Tra testa alta e mea culpa

Si ferma allo stadio Druso di Bolzano, al cospetto di una delle regine del campionato, la cavalcata della Virtus. La prima sconfitta dopo quattro vittorie consecutive, non è tuttavia un dramma per il quale stracciarsi le vesti: perdere di misura in casa dell’ambizioso Südtirol, ci sta e per di più la classifica continua a sorridere: sesto posto, ora in coabitazione con Feralpi Salò e Piacenza, prossimo avversario domenica pomeriggio al Gavagnin.

Gigi Fresco l’ha presa bene: «Poteva finire anche pari – ha commentato il Lider Maximo – e non avremmo rubato nulla dopo le occasioni che abbiamo avuto nella ripresa. Il nostro obiettivo resta una salvezza tranquilla, poi una volta che ci salviamo allora magari potremmo pensare ad altro». Tutto vero ma, come del resto lui stesso ha riconosciuto, contro il Südtirol è stata una Virtus a due facce: insolitamente timida e titubante nel primo tempo, aggressiva e pimpante nella ripresa quando in un paio di occasioni ha sfiorato il pari.

La disperazione di Odogwu dopo aver sfiorato il pari

Squadra che vince non si cambia? Non per Fresco che a Bolzano ha usato la mano pesante nel rimescolare le carte: fuori Danti e Sirignano; Danieli centromediano, Sammarco spaesato trequartista, Onescu terzino destro con il povero Rossi, un destro naturale, costretto ad annaspare a sinistra. La risposta agli effetti della mossa, l’ha data nella ripresa lo stesso Fresco, quando ha ridisegnato lo schieramento inserendo Danti sulla trequarti, arretrando Sammarco davanti alla difesa, avanzando Onescu a centrocampo, e mandando infine Vannucci a sostituire Rossi. Almeno il ravvedimento c’è stato. Scorcio anche per il buon Marcandella, giovane che per ciò che ha fatto vedere finora meriterebbe più spazio.

Sotto di un gol, la vera Virtus si è così vista solamente nei secondi 45 minuti, quando con il riassetto ha ritrovato d’incanto i meccanismi giusti. Un peccato, non veniale, aver in pratica regalato un tempo a una squadra forte come il Südtirol che, va detto, i tre punti non li ha certo scippati. Di contro, la truppa di Borgo Venezia non esce affatto ridimensionata dal confronto, a patto però di non smarrirsi in labirinti tattici ai limiti dell’autolesionismo. Che la lezione sia servita? Lo scopriremo domenica contro l’agguerrito Piacenza, una delle tante nobili decadute in cerca di rilancio di questa serie C.

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Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere del Veneto, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, TuttoHellasVerona.it, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sei libri e sto ora lavorando al settimo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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