Quanto è dura arrivare a vincere nello sport

È risaputo che in ogni sport, individuale o di squadra, arrivare al vertice sia estremamente difficile, specie in discipline molto seguite e praticate dove la concorrenza è davvero alta. Lo è ancor di più salire l’ultimo gradino, quello che distingue chi lotta per vincere da chi vince sul serio. Nella pallavolo maschile la BluVolley Verona è l’emblema di questa assidua e improba lotta per il successo ancora non compiuta. Nata nel 2001 dalla fusione di A.P.I. Volley Isola della Scala e Pallavolo Verona, la denominazione BluVolley Verona è stata assunta solo dopo diversi anni di gavetta in cui la squadra è passata dalla serie A2 alla serie A1, strutturandosi nel frattempo e acquisendo progressivamente quell’esperienza e quella visibilità, necessarie per tentare il grande salto , diventando una contender, come dicono oltreoceano, riferendosi a quelle squadre che possono competere per il titolo. Prima attraverso il supporto di Marmi Lanza, poi con il passaggio a Calzedonia, BluVolley Verona ha sviluppato una politica sportiva ragionevole, senza mai bruciare le tappe, spesso diventando rampa di lancio di atleti di valore. Ottenendo frequentemente buoni risultati rispetto agli organici assemblati e con budget limitati, ha potuto sempre contare su una delle tifoserie più numerose e affezionate dell’intero panorama nazionale, seconda forse solo a Modena, piazza storica per eccellenza. Bene in anni passati, ma non benissimo oggi, perché alla BluVolley Verona manca ancora da compiere l’ultimo salto: dopo l’inaspettata e storica vittoria della Challenge Cup, prima e unica coppa europea vinta dalla società, le ambizioni si sono spostate verso l’alto. Dalle campagne acquisti degli ultimi anni, si evince come i vertici societari abbiano alzato la posta provando davvero a scalare l’ultimo gradino, tendando di vincere. Guardando ai risultati di queste ultime stagioni, BluVolley Verona è, però,  sempre stata respinta, non riuscendo mai davvero a competere con Civitanova, Trento, Modena e Perugia, città che si sono aggiudicate gli ultimi quattro scudetti. I tifosi e gli addetti ai lavori, in trepidante attesa della stagione giusta, si chiedono cosa ancora manchi per primeggiare e se siano stati commessi errori nella programmazione, tali da pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi. Molte sono le analisi che si possono effettuare, ognuna con un alto grado di soggettività, come sempre quando si parla di sport e di risultati, spesso condizionati anche da un certo grado di casualità. La prima valutazione che va fatta è figlia di un confronto con le avversarie di Calzedonia di questi anni. Trentino Volley è una macchina perfetta fin dalle categorie giovanili, seguitissime e vincenti, oliata nei suoi meccanismi e ingranaggi, in cui da anni si punta su un’organizzazione di stampo aziendalista ad alta professionalità in ogni funzione e in cui conta il collettivo, utile a valorizzare il singolo, più che il contrario. Safety Perugia Volley Club e Volley Lube di Civitanova Marche sono invece agli antipodi per impostazione, sempre alla ricerca dei nomi più altisonanti. Da anni hanno gli organici potenzialmente più forti, la prima con meno storia – ma con  un’esuberanza e una voglia di primeggiare senza pari – e la seconda con alle spalle una consolidata nomea di perdente di successo, solo negli ultimi anni edulcorata da alcuni titoli. Infine c’è Modena Volley, la piazza simbolo della pallavolo italiana, a trainare il numeroso movimento emiliano, che si rilancia periodicamente attraverso diverse e contrastanti filosofie progettuali, ma affidandosi sempre al meglio che si possa trovare sul mercato. Basti pensare agli avvicendamenti sulla panchina dei tecnici Lorenzetti, Stoichev e Velasco, tre giganti della pallavolo. Budget di queste società? Difficile parlare di cifre precise in un mondo sempre al confine tra professionismo e dilettantismo sportivo e manageriale, ma sicuramente decisamente superiore a quello che BluVolley Verona in questi anni ha potuto mettere in campo. Forse sta tutta qua la differenza tra Verona e le società che si spartiscono i primi quattro posti nazionali ormai da anni: il denaro. Pur in un contesto di sport di squadra, per vincere occorrono gli interpreti migliori, quei pochi in grado di fare la differenza nei momenti chiave di una stagione, quando una palla vale un campionato. Verona fino a ora non se li è potuta permettere. Quest’anno è arrivato Matej Kazinsky, attaccante di fama mondiale, non più nel fiore degli anni, ma ancora uno dei giocatori più forti del campionato, a dimostrazione che le ambizioni sono molte; basterà? Difficile pensarlo, se si analizzano i provvisori risultati sportivi di questa stagione.
La sensazione più complessiva è che BluVolley Verona sia stata in grado in anni passati di costruire un modello di successo rispetto alle proprie ambizioni di media classifica, spesso presa a riferimento in tal senso, ma incapace di definire il modello al quale ispirarsi per ambire al vertice. Per competere contro budget più alti diventa infatti indispensabile ispirarsi a modelli estremamente raffinati ed efficienti e Trentino Volley, in tal senso, appare come il riferimento più perseguibile. Andando in quella direzione occorrerebbe reclutare il meglio a livello dirigenziale e tecnico, organizzarlo a dovere attraverso un approccio di tipico stampo aziendale –   troppo sovente non applicato alle società sportive – e solo successivamente investire il denaro negli atleti che, come si sa, vanno e vengono e solo raramente lasciano qualcosa oltre alla mera prestazione sportiva. Non è un percorso realizzabile in poco tempo e nel giro di una stagione: occorrono anni e soprattutto la voglia e la lucidità della dirigenza attuale di andare oltre allo schema gestionale attuale che evidentemente ha avuto i suoi pregi fin qui, ma forse va riadattato ai nuovi obiettivi, oltre alla necessità di renderlo compatibile con il budget disponibile. Arrivati a un certo punto però, come insegnano le franchigie degli sport made in Usa, mantenersi intorno a una soglia di onorevole mediocrità di mezza classifica, diventa controproducente e allora, secondo molti, occorre osare e andare all in con scelte forti, non avventate, ma pur sempre rischiose.

Oggi BluVolley Verona probabilmente è in questa fase critica del proprio avvincente e ormai ventennale percorso di crescita. Forse, in assenza di un budget da prima della classe, dovrebbe abbandonare per un po’ i sogni di gloria, risanarsi e riorganizzarsi secondo un modello di massima efficienza, per poi riproporsi al vertice a condizioni diverse dalle attuali. Verona tradizionalmente non è una piazza vincente, avrebbe la pazienza di attendere stagioni perdenti senza esercitare particolari pressioni, ma la dirigenza e il main sponsor attuali sono disponibili a intraprendere tale percorso? In molti fanno il tifo perché ciò avvenga.

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Lorenzo Mori

Lorenzo Mori

Lorenzo Mori, nato a Verona 11 anni dopo l'alluvione di Firenze e pochi mesi prima del rapimento Moro, si alterna tra la professione di consulente free lance (un po' commercialista, un po' controller) e il ruolo di allenatore di pallavolo. Papa' da qualche anno, ha sempre sognato di scrivere un trattato sulla città ideale, ma non lo farà mai; nel frattempo importuna gli amici di Facebook con post di lunghezza immane e pesantezza insopportabile. Nostalgico quanto basta della "polis" greca e dei campioni alla Roberto Baggio, è soprattutto appassionato di neve e boschi e il suo motto preferito, di gucciniana memoria, è: "Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere"

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