Il mondo è un posto bellissimo: parola di Alessandro Bordini

Ho passato due ore veloci e coinvolgenti con un ragazzo simpatico, bello e gentile, un uomo allegro e ironico che in più non ci vede. O meglio, non vede con gli occhi.

Alessandro Bordini è nato e cresciuto nella bassa veronese, con un amore per gli sport estremi. Ogni weekend della sua vita lo dedica al paracadutismo, specializzandosi in una disciplina chiamata swoop, una tecnica avanzata che combina l’altissima velocità di caduta verticale a una prolungata planata orizzontale sfiorando il terreno, per poi atterrare il più possibile vicino al punto prefissato. Ci vuole preparazione, metodo, ripetizione ossessiva dei movimenti. Alessandro ha tutto questo e anche il delirio di onnipotenza dei vent’anni e il bisogno di superare il suo limite, sempre. Un giorno di marzo di 10 anni fa qualcosa non funziona, si schianta al suolo rompendosi praticamente ogni ossicino in corpo. Resta in coma tre settimane e si risveglia meravigliosamente vivo, ma cieco. Una condizione inspiegabile, forse dovuta ai molti farmaci usati per salvargli la vita, e che presto si rivela permanente.

Le ali della libertà

Cosa è successo quel giorno? Ho letto che c’era troppo vento…

«Non so davvero. L’ultimo ricordo che ho di quella mattina è l’aria sulla faccia e il mio sorriso mentre penso “Sto andando fortissimo!”. Il vento era sbagliato, chi volava con me non mi ha fermato, il paracadute non ha funzionato. Sono tutte scuse che non reggono: sono IO la causa del mio incidente. Nei 5 mesi e 1 giorno recluso in ospedale ho avuto tutto il tempo per digerire la cosa, per vivere appieno le diverse fasi di elaborazione del lutto. E per trovare la forza di ripartire.»

Ti ricordi cosa ha fatto scattare in te la serratura che ti ha riaperto al mondo?

«Due fatti, principalmente. Uno è quasi banale: mi sono innamorato di una ragazza; a quella prima spinta diciamo fisica verso l’esterno è seguito un cambiamento psicologico. Per comunicare con lei ho dovuto per forza usare il cellulare parlante, che prima rifiutavo categoricamente. Ho scoperto che ci sono molte app dedicate, che la tecnologia mi poteva aiutare e un mondo per me, nelle mie condizioni, si è rivelato possibile. Ho avuto un flash, una visione (ridacchia, nda): potevo essere ancora felice.
Mi sono aggrappato a quest’idea per tornare nel mondo, prima a piccoli passi e poi allargando l’orizzonte. E qui è accaduta la seconda cosa. Una mattina volevo tornare a Cesena, a ringraziare i medici e infermieri che mi avevano salvato la vita, e volevo riuscirci da solo. Normalmente chiami Trenitalia e organizzi un’assistenza, facilissimo. Quel giorno però me ne sono dimenticato e, arrivato là, ero solo. Mentre maledivo la sbornia della sera prima, si è avvicinato qualcuno per offrire il suo aiuto fino ai taxi, poi il tassista mi ha accompagnato fin dentro l’ospedale, tutta discesa. Ho capito in quel momento che nessuno spostamento sarebbe stato impossibile. È sbocciato nella mia testa il pensiero alla base del progetto, quel “mi fido di te” che fa da incipit alla storia.»

Alessandro si trova a lavorare all’equazione della sua vita, cercando quei fattori che possano ridarle un senso compiuto. Un seminario gli offre una chiave di lettura finora insospettabile, il pensiero positivo, la capacità della nostra mente di influenzare positivamente la vita tutto intorno. L’incastro con la fiducia in se stesso e nelle persone, che ha già maturato internamente, crea una spirale travolgente. Alla fine individua nel Viaggio (maiuscola d’obbligo) un modo per mettere alla prova le teorie, pensando che attraversare un confine l’avrebbe portato ad allargare gli orizzonti mentali, al superamento di qualsiasi limite fisico.

Lo capisco, Alessandro, un’idea bellissima. Ma tutto il mondo, senza prenotare alberghi, senza organizzare niente… non era un pochino azzardato?

«Ho iniziato dall’Italia, con spostamenti sempre più lunghi e ogni volta tornavo a casa con la consapevolezza che l’atteggiamento giusto mi avrebbe attirato persone uguali a me, pronte a darmi una mano. In Africa ho fatto una scoperta importante: stavo aspettando l’autobus su un qualsiasi bordo di strada e qualcuno mi prese per un braccio facendomi attraversare. Ho cercato di spiegargli che non ne avevo bisogno, ma quello se n’era già andato. Dopo pochissimo un’altra persona mi ha portato dall’altra parte, sempre senza dire nulla. Ho capito che nell’uomo esiste una forza buona che lo spinge ad aiutare, anche se ha fretta o non capisce quel che dici. Ho imparato che, davvero, in ogni Paese del mondo, se ti metti sul marciapiedi rivolto verso il lato opposto, immediatamente qualcuno si avvicinerà a chiederti se vuoi attraversare. A quel punto mi basta sfoderare il mio sorriso (irresistibile, nda) e dire “in effetti no, ma mi servirebbe un posto dove dormire stanotte”. Facile, efficace.»

Il giro del mondo di Alessandro

Ho letto il tuo blog www.lighttheplanet.net e seguito quasi in diretta le tue vicissitudini. Hai incontrato davvero il meglio del pianeta, illuminandolo con la tua gioia, con la tua convinzione che ce l’avresti fatta. Ma possibile che non ti sia mai capitato qualcosa di brutto? Dammi lo scoop per il Pulitzer, dai.

