Un sogno chiamato Olimpiadi

Tutto comincia nel lontano 2003 quando Federico Crosara, in seguito a un incidente in motorino, si ritrova a soli 26 anni senza l’uso delle gambe, costretto a muoversi su una carrozzina. Potrebbe essere l’inizio della fine, specialmente per un ragazzo come lui, abituato come tanti coetanei a praticare le più svariate attività sportive. Non è stato così, invece, per Federico che ha trovato la forza per “rimettersi in gioco”. Il suo nuovo compagno di viaggio da qualche anno si chiama tennis tavolo paralimpico, disciplina sportiva nella quale ha iniziato a collezionare successi e grazie alla quale inizia a coltivare un piccolo sogno.

Come è nata la passione per il tennis tavolo? «
Ho conosciuto una ragazza di Verona con la mia stessa disabilità che aveva trovato nel tennis tavolo paralimpico la possibilità di praticare uno sport. La Fondazione Bentegodi annoverava questo sport tra le sue discipline e ho quindi deciso di tentare l’avventura. Dopo i primi periodi, i buoni risultati ottenuti mi hanno consentito di mettermi in mostra, tanto da meritarmi addirittura l’entrata nell’orbita della nazionale. Un pizzico di fortuna ha, poi, fatto il resto. Degli otto componenti la squadra azzurra, infatti, ben quattro erano di Verona e questo ha fatto sì che la il Comitato Italiano Paralimpico decidesse di far nascere proprio qui un Centro Federale dedicato al tennis tavolo.»

Qual è la struttura del Centro Federale ?
«Il Centro Federale è stato inaugurato nel 2018 presso il palazzetto Masprone, di fronte allo stadio Bentegodi, alla presenza del sindaco Federico Sboarina, del presidente della Fondazione Bentegodi Cristiano Tabarini e del presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli. Oltre a noi atleti, ci sono un direttore tecnico, due allenatori e alcuni sparring. Gli allenamenti si svolgono tutti i giorni dal lunedì al giovedì. Nel fine settimana, poi, spazio a vari tornei. Per quanto mi riguarda concilio lavoro e sport. I miei allenamenti si svolgono tutti i pomeriggi, sempre dal lunedì al giovedì, dalle 14.30 alle 18.15. La mattina, invece, sono alla mia postazione di lavoro. Il tennis tavolo a tempo pieno è solo per gli atleti professionisti. Dalle Olimpiadi di Londra del 2012 il tennis tavolo paralimpico è, infatti, diventato sport professionistico e qualcuno ha scelto di percorrere questa strada. Da noi, tuttavia, non è ancora in grado di diventare l’unica fonte di sostentamento perchè manca ancora il sostengo fondamentale dell’affiliazione a un gruppo sportivo come quello dell’Esercito o dei Carabinieri, tanto per citarne alcuni. La nostra campionessa di scherma Bebe Vio, ad esempio, gareggia per il gruppo sportivo delle Fiamme Oro, i nostri Carabinieri. In altri stati, invece, come ad esempio l’Inghilterra, la visibilità e gli introiti economici sono molto più rilevanti.»

Come si svolgono gli allenamenti ?
«Gli allenamenti sono molto impegnativi. Si lavora sulla tecnica individuale e sugli schemi di gioco. Lo spazio per le partite è veramente ridotto al minimo. L’unica differenza rispetto al tennis tavolo tradizionale, comunque, riguarda solamente la battuta dove la pallina non deve mai uscire lateralmente. Per il resto non c’è alcuna differenza.»

La tua carriera è costellata di successi.
«Con l’impegno, la volontà e la giusta voglia di vincere ho raggiunto in questi anni traguardi importanti. Nella disciplina a squadre (ci si alterna nei vari incontri con un altro compagno, ndr) ho conquistato un bronzo europeo a Vejle in Danimarca e un bronzo mondiale nel 2017 in Slovacchia a Bratislava. Entrambe le medaglie le ho conquistate con Giuseppe Vella che, purtroppo, per il momento ha abbandonato lasciandomi solo. In questi anni, comunque, grazie anche alla presenza di atleti professionisti, il livello competitivo si è notevolmente alzato. Vincere è sempre più difficile ed impegnativo, specialmente per chi come me si allena alternando l’attività lavorativa.»

Il tennis tavolo è disciplina paralimpica. Come funziona l’accesso alla rassegna più importante?
«Esistono 10 differenti categorie delle quali cinque riservate ad atleti in carrozzina e 5 a quelli in piedi. Esiste un criterio di valutazione meritocratico in base ai risultati ottenuti in un determinato periodo temporale (per le prossime paralimpiadi di Tokio il periodo di osservazione va dal 1 gennaio 2019 al 31 marzo 2020, ndr). È necessario partecipare a un numero minimo di tornei mentre non esiste un massimo. Non è detto, comunque, che in ognuna delle categorie ci sia per forza almeno un atleta italiano. In alternativa, si può sempre sperare nella cosiddetta wild card.»

I tuoi prossimi impegni ?
«A maggio parteciperò ad un torneo in Slovenia, mentre a giugno sarà il turno degli Europei che quest’anno si svolgeranno in Svezia. Dopo l’estate, dovrei andare in Repubblica Ceca e forse in Giappone

Il tuo sogno nel cassetto?
«Senza dubbio quello di partecipare alle Paralimpiadi in Giappone, in programma a Tokio nel 2020. Si tratta di un obiettivo difficile, ma altrettanto stimolante. Il mio auspicio, naturalmente, è quello di coronare questo sogno anche se so che non sarà cosa facile.»

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Enrico Brigi

Sono nato a Verona nel 1966 e qui vivo. Da qualche anno ho esaudito il mio desiderio di diventare giornalista pubblicista. Da sempre tifoso dell’Hellas, amo scrivere di sport. Ho scritto in passato per "Hellas News" e "Verona News", mentre ora collaboro con "IlNazionale_Verona" dove coordino la redazione sportiva. Sono, inoltre, Direttore Responsabile di "Tuttohellasverona.it" e Condirettore Responsabile di GiovaniGol, testata che segue il calcio giovanile veneto. Il mio sogno nel cassetto è quello di riuscire a scrivere un libro di sport. Le idee non mancano, si tratta solamente di mettersi al lavoro...

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