I cartoni animati ci avevano insegnato tutto

I giapponesi lo avevano già capito. Il populismo, il terrapiattismo, le teorie gender e persino i no-vax. Loro lo sapevano che sarebbe successo, e hanno provato a fare prevenzione. Non con i libri, ma davanti ad un Mivar 18 pollici.

Se avete tra i 30 e i 40 anni, dovreste capire di cosa sto parlando. Con quei cartoni animati ci avevano rivelato tutto, ma forse abbiamo “cannato” qualche lezione.

Se la robotica era già stata ampiamente sdoganata con i vari Daltanius, Mazinga Z e Jeeg Robot, molto più profetico in tema di intelligenza artificiale, avidità umana e spreco delle risorse è stato Capitan Harlock. Solo io mi esalto ancora a rivederlo a bordo dell’Arcadia mentre si ribella a un mondo in cui le macchine hanno ormai sostituito gli uomini?

Gli sceneggiatori del Sol Levante avevano anche previsto tutte le polemiche su cambiamenti climatici, devastazione del pianeta e futuri postapocalittici. Per farci capire a cosa si andava incontro il geniaccio di Miyazaki ci ha pure regalato, ben prima di Greta Thunberg, il mondo sommerso dalle acque di Conan il ragazzo del futuro. E la terra che tremò, gli avvoltoi sulle case e il silenzio di Ken il Guerriero dovrebbero essere ancora ben impressi nella memoria di tanti maschietti della mia età.

Che dire poi della lotta per l’emancipazione femminile. Personaggi come Fujiko/Margot, le avventure della Stella della Senna (Il Tulipano Nero), le tre sorelle di Occhi di Gatto e un po’ anche Anna dai capelli rossi dovrebbero averci insegnato che quando una donna vuole davvero una cosa, spesso, la ottiene.

E comunque lo so che “O o o… occhi di gaaatto”, la cantate ancora tutti a squarciagola.

Una lezione passata molto inosservata temo sia stata quella sul razzismo e sull’uguaglianza. D’altronde il fatto che in pochi ricordino Fiocchi di cotone per Jeanie parla chiaro

Qualcuno doveva pure aver immaginato che, in capo a trent’anni, saremmo arrivati a mettere in discussione anche le più basilari nozioni scientifiche. I giapponesi hanno provato a farci fare il giro del mondo con Willy Fog, ma se parliamo di vaccini, nostalgie medioevali di terre piatte e revisionismo storico, ahimè, ci surclassano pure i francesi. Cartoni come Siamo fatti così – Esplorando il corpo umano e C’era una volta l’uomo (un motivetto che ho in testa da allora) di Albert Barillé andrebbero tuttora proposti come programma obbligatorio fin dalle scuole materne.

E poi, lui, che non si sa nemmeno se esista, creatura semimitologica. Il gender. Ammettiamolo, abbiamo guardato tutti Lady Oscar. Ci saremo anche fatti un sacco di domande, ma poi si è combattuto assieme alla Bastiglia. Quindi ora fatemi il piacere di non tirare fuori teorie sconclusionate. Soprattutto se un paio di anni dopo non vi siete formalizzati più di tanto per Ranma ½. Che poi, se ci avessero proposto la versione non censurata di entrambi, chissà che fantasie ci saremmo fatti.

Mica però i cartoni giapponesi guardavano solo ai grandi temi sociali, no, si prendevano cura anche dei piccoli e grandi traumi personali. Il magone nel sentire “il mio papà l’ha preso il mare” nella sigla di Hallo Spank, le peripezie amorose di È quasi magia Johnny, le lotte fratricide e i sacrifici per Lady Isabel de I cavalieri dello Zodiaco ci hanno insegnato che la vita è sì gioia, ma anche tormento amoroso e patimento. Da Sirio che si acceca, per esempio, io non ne sono ancora uscito.

Un ragionamento a parte lo meritano le grandi saghe sportive di Mila e Shiro e Holly e Benji che ok, hanno trasmesso i valori del gioco di squadra, dell’amicizia e via dicendo… ma vogliamo dimenticarci delle sottotrame? Gli immigrati che arrivano e ci rubano il lavoro (e per alcuni le donne) con Roberto Sedinho e i disturbi alimentari di Yoghina Yokono. I problemi cardiaci di Julian Ross, la violenza sulle donne con gli schiaffoni di Daimon Matsugoro. E poi la piaga dell’alcolismo sempre più dilagante perfettamente racchiusa nella figura dell’allenatore in ciabatte Jeff Turner. Praticamente un affresco post moderno.

Temo che in Giappone avessero anche previsto il nostro disamore per la lettura quando hanno trasposto in anime i grandi classici della letteratura come I tre moschettieri, Piccole donne, Peter Pan e Il libro della giungla. Anche qui, le vendite di libri e i risultati dei test Invalsi, sono una sentenza.

Non c’è dubbio. Siamo una generazione cresciuta a pane e Bim Bum Bam, tra Uan e quello sbarbatello di Paolo Bonolis. Ma probabilmente avremmo potuto applicarci un po’ di più.

BONUS TRACK 1: Oggi sbaviamo per Netflix e troni di spade vari, ma ve lo ricordate quando si andava in fissa per le avventure de I gemelli del destino e Il mistero della pietra azzurra?

BONUS TRACK 2: Mi chiedo quali limiti abbia l’immaginazione attuale. Diamine, oggi devono usare tre quarti di film per spiegare come possano esistere le Tartarughe Ninja (che sono americane). Qualche anno fa bastavano due secondi di sigla e tre minuti della prima puntata, e poi via, kawabonga!

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