Non è finita finché non è finita

Al minuto ottantasette di Chievo-Inter, in uno dei rari momenti di pausa di una partita intensissima, ai lati della tribuna stampa una parte minoritaria del pubblico si alza dal proprio seggiolino con l’intenzione di lasciare lo stadio. A giudicare dai colori delle loro sciarpe, sembrano supporter nerazzurri o semplici appassionati piuttosto che tifosi gialloblù.

Qualunque sia la loro fede calcistica, dimenticano la lezione numero uno del football: le partite non sono finite finché non sono finite. Che stiano optando per congedarsi dai ventidue in campo per il timore del traffico al termine del match o piuttosto perché ritengono la gara virtualmente conclusa, la sensazione è che stiano commettendo un grosso errore. Tanto da spingere chi scrive a sottolinearlo in diretta durante la radiocronaca della gara.

Prima che l’arbitro fischi tre volte

Sarà forse stato il cognome dell’arbitro a influenzarci? Comunque sia, parafrasando un noto testo evangelico, che al Bentegodi  sarebbe potuto accadere qualcosa di clamoroso prima che signor Pasqua non avesse fischiato tre volte era più che un presentimento. Ancor più sapendo bene che le partite durano novanta minuti.

Ancor più nel caso di questa contesa rimasta in sottile e straordinario equilibrio nonostante – sulla carta – la diversa cifra tecnica delle due compagini. Tanto che per l’atteggiamento manifestato fino a quel punto dai gialloblù, era naturale pensare che sarebbero restati con la baionetta in mano verso la porta di Handanovic fino a quando il tempo non fosse davvero esaurito.

La magia del capitano

La fase clou del forcing dei padroni di casa ha regalato uno dei momenti più entusiasmati della stagione se non degli ultimi anni. Prima il corner buttato via da Brozovic. Poi, a seguire, l’azione del gol del pari.

Una rete memorabile, arrivata sull’asse Rossettini-Stepinski-Pellissier, con il capitano a suggellare un’altra prestazione da Libro Cuore con un tocco da campione. Una marcatura che ha sublimato il concetto di gioco di squadra e lo spirito del Chievo di Mimmo Di Carlo. La quintessenza di cosa significa “non mollare fino alla fine”.

Scacco all’Inter in tre mosse

Il mantra che sta accompagnando la gestione di mister Mimmo e dei suoi uomini ha permesso di bloccare un’altra delle grandi forze del campionato, proseguire la striscia positiva e, di conseguenza, la rincorsa in classifica. È stato il giusto compendio di una partita intensa, in cui l’allenatore ha saputo leggere e rileggere i frangenti del match attraverso una serie di scelte modulate a gara in corso. Come nel caso dell’innesto di Jaroszynski a inizio ripresa. L’ottimo impatto del polacco, sia in chiave tattica che agonistica, ha destabilizzato i nerazzurri. Che, improvvisamente, si sono ritrovati a dover presidiare le corsie dalla spinta di Depaoli e soci.

Alzato il ritmo, aprendosi a tutto campo, alternando incursioni a terra e lanci lunghi, il Chievo ha messo pressione sulla formazione di Spalletti. Ancora una volta il mister ha gestito al meglio la staffetta dei trequartisti e delle punte. Ottimo il tempismo dell’avvicendamento di Meggiorini e  Giaccherini, attivi anche tra le linee, con Stepinski e Birsa. In soldoni, il Chievo è arrivato tante volte vicino al gol del pareggio quanto Icardi e soci abbiano creato problemi al solito eccellente Sorrentino. Insomma, per quanto giunto al penultimo giro di lancette, il pareggio è stato il risultato più equo.

La rincorsa continua

Il punto arrivato contro l’Inter permette di continuare la rincorsa alla quartultima piazza che, necessariamente, passerà dalla doppia sfida post natalizia a Marassi contro la Sampdoria e tra sei giorni a Verona contro il Frosinone. Per la formazione in questa stagione capace di fermare tre delle quattro prime della classifica ora arrivano due partite in cui sarà importante capitalizzare il massimo possibile in vista della ripartenza di gennaio. Ovvero caricare altro fieno in attesa del potenziale recupero di tutti gli infortunati e di quando, nel caso, il mercato potrà offrire eventuali opportunità. Comunque sia, una volta in più questa squadra ha dimostrato di possedere tutto per giocarsela fino in fondo. Proprio come è accaduto ieri sera.

(foto Udali/AC ChievoVerona)

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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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