Verona casa del rugby azzurro

Meno di un mese. Tanto manca al via della nona edizione della coppa del mondo di rugby, in Giappone, per la prima volta in un paese asiatico. Il raccolto azzurro in sette partecipazioni dal 1987 ad oggi, è piuttosto misero: mai siamo andati oltre due vittorie al primo turno, non sufficienti tuttavia per accedere ai quarti. Staccare il biglietto per l’ingresso nel salotto delle migliori otto, sarà durissima anche stavolta. L’Italia è raggruppata nel girone B, insieme alle abbordabili Namibia e Canada, ma pure con le corazzate Nuova Zelanda e Sudafrica.

Se gli All Blacks, e chissà ancora per quanto, ce le hanno sempre suonate, tre anni fa riuscimmo invece nell’impresa di superare per la prima volta gli Springboks a Firenze. Fu un pezzo di storia della palla ovale azzurra, tre anni dopo qual pomeriggio novembrino il Sudafrica che ha appena conquistato il Championship ha un altro volto e fa davvero paura. Intanto la nazionale, che lavora duro da giugno sotto le cure di Conor O’Shea, è in questi giorni a Verona per l’ultimo raduno prima dei due test match contro Francia e Inghilterra, per poi volare in Sol Levante.  

L’allenamento a porte aperte di domenica pomeriggio, è stato l’occasione per l’abbraccio di tanti appassionati accorsi a sfidare il gran caldo.  Se nel giro di un anno la FIR ha scelto due volte la nostra città quale sede di allenamento, lo so deve a un gioiello come il Payanini center, una struttura rugbistica di assoluta avanguardia in Italia. Non dimentichiamo poi che Cattolica Assicurazioni, main sponsor degli azzurri, ha sede nella nostra città. E pure una sua incidenza ce l’ha.

Bella giornata davvero; abbracci, autografi, pacche sulle spalle, e pinte di birra, come si conviene. Ad allenamento concluso, tre giocatori – Carlo Canna, Federico Zani e Abraham Styen –, accompagnati dal Team Manager Luigi Troiani, hanno poi partecipato ad una breve conferenza stampa informale nella terrazza del Center accolti dal Sindaco di Verona, Federico Sboarina, dall’Assessore allo Sport del Comune scaligero, Filippo Rando, dall’Amministratore Delegato di Cattolica Assicurazioni, Alberto Minali, e dalla Presidente del Verona Rugby, Raffaella Vittadello.

Emozioni particolari per Carlo Canna, che festeggiava proprio ieri il suo ventisettesimo compleanno, e per Federico ‘Flush’ Zani, che ha ritrovato la squadra e tanti amici con cui ha giocato per tre stagioni. I tre azzurri, al di là della personale e profonda soddisfazione di partecipare ai Mondiali (Canna con la gioia di una convocazione non scontata, Zani con la felicità di chi ha superato un anno segnato da infortuni e Steyn con l’orgoglio di poter rappresentare il Paese che l’ha adottato e di cui si sente parte) hanno evidenziato come i mesi di preparazione collegiale abbiano prodotto non solo una positiva qualità atletica e agonistica, ma anche abbiano compattato un gruppo solido e affiatato, in cui ognuno sarà pronto a dare il suo contributo in campo e fuori. Un gruppo pronto ad affrontare ogni partita, a partire dall’esordio con la Namibia, con la massima concentrazione e determinato nel puntare senza timori al dichiarato obiettivo di arrivare ai quarti di finale.

Chiusura con simpatiche reciproche domande tra gli atleti e congedo finale del TM Troiani, che ha ringraziato il Verona Rugby per la qualità della struttura messa a disposizione e l’affettuosa accoglienza. Sergio Parisse e compagni martedì s’imbarcheranno da Venezia per Parigi, dove venerdì sera affronterà i Galletti Transalpini. Verona ha celebrato una bella domenica di rugby, a conferma che si è ormai guadagnata i galloni di casa della palla ovale azzurra. Solo una paio di anni fa, un pensiero simile pareva una visionaria follia. A volte i sogni si avverano.

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Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere del Veneto, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, TuttoHellasVerona.it, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sei libri e sto ora lavorando al settimo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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