Trento, l’ombelico del mondo dello sport

Ci è venuto in mente lui, quella vecchia volpe di Mario Cotelli, l’uomo che con le sue geniali intuizioni seppe negli anni settanta forgiare la Valanga Azzurra, la squadra di sci più forte che l’Italia abbia mai avuto e che fece scuola nel mondo. Fu proprio lui un giorno a Sondrio a spiegarci la differenza tra il campione e il super campione, o fenomeno come lo chiamano oggi: «Il campione vince, infila vittorie su vittorie; il supercampione va oltre e agguanta l’impossibile. Da lì nascono le leggende».

E di leggende alla seconda edizione del Festival dello Sport organizzato dalla Gazzetta dello Sport a Trento, ne abbiamo viste parecchie: 130 eventi con più di 300 ospiti per quattro giorni di sport raccontato dai grandi protagonisti e vissuto nei camp in città. Trento per quattro giorni è stata l’ombelico del mondo dello sport; non è un caso, aggiungiamo, se da un recente sondaggio redatto da Il Sole 24 Ore, è risultata la città con il più alto indice di sportività in Italia. Lo sport a casa sua quindi, e lo abbiamo del resto potuto constatare con i nostri stessi occhi: centro storico pedonale, piste ciclabili ovunque, mobilità sostenibile con il noleggio dei veicoli elettrici; ma soprattutto poche automobili su strade in perfette condizioni, tantissime biciclette, e la maggior parte della gente a piedi o sui mezzi pubblici. Un assaggio del futuro che vorremmo.

Tornando a noi, va detto che il Festival dello Sport è davvero un’idea geniale: una sfilata di campioni e campionissimi che a Trento vengono per raccontarsi. Lo fanno nei teatri, nelle sale civiche, negli auditorium: esci da uno, entri nell’altro in un susseguo di appuntamenti imperdibili. Pochi metri, giusto due passi nel piccolo e delizioso centro storico, e passi da una stella all’altra; da Federica Pellegrini a Karl Heinz-Rummenigge, da Gelindo Bordin e Stefano Baldini al grande Milan di Arrigo Sacchi, da Peter Sagan a Eddy Merckx, da Adriano Panatta e Paolo Bertolucci a Alberto Tomba, da Edwin Moses a Roberto Baggio, da Alex Zanardi a Deborah Compagnoni fino a Vincenzo Nibali, solo per citarne qualcuno.

Per chi lo sport lo ama e lo racconta, è come per un bimbo stare al luna park senza la mamma che gli dice che quello con lo può fare e che è giunta l’ora di andare a casa. Una goduria senza limiti, diciamolo pure. E poi ci sono loro, le leggende, perdonateci se non li chiamiamo fenomeni, ma la parola ci alimenta allergie: più che fenomeni, a Trento abbiamo visto infatti solo uomini e donne, campionissimi mostrare senza filtri né reticenze il loro lato umano nel racconto delle loro storie. È il fascino del teatro, la magia che solo il contatto visivo diretto può sprigionare: è la differenza tra un concerto dei Pink Floyd dal vivo o sul dvd. Vorrai mica mettere?

Alberto Tomba
Roberto Baggio con il direttore della Gazzetta dello Sport Andrea Monti

Esempio ne è stato Roberto Baggio, un fuoriclasse puro che della sua fragile sensibilità ha fatto la sua prima grandezza, al quale il popolo dello sport di Trento ha riservato una dichiarazione di amore eterno. Il tributo è andato in scena sul palco del Teatro Sociale: fossero stati tre i teatri, non sarebbero bastati ad accogliere tutte le persone che per ore sono rimaste in fila in strada. Oppure Alberto Tomba, esilarante e irrefrenabile, come quando divorava pali su pali sulle piste del circo bianco.

Quella di Trento è stata una grande festa dello sport. Una celebrazione cui hanno partecipato tanti, tantissimi giovani: ed è stata proprio questa una delle note, fra le tante, che ci ha fatto più piacere. Saremmo bugiardi, se non confessassimo di aver provato una punta d’invidia al solo pensiero di quanto sarebbe bello, ospitare un’edizione del Festival a Verona, città che avrebbe tutto, anche di più, per poterlo fare in grande stile. Tuttavia, mentre Trento si godeva la più bella manifestazione mai dedicata al mondo dello sport, noi esibivamo i bicchieri di vino nelle degustazioni in strada al festival dei tannini e dell’alito pesante on the road. Tranquilli, che presto arriveranno anche i giorni delle salsicce bavaresi agli immancabili mercatini natalizi. È un altro tipo di luna park. A ciascuno il suo. 

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Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere del Veneto, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, TuttoHellasVerona.it, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sei libri e sto ora lavorando al settimo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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