«Sicuramente qualcosa è successo, ma niente che possa inquinare la tanta bellezza che ho sperimentato. Mi avranno fregato sul resto in mille monete diverse e ricordo una volta strana: un signore mi ha preso sottobraccio e abbiamo camminato per un’ora, senza dire una parola. Mi sono lasciato trasportare, ti giuro che non ho mai avuto paura, ero solo curioso di dove saremmo finiti. Lasciarsi andare alla fiducia nell’altro è una libertà enorme, sia dai pregiudizi che dal proprio ego. Molte persone, nella frenesia delle ambizioni, vedono tutto senza guardare nulla.»

Parlami del tuo progetto nuovo, ancora nelle fasi iniziali, questo “Eat the dark” che mi intriga tantissimo. Non c’era già la moda delle cene al buio, cene con delitto, cene in costume ecc.? Cosa porti di nuovo con il tuo format?

«È più facile da capire se vieni una sera. La mia idea è di creare un evento, durante il quale incidentalmente si mangia pure, in cui ti posso far entrare per un paio d’ore nel mio mondo di non vedente, in cui farai un’esperienza sensoriale del tutto nuova, ma sarai anche costretta ad affrontare le tue paure e a comprendere le mie. Al buio tu sei persa, hai bisogno di me e posso quindi provare a trasferirti il mio stesso senso di fiducia nell’altro; al tempo stesso, sarai più vulnerabile a temi per te scontati, tipo appoggiare la bici al muro senza pensare che io ci sbatterò contro. Insomma abuserò gentilmente della tua debolezza momentanea, per farti uscire poi nella luce più forte e consapevole. Ah, e abbiamo anche il vino! Vedrai, sarà una cosa davvero coinvolgente, per i sensi che già usi giornalmente e per tutti gli altri che scoprirai di avere. Seguimi su Facebook alla pagina Eat the dark per prenotare. C’è già un primo evento venerdì 5 aprile, in un rifugio a Velo, immancabile.»

Sei stato tu, metaforicamente, a spegnere la luce della tua vita e ancora tu l’hai riaccesa, non tanto per te che ti muovi bene anche senza, ma per noi che ne abbiamo ancora bisogno, per vedere. Sarai mica in odore di santità?

«Eh no, Eat the dark lo userò per conquistare il mondo! Chiaro che una buona parte, tracciabile, dei proventi andrà alle tante associazioni che meritano aiuto, ma per me sarà un vero lavoro, il mio modo per diventare indipendente anche sotto il profilo economico e un giorno il brand sarà popolare come quello di JustEat.

Zaino, scarponi e fiducia!

Se unisci un pensiero o un desiderio a un’emozione forte, la sinestesia che si crea si unisce a tutte le altre che vanno nella stessa direzione e diventa potentissima. Devi solo pensare in modo molto dettagliato: ho provato di persona che più precisa è la richiesta e più quel che otterrai sarà simile alla tua idea iniziale. Vale per la pizza ma anche per i sogni.»

Ma quante cose stai combinando?

«È un periodo incasinato, mi piace un sacco. Oltre al progetto Eat the dark, sono impegnato con la Biblioteca Vivente e sto finendo un primo libro che uscirà in formato digitale, gratuito, e racconterà i momenti catartici in cui la mia vita ha cambiato senso e direzione. Tanta gente corre per avere di più, per abitudine o anche per imitazione degli altri; che assurdità! Io cerco di assecondare il più possibile il mio ritmo interiore, ma questo è il momento di darsi da fare.»

Ora ti faccio la classica domanda dell’imbecille vedente, una marzullata in sostanza. Nel tuo Sogno, quello maiuscolo, ci vedi?

«Quando sogno a volte sono cieco ed è normale, ma altre ci vedo benissimo, tornano a me i ricordi, i colori; addirittura, nei sogni particolarmente lucidi, mi viene il dubbio di essere nella realtà… E poi, posso dirti una cosa: sono assolutamente sicuro che non morirò cieco.»

Alessandro al TEDx di Verona

La convinzione forte nelle sue capacità ha portato Alessandro Bordini a superare l’incidente, la fede nella bontà innata delle persone gli ha fatto girare tutto il mondo da solo e ora la sua certezza nelle innovazioni che ci aspettano gli permette di vedere un futuro stupendo.

Sono state due ore bellissime e me ne vado con una certezza pure io: non saranno le ultime, con questa persona meravigliosa, solare e propositiva. Fa bene all’anima solo stargli vicino, anche solo il pensiero che gente come lui esiste davvero. Se lo incontrate in giro, con il suo bastone bianco, fermatevi un momento, scambiate due parole, vi riempiranno il cuore. E poi, magari vuole anche attraversare la strada.

Se siete curiosi di fare il giro del mondo con Ale, guardate questa veloce animazione: https://www.youtube.com/watch?v=LXswP7sXP_4

E se avete fame di nuove esperienze, seguite la pagina Facebook e prenotate una cenetta: https://www.facebook.com/eatthedarkexperience/

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Barbara Salazer

Barbara Salazer

Gira il mondo da una vita, collezionando facce e storie, ma torna sempre a casa, prima o dopo. Ha forse sbagliato studi e lavoro, ma non rinnega nulla e crede fermamente nel dare a se stessi una seconda (e terza...) opportunità. Ama la vita, la musica, i libri, il caffè e la stout. Odia la gente, ma non può farne a meno. Sta scrivendo una "Teoria della Lentezza" che potrebbe anche arrivare in libreria, con molta calma. Ha un solo difetto: l'Hellas Verona.

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