Miss Mamma e l’amore ai tempi del Wcf

Nel gran parlare di famiglia, natalità, maternità, di Verona, di congressi e manifestazioni, all’appello mancava solo una voce. Quella di colei che si può considerare per certi versi la massima autorità nel campo di chi i figli li mette al mondo per davvero. Parliamo di quella di Miss Mamma, al secolo Patrizia Lovato, splendida vicentina, fresca quarantenne, vincitrice – nell’edizione di tre anni fa – del concorso che, dal 1994, premia la più bella e brava madre italiana.

Saranno pure tutte belle per antonomasia, come recita la canzone, ma non c’è dubbio che qualche mamma lo sia più di altre, per quanto, tra le prerogative del concorso, ci sia «la valorizzazione della figura della donna e, in modo particolare, di colei che con amore e dedizione si occupa dell’educazione dei figli, della cura della casa». Per la verità, al di là dell’aspetto fisico, Miss Patrizia quel titolo se l’è guadagnato sul campo. La giuria l’ha premiata perché incarna la figura dell’italico angelo del focolare ma anche quella di donna emancipata. Ha all’attivo due figli, un rapporto stabile con il marito con cui si frequenta dai tempi della scuola, un’azienda da seguire e una serie di attività nel mondo dello spettacolo da incastrare nella quotidianità.

Patrizia Lovato

Imprenditrice, attrice, mamma e moglie. Miss Mamma, da dove partiamo?
«Oddio, inizierei col dire che a volte vorrei potermi triplicare per poter fare tutto al meglio.»

Tra il serio e il faceto, in un Paese come il nostro, una fascia del genere è una bella responsabilità.
«No, dai, oltretutto per me è arrivata quasi per caso. Un’amica ha visto un volantino che reclamizzava il concorso e mi ha suggerito di iscrivermi. Ho pensato: male che vada trascorro un fine settimana al mare. Alla fine mi sono ritrovata pure con la fascia al collo. È stato divertente ma non nego mi abbia fatto piacere vincere il titolo.»

Oltretutto ai premi di bellezza è abituata, vero?
«Nel 2002 ho partecipato a Miss Italia e sono stata Miss Tv Sorrisi e Canzoni. Quella fascia mi ha aperto tante possibilità nel mondo della moda e del cinema. Viaggi, serate, contatti interessanti. Ha trasformato un gioco in qualcosa di più importante che però si scontrava con un progetto di vita già avviato. Nello stesso anno io e mio marito avevamo pianificato il nostro matrimonio, aperto il mutuo per la casa e con un socio eravamo nella fase iniziale dell’attività imprenditoriale legata al settore dell’utensileria. Improvvisamente mi sono trovata davanti alla possibilità di una carriera e una vita completamente differente.»

Una scelta difficile, insomma.
«Quello che per molte persone sarebbe stato il coronamento di un sogno per me era diventata una complicazione. Nonostante tutto fosse estremamente positivo, non riuscivo a godermi appieno quel che stava accadendo. Lì per lì non è stato facile trovare un compromesso. Alla fine ho scelto la famiglia e restare fedele agli impegni già presi.»

Un piede nello showbiz lo ha comunque sempre mantenuto.
«Ho cercato di coltivare le mie potenzialità. Negli anni ho conosciuto molte persone del mondo dello spettacolo. Ogni tanto mi coinvolgono nei loro progetti e sono inviata di una Web-tv.»

Un gioco ad incastri, insomma.
«Gli impegni in giornata nel mondo dello spettacolo per me sono più facili da gestire. Come è accaduto recentemente per un cameo in un film e nel girare la sigla di Realiti Sciò, il programma di Enrico Lucci. Pochi giorni fa una nota tv locale mi ha proposto di condurre un programma che mi avrebbe impegnato tutti i fine settimana. In questo caso, pur a malincuore, ho declinato.»

Un vero peccato.
«Chi glielo dice a casa? Scherzi a parte, a volte sono un po’ combattuta. La mia passione per il teatro riesco comunque a mantenerla viva con costanza e grandi soddisfazioni con “La Trappola”, la compagnia in cui recito. Da anni portiamo in giro per l’Italia spettacoli di successo. Il problema sapete qual è? Che ogni cosa che faccio mi dà soddisfazione.»

E il quotidiano finisce dietro le quinte?
«Certo che no. L’impresa è al centro della mia vita professionale. Siamo aperti dal 2001. È un lavoro impegnativo ma i risultati ci permettono di apprezzare la fatica. Mi occupo di antiinfortunistica, settore in grande espansione. Per la mia gioia c’è pure una parte più leggera: devo scegliere le collezioni di abbigliamento e calzature. Sapete che ormai sono all’avanguardia? Quasi sconfinano nel mondo della moda. (ride, nda). Le giornate sono tutte ai cento all’ora. Finito il lavoro vado a prendere i bambini e stiamo insieme finché non li metto a letto. E poi, dopo cena, di corsa alle prove con la compagnia teatrale.»

A teatro con la compagna “La Trappola”

E il marito che ne pensa?
«Riccardo è coinvolto con me nell’attività lavorativa. Ci frequentiamo da venticinque anni e siamo sposati da sedici. Siamo cresciuti insieme, ci si viene incontro e ci si intende. Rapporti del genere, a un certo punto, arrivano sempre a un bivio. O ci si lascia oppure si rafforzano in maniera definitiva.»

Le coppie che scoppiano sono all’ordine del giorno.
«Oggi le tentazioni sono tantissime. Pensate solo agli stimoli che arrivano dai social. Credo abbiano influito nel rendere instabili certe relazioni. I rapporti devono essere bilanciati. Nel nostro caso lui mi è venuto incontro e io ho fatto altrettanto. Sapete che gli ho anche regalato un corso da pilota d’aereo?»

