Torniamo a parlare di calcio

Negli ultimi due giorni non si è parlato d’altro. Il caso di Mario Balotelli, che ha provocato la squalifica per un turno di campionato di un settore dello stadio Bentegodi, ha tenuto banco sulle pagine di tutti i quotidiani, sollevando un vero e proprio putiferio mediatico. I pareri contrastanti e le relative polemiche che ne sono conseguite hanno distratto l’attenzione degli sportivi verso quella che altro non era che una partita di calcio, facendo passare addirittura in secondo piano l’importante successo ottenuto dai gialloblù.

Il tecnico scaligero Ivan Juric

Contro il Brescia la formazione di Ivan Juric ha conseguito un’importante vittoria, nei confronti di una potenziale concorrente diretta nella lotta per la salvezza. Il bottino di quindici punti raccolto in dieci giornate di campionato rappresenta un risultato decisamente insperato alla vigilia ma di grande sostanza. Nessuno, siamo certi, all’inizio di questa stagione, avrebbe scommesso un solo centesimo su un piazzamento come questo. Basti ricordare l’esagerato scetticismo che accolse l’ex tecnico del Genoa al suo arrivo in riva all’Adige. Nel calcio, tuttavia, le parole lasciano sempre posto al campo ed è di questo, quindi, che bisogna parlare. Il resto, non conta.

Mario Balotelli durante una fase dell’incontro

Sono diversi gli spunti emersi dal match del Bentegodi, indipendentemente dagli strascichi scatenati da Mario Balotelli e da tutto quanto ne è seguito. Fatti che, giusto dirlo per dovere e onore di cronaca, nulla hanno inciso sul risultato finale. Prima di tutto tanto di cappello alla retroguardia gialloblù che si sta dimostrando il vero punto di forza della squadra scaligera. Il bunker eretto davanti a Marco Silvestri si conferma miglior difesa del campionato come numero di reti subite. Merito dei giocatori, sicuramente, ma altrettanto merito di un’organizzazione curata nei minimi dettagli in grado di disinnescare la maggior parte dei pericoli creati dalle altre squadre in zona gol.

Il rovescio della medaglia è, invece, rappresentato da un’innaturale sterilità offensiva dove gli attaccanti sono rimasti a secco sino alla rete di Salcedo contro il Brescia. Stepinski, Di Carmine e Pazzini – quest’ultimo usato con il contagocce fino all’infortunio muscolare che lo tiene fuori da qualche settimana – devono ancora provare l’emozione di gonfiare almeno una volta la rete avversaria. Secondo alcuni il problema risiede nel modulo tattico. Nel 3-4-2-1 adottato dall’uomo di Spalato la punta centrale, infatti, in fase difensiva, diventa addirittura il primo difensore. Un lavoro che sicuramente priva le punte della necessaria lucidità sotto porta. Secondo, altri, invece, il problema principale è rappresentato dalla qualità degli attaccanti a disposizione. Stepinski, sul quale la società ha puntato spendendo una cifra molto alta, non ha riscosso sino ad ora particolare apprezzamento mentre Di Carmine, al suo esordio in serie A, bersagliato da infortuni e dalla voglia di strafare, non ha per ora inciso. Contro il Brescia è finito addirittura fuori dall’elenco dei convocati per scelta tecnica, tanto che Juric ha sparigliato le carte puntanto sul giovane Salcedo. Nell’elenco non figura Pazzini che al momento non sembra godere di particolare considerazione dal parte del tecnico. Juric, comunque, più volte intervistato sul tema, la pensa diversamente. Secondo l’allenatore gialloblù le punte – Stepinski in particolare – fanno un gran lavoro al servizio della squadra. Un atteggiamento secondo lui fondamentale per il suo gioco. Riguardo alla mancanza di gol non si è ancora mostrato particolarmente preoccupato, convinto e fiducioso che prima o poi i gol arriveranno.

Il giovane Salcedo, autore del primo gol contro il Brescia

La presenza di un attaccante da “doppia cifra” rappresenta senza dubbio una specie di condizione “sine qua non” per raggiungere la salvezza. L’attuale situazione sembra smentire in parte questa teoria anche sono molti a pensare che a lungo andare qualche gol bisogna pur farlo, indipendentemente dal basso numero di reti subite. L’affidabilità della retroguardia rappresenta sicuramente un grandissimo risultato, una pietra sulla quale costruire una salvezza. Siamo tuttavia dell’avviso che una maggiore prolificità in zona gol possa essere altrettanto determinante. Al condottiero Juric l’arduo compito di trovare l’equazione giusta.

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Enrico Brigi

Sono nato a Verona nel 1966 e qui vivo. Da qualche anno ho esaudito il mio desiderio di diventare giornalista pubblicista. Da sempre tifoso dell’Hellas, amo scrivere di sport. Ho scritto in passato per "Hellas News" e "Verona News", mentre ora collaboro con "IlNazionale_Verona" dove coordino la redazione sportiva. Sono, inoltre, Direttore Responsabile di "Tuttohellasverona.it" e Condirettore Responsabile di GiovaniGol, testata che segue il calcio giovanile veneto. Il mio sogno nel cassetto è quello di riuscire a scrivere un libro di sport. Le idee non mancano, si tratta solamente di mettersi al lavoro...

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