La coppa del mondo di sci riparte nel segno di Hirscher. A picco gli azzurri

Con i primi freddi è ripresa la coppa del mondo di sci. Annullata per il maltempo la tradizionale ouverture del gigante sul ghiacciaio di Solden,  il nastro di partenza della nuova stagione è stato tagliato al cancelletto dello slalom di Levi in Finlandia, cocuzzolo 170 chilometri a nord del circolo polare artico. Non proprio un posticino caldo e accogliente dove in baita ci si scalda a Lagrein, uova, patate e speck. In attesa di buone notizie dal cielo (i primi fiocchi  sull’arco alpino stanno scendendo proprio in queste ore), in Lapponia «Spelacchio» regna sovrano. Il circo bianco ricorre allora alla tecnologia: neve sparata a cannone, copioso utilizzo di sale e additivi per barrarla e compattarla. Si scia praticamente su una superficie di marmo, mica discesine in allegria sulla farina.

Siamo partiti da dove eravamo rimasti. Lo slalom speciale è un discorso a due tra Hirscher e Kristoffersen, poi vengono gli altri, gli umani per intenderci. La loro superiorità è cosi netta che pare facciano altro (la stessa cosa la disse Ilie Nastase tanti anni fa quando perse da Borg una finale a Wimbledon). Sul terzo gradino è salito lo svedese André Myhrer, già medaglia d’oro alla olimpiadi coreane dello scorso febbraio, allorché tra i due litiganti fu proprio lui a spuntarla. Ad allenarlo è un italiano, Walter Girardi, vicentino di Schio ma residente qui a due passi a Villafranca. Ex azzurro di discesa, la sua brillante carriera da allenatore è partita proprio da Verona. Qualcuno magari un giorno ci spiegherà come diavolo uno così bravo, sia finito ad allenare la Svezia invece che i nostri, letteralmente sprofondati in Finlandia. Se il primo degli italiani è stato Stefano Gross  diciassettesimo, significa che siamo in piena carestia. In attesa di un ricambio generazionale che stenta ad affacciarsi, siamo costretti ad affidare ancora le nostre speranze alle ruggini della vecchia guardia. Della Next Gen, il più promettente è l’altoatesino Alex Vinatzer, già medaglia d’argento ai mondiali juniores dove vinse il francesino Clement Noel. Il giovanotto d’oltralpe è un predestinato: terzo ieri dopo la prima manche, è già assai competitivo tra i paletti della coppa del mondo. Peccato per l’errore che lo ha messo fuori dai giochi nella seconda frazione. Di lui risentiremo parlare presto, fidatevi. L’appuntamento è sulla 3Tre di Campiglio a dicembre.

Il podo di Levi. Hirscher tra Kristoffersen e Myhrer

La sfida, come copione, è quindi ancora un’ affare tra i due fenomeni che dettano ormai legge incontrastata da tre anni. Hirscher non ne sbaglia una, scia con ritmo e sicurezza impressionanti con le punte degli sci sempre a valle. Sebbene abbia vinto tutto (sette sfere di cristallo evidentemente non gli bastano), in pista mette ancora la fame e la ferocia del cannibale. I suoi repentini cambi di direzione anche su tracciati angolati sfidano le leggi della fisica. La sua è una danza incessante, senza pause né incertezze. Mostruoso. A farne le spese è un campione come Kristoffersen che gli arriva sì lì a un inezia, ma regolarmente sulle code. Due anni fa qualche dispiacere all’asso austriaco lo aveva dato (vinse qualcosa come sei slalom, due in casa di Hirscher a Kitzbuhel e a Schladming) ma nelle ultime due stagioni, soprattutto l’ultima, il folletto salisburghese ha ripreso a bacchettarlo. Vengono in mente Felice Gimondi e Raimond Poulidor. Chissà cosa sarebbe stata la loro carriera se sulla loro strada non avessero incrociato uno come Eddy Merckx. Henrik Kristoffersen rischia oggi di rivivere i loro stessi incubi. Il figlio dei fiordi ha appena ventiquattro anni e il futuro pare essere dalla sua.  Attenzione però che Marcel Hirscher, divenuto papà in estate,  di anni ne ha ventinove e non alcuna intenzione di cedere lo scettro, tantomeno al rivale. In coppa del mondo è salito 59 volte sul gradino più alto. Ingemar Stenmark, il più grande di tutti, chiuse la carriera a trentatré anni e detiene il record di 86 vittorie. Se Hirscher dovesse mettersi nella testa la pazza idea di provare a raggiungerlo, per il povero Kristoffersen sarebbe la peggiore delle sciagure. Agli altri invece non toccherebbe che continuare ad azzannarsi per le briciole. Amaro destino, soprattutto per noi italiani costretti a recitare la parte degli spettatori.

Lorenzo Fabiano @lollofab

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Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere del Veneto, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, TuttoHellasVerona.it, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sei libri e sto ora lavorando al settimo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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