Una domenica da cardiopalma

Prima di commentare il lunch match con il Torino ci sembra doveroso tributare un meritato  ringraziamento alle divinità del football per aver regalato una partita incredibile, un vero e proprio romanzo calcistico. I quindicimila del Bentegodi, che in questa stagione si stanno divertendo come non si vedeva da molto tempo, hanno assistito a una gara entusiasmante, che sarà ricordata sicuramente a lungo negli anni a venire.   

Un’immagine della Curva Sud dello stadio Bentegodi

Contro la compagine granata, un inaspettato Verona, di gran lunga il peggiore di questo campionato, per almeno sessanta minuti ha subito l’offensiva della squadra di Mazzarri, senza mai riuscire a dare l’impressione di essere in grado di opporre adeguata resistenza. Sul risultato di tre a zero a mezz’ora dal termine, molti tra i presenti avranno sicuramente pensato di abbandonare lo stadio di fronte a una partita che non sembrava più avere nulla da raccontare. L’uscita per infortunio di Amrabat, uno dei sempre presenti, aveva inoltre aumentato ancor di più il sentimento di totale scoramento e resa.  L’entrata in campo di Pazzini, invece, chiamato sul terreno di gioco proprio in sostituzione del centrocampista marocchino, ha letteralmente sovvertito l’inerzia del match.  Il “vecchio bucaniere” delle aree di rigore ha prima trasformato con consumata freddezza un calcio di rigore e poi scagliato un mezzo volo dal limite dei sedici metri, ribattuto in rete da Verre dopo essere stato respinto dal palo. In pochi minuti i gialloblù si sono ritrovati inaspettatamente in partita e,  sospinti dal consueto caloroso incitamento del Bentegodi, hanno trovato la rete del pareggio con Stepinski, al suo primo gol in maglia scaligera. Il centravanti polacco, investimento più costoso della stagione e dell’intera storia del club, fino ad ora vero e proprio oggetto misterioso, finito in naftalina da qualche settimana, si è finalmente sbloccato riportando in parità l’incontro. La sua rete ha mandato in estasi l’intera tifoseria gialloblù per un’epica rimonta iniziata sotto un passivo di tre reti, che mai il Bentegodi aveva visto nella sua ultracinquantenaria storia.   

Il centravanti scaligero Stepinski

Lasciando per un attimo da parte la versione romanzata del match è giusto, però, spostare l’attenzione anche sui motivi di una prestazione a due facce. La risposta, come ha evidenziato lo stesso Juric negli spogliatoi è molto semplice: mancanza di intensità e attenzione. Se il Verona inizia a concedere sotto questi punti di vista, succedono partite come quella vista contro i granata. Per fortuna, nella seconda parte del match l’atteggiamento è decisamente cambiato ma non bisogna dimenticare che non sempre le cose vanno a finire nello stesso modo.  Questa squadra, come tutti ricordano, già prima dell’inizio del campionato era stata indicata tra le principali candidate alla retrocessione pertanto è doveroso dare giusto merito a Juric, che ha saputo sopperire ad alcune lacune tecniche attraverso proprio intensità e organizzazione. Questa, senza dubbio, rappresenta la miglior ricetta per non cedere il passo al salto di categoria e raggiungere l’obiettivo della salvezza. Strade alternative, al momento, non se ne vedono.    

Il mister Ivan Juric

Dopo la gara con la Fiorentina sono emersi alcuni piccoli segnali di stanchezza che, accompagnati a qualche debole sintomo di probabile appagamento – come ha ribadito lo stesso Juric nel dopo gara con il Toro –, hanno influito sulle ultime prestazioni coincise nelle due sconfitte con Roma e Atalanta e nel pari di domenica, acciuffato per i capelli. Nel primo caso il riferimento è in particolare per Faraoni e Lazovic, instancabili trenini delle due fasce laterali e per Amrabat, un altro assieme a Rrhamni sempre presente sin dalla prima giornata. I quattro, sono quelli che, forse  più di altri, sembrano avere la spia della riserva accesa. Infine Kumbulla, al rientro dopo alcune settimane di assenza, che non poteva certo avere fin da subito – come ha evidenziato sempre lo stesso Juric – la condizione e la brillantezza delle partite precedenti. A dirla tutta forse l’unico non deputato a compiti di pressing, capace di spendersi fino all’ultima goccia di sudore, è stato capitan Veloso, tra i pochi a salvarsi, grazie al suo proverbiale acume tattico.     

Il centrocampista Badu, oramai pronto al rientro

Come una manna dal cielo arriva ora la sosta natalizia anticipata – la sfida con la Lazio del 22 dicembre è stata posticipata a mercoledì 5 febbraio per l’impegno dei biancocelesti nella finale della Supercoppa Italiana –, che consentirà il recupero della condizione fisica e il rientro in gruppo di alcuni infortunati di lungo corso, Badu su tutti. A questo, poi, si deve aggiungere il prossimo mercato di gennaio dove il direttore sportivo D’Amico non si lascerà certo sfuggire qualche occasione laddove si presentasse. L’impressione generale, tuttavia, è che in vista del girone di ritorno qualche “ritocco”, soprattutto in attacco, possa essere più di un toccasana. In attesa, quindi, di ritrovare lo smalto e lo spirito dei giorni migliori, negli occhi dei tifosi gialloblù rimangono impresse le emozioni indelebili di una rimonta d’altri tempi, fermo immagine di una domenica al cardiopalma da ricordare.

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Armando Petrosino

Armando Petrosino nasce nel 1974 a Napoli ma arriva a Verona in tenera età. Leader politico e scolastico ancor prima di diventare maggiorenne, appena superata la maturità si perde in giro per l’Europa e fa perdere le tracce anche a se stesso. Torna e viene “salvato” da un istituto di credito che, inspiegabilmente, lo assume, pur consapevole che la sua testa è solo per le Donne, il Calcio, e la Club Culture. Un incidente sembra azzopparlo definitivamente ma invece ha l’effetto salvifico di rialzarlo e farlo riprendere a correre. E ora chissà, è tempo che ci racconti qualcosa di questa vita dissoluta e delle sue passioni.

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