Una prova d’amore?
«So che ci teneva. E un po’ mi dovevo sdebitare. Il più puro significato della parola “amore” però lo si capisce soprattutto quando si hanno dei figli.»

Ovvero?
«Dare senza pretendere nulla in cambio. Per quanto sia coinvolgente e passionale il rapporto di coppia, è una sorta di scambio di sentimenti. In genere ci si attende una corrispondenza. Coi figli no. È esclusivo e disinteressato. È naturale che i rapporti all’interno di una famiglia siano differenti a quelli di una coppia.»

E chi non ha figli?
«L’amore è amore sempre.»

A prescindere dall’orientamento sessuale?
«Certo. Vale il discorso di prima. L’amore è amore e non possiamo certo giudicare o reprimere le scelte sessuali tra persone adulte. Per dire: aver regolamentato le unioni civili è stato un segnale di civiltà.»

In Veneto le nascite in dieci anni sono calate del 25%. Un dato che fa riflettere.
«I nostri nonni da giovani facevano tanti figli in maniera tale che potessero dare una mano a casa. Oggi avviene il contrario. Con la precarietà del mondo del lavoro e il costo della vita, metter su famiglia a vent’anni terrorizza molti. Così si rimanda all’infinito per poi arrivare ad un’età in cui diventa più complicato far figli, com’è successo a me. Alla fine sono stata fortunata, prima con Lorenzo e, un anno e mezzo fa, con Cesare. Molti invece si rassegnano.»

Avete mai pensato di adottare un bambino?
«Abbiamo atteso Lorenzo quattro lunghi anni e nel frattempo avevamo anche iniziato un percorso di adozione. Sono procedure lunghe. Per certi versi la burocrazia frena molti aspiranti genitori. Un vero peccato, perché renderebbero felici le coppie e i bambini troverebbero una famiglia ad accoglierli a braccia aperte.»

A Verona nel weekend scorso c’è stato il Congresso Mondiale della Famiglia.
«Mi auguro si sia parlato di come incentivare a fare e crescere figli a livello di servizi, indipendentemente dallo status di mamme e papà. Poi se qualcuno ritiene giusto definire un ordine gerarchico su aspetti come le adozioni, agevolando le coppie formate da uomo e donna, lo ritengo comprensibile.»

Una sorta di priorità?
«La ritengo anche una tutela per i bimbi. Non è facile crescere con due genitori dello stesso sesso, soprattutto in provincia. Certi pregiudizi sono ancora forti.»

È favorevole alla fecondazione assistita?
«Certo: la scienza ci offre un’opportunità in più. Perché negare la gioia a chi cerca di essere madre o padre?»

L’Italia è maschilista?
«Ammetterete mai che le donne hanno qualità identiche a quelle degli uomini, se non superiori? Il punto però è un altro. A noi per certi versi frena una vocazione naturale e un pensiero comune tuttora diffuso: la gestione dei figli è appannaggio delle mamme. Il che, in generale, ci penalizza le prospettive di carriera. Se una mamma lascia la gestione del figlio al marito, ci sono persone che storcono il naso. Pure tra le donne.»

Riassumendo: fare figli è bellissimo, ma lo Stato dovrebbe incentivarne i presupposti?
«Esattamente. In Germania, realtà che conosco bene, i servizi e le agevolazioni sono notevoli e i costi da affrontare molto ridotti rispetto all’Italia. Qui da noi la natalità zero a mio parere è anche dovuta a questo. Vale per le donne che hanno un lavoro dipendente, ma anche per le titolari di azienda e le libere professioniste, che hanno tutele modestissime. Quando far figli diventa un costo e un impegno significa che qualcosa da migliorare c’è di sicuro. Anche dal punto di vista dei padri, ovviamente.»

E pensare che anziché farsi una famiglia avrebbe potuto diventare famosa e girare il mondo.
«Lo ammetto, qualche volta in cuor mio ci penso ancora. L’anno in cui ho partecipato a Miss Italia è stato frenetico. Un giorno un manager mi ha contattata per andare a New York a consegnare un premio. Ero un po’ scettica, invece si è rivelata un’esperienza incredibile. L’evento si è tenuto ad Atlantic City in una struttura alberghiera appartenente a Donald Trump che, il giorno dopo, mi ha voluto conoscere. All’epoca era un ricco imprenditore molto famoso.»

Con Trump? Pensi se all’epoca ci fossero già stati i social. Lei è seguitissima.
«Davvero. Quella volta, però, niente selfie. Pazienza. Comunque sia, il mio sogno era fare cinema più che la modella.»

Rimpianti?
«Sono molto soddisfatta per come si è sviluppata la mia vita. Mi reputo una donna estremamente fortunata. Ho due figli meravigliosi e sani, un marito splendido, genitori e suoceri magnifici. No, non tornerei indietro. O forse sì, ah ah. (ride, nda).»

Un consiglio alle mamme italiane?
«Volersi bene tanto quanto ne vogliamo ai nostri figli.»

Cioè?
«Dare a loro la priorità ma non smettere mai di coltivare le proprie passioni. Non è facile quando i bambini sono piccoli, però poi crescono e, senza altri interessi, si corre il rischio di spegnersi.»

E alle coppie?
«Ogni tanto ritagliarsi spazi extra prole. Lo so, si fa fatica a staccarsi dai figli, ma la ritengo un’essenziale chiave per alimentare il rapporto. Parola di Miss Mamma.»

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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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