire, di vedere e partecipare a questa grande festa. E poi, per Patrick è la prima volta fuori da Liverpool». Il pensiero corre al Paddy Clark di Doyle, con le sue avventure, e non è difficile immaginare questo piccolo infilarsi negli stessi guai.

Klaus, 10 anni, gioca per il Bayern München e si lamentava che qui c’è troppo sole. In effetti non era raro cogliere gli allenatori spalmare abbondante crema su pelli decisamente poco abituate al nostro settembre. Poi c’era Brian, mini difensore del Chelsea, che si è fatto un bellissimo taglio di capelli, in onore di Verona e ha chiesto una foto commemorativa.

Brian tifa Verona

Ci sono tante cose in comune tra tutti i ragazzini, italiani e stranieri; così come tante sono le differenze. Non ci raccontiamo favole: la solidarietà è molto onorevole, il ricordo di un amico è uno dei valori più alti dell’essere umano ma questi “nanetti” in divisa colorata, loro, vogliono vincere! Sono andati in campo con una determinazione forse vista in tivù ma probabilmente anche trasmessa loro da allenatori capaci, preparati, che uniscono il fratellone al maestro e al dittatore, in un mix che ottiene silenzio e attenzione. In particolare, le squadre inglesi hanno stupito per la compattezza con cui si muovevano, anche in libera uscita, perfino a cena. Gli accompagnatori sono vent’anni più giovani di quelli delle squadre italiane e i piccoli campioni sono rimasti in religioso silenzio se non veniva chiesto loro di parlare, chiamando l’allenatore “George, sir”. Sentir chiamare un ragazzone bonario e arruffato “signore” fa un bell’effetto, specie se paragonato a certi epiteti che si sentono volare sui campi giovanili veronesi (e non solo).

“Nico nel Cuore” è un torneo bellissimo, con tanti momenti di calcio, anche ad alto livello, e molti altri di gioco fine a se stesso, di interazione tra i “cuccioli” lasciando fuori l’agonismo e la voglia di vittoria. La beneficenza, sicura e gestita senza intermediari, rende questo evento sportivo un momento di vera amicizia e poco conta, davvero, chi vinca il torneo: in palio c’è soltanto l’orgoglio di aver partecipato a una grande festa, in nome e nel ricordo di un grande uomo. Molti dei bambini hanno portato con sé le vecchie scarpe, che si sa a quell’età scappano subito; altri hanno lasciato qui quelle che hanno usato oggi, sia gli scarpini da calcio che le buone vecchie sneaker. Mentre le aggiungevano al grande mucchio, pensavano a quegli altri bambini dall’altra parte del mondo e alla loro stessa voglia di vincere, in ambiti ben più complicati del prato impeccabile del campo del Montorio.

Lunga vita a Nico, al suo grande Cuore e a questi ragazzini che lo fanno battere sempre più forte e lontano.

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Barbara Salazer

Gira il mondo da una vita, collezionando facce e storie, ma torna sempre a casa, prima o dopo. Ha forse sbagliato studi e lavoro, ma non rinnega nulla e crede fermamente nel dare a se stessi una seconda (e terza...) opportunità. Ama la vita, la musica, i libri, il caffè e la stout. Odia la gente, ma non può farne a meno. Sta scrivendo una "Teoria della Lentezza" che potrebbe anche arrivare in libreria, con molta calma. Ha un solo difetto: l'Hellas Verona.

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