In Cina, dove la donna non c’è

«Per capire la collettività cinese non si può non passare tramite lo studio della sofferenza individuale che ha attraversato chi ha superato la rivoluzione tra il 1966 e il 1969.» Con queste parole Luigi Zoja dell’Associazione internazionale di Psicologia analitica (IAAP) e docente all’Università di Macao (Cina), lunedì 21 ottobre, ha aperto l’incontro che ha introdotto una serie di appuntamenti alla Fondazione Campostrini che approfondiranno in tre incontri a novembre la Cina di oggi, temuta e affermata potenza economica, politica e militare, che sta imponendo una revisione dei rapporti di forza e dell’ordine geopolitico mondiale.

Per giungere a questa situazione, a questa immane trasformazione che ha preso il nome di “miracolo cinese”, questo “continente” ha dovuto attraversare un periodo di duro travaglio: rivolte, guerre, battaglie contro la miseria e l’arretratezza, enormi sforzi per la modernizzazione e la rinascita della Nazione. Il tutto nel venir meno della millenaria tradizione imperiale e nell’affermarsi delle nuove forme organizzative, dei nuovi valori e ideali della Repubblica. Ma questa trasformazione che conseguenze psicologiche ha avuto per l’individuo cinese? Con quali risorse interiori ed emotive ha affrontato questo cambiamento e quali strutture psicologiche sono emerse o stanno emergendo nella società cinese? La riflessione da cui parte Zoja affonda le radici nella psicologia junghiana, che lo tiene unito all’altro relatore della serata, oltre che collega anche amico, Heyong Shen, fondatore della psicologia junghiana nel suo Paese, che allo studio dei cambiamenti, delle resistenze e dei simboli che accompagnano la figura della donna e il senso della femminilità in Cina ha dedicato molti anni della sua ricerca.

Da sinistra: Luigi Zoja, Damiano Bondi ed Heyong Shen
alla Fondazione Centro Studi Campostrini

Ed è proprio la donna il fulcro di questo primo incontro che apre un varco su una società poi approfondita in tre appuntamenti a novembre, sempre alle 18, con Guido Samarani dell’Università di Venezia (mercoledì 6 con Società e politica in Cina. Le radici del “miracolo cinese”), Giorgio Cuscito di Limes (lunedì 18 con L’ascesa della Cina e il nuovo ordine mondiale) e Filippo Fasulo di Fondazione Italia Cina (mercoledì 27 con Europa, Italia e Cina. Accordi economici e strategia geopolitica).

Luigi Zoja

La donna, quindi, forse la più sensibile cartina al tornasole di una società sospesa tra rivoluzione, modernizzazione e conservazione. «Heyong Shen è nato nel 1959 – continua Luigi Zoja – e quando iniziò la prima elementare fu l’inizio anche della Grande rivoluzione che lo rese orfano, vittima di quelle violenze fisiche e psicologiche inaudite che segnarono profondamente le famiglie cinesi. Le umiliazioni pubbliche dei padri costrinsero un numero enorme di uomini a passare la propria vita chiusi in casa con la colpa di “aver perso la faccia”, con conseguenti depressioni e suicidi.» La donna in tutto questo per millenni è stata vista come l’anima della casa, relegata al compito di casalinga e madre. «Il mandarino è fatto di ideogrammi, questi da sempre hanno lavorato sull’inconscio collettivo. Ad esempio il simbolo della “sicurezza” che lo si può vedere in ogni angolo del Paese, rappresenta una casa e una donna sotto alle sue fondamenta. Questo non può che confermare qual è la posizione “naturale” della femminilità in Cina, al di là che si dica che la donna e l’uomo hanno gli stessi diritti e doveri.»

Heyong Shen

Heyong Shen si sofferma sulle conseguenze della politica sull’anima del figlio unico: «Per natura sono attratto non da quello che abbonda ma da quello che manca. E alla Cina mancano almeno 40 milioni di bambine mai nate, selezionate e abortite. Oggi il Paese è fortemente maschile, sempre più anziano, ma dove anche la femminilità delle donne viene meno perché le donne si sono perse non solo a livello numerico ma anche a livello psicologico. Sempre più le donne sono colpite da disturbi del comportamento alimentare, depressione, aborto selettivo, forte sbilanciamento di genere e contrazione della forza lavoro.» Come gli ideogrammi della scrittura rappresentano un archetipo psicologico fortissimo, anche i nomi che si danno alle persone creano spaccature: spesso alla femmina nata si davano nomi come Sai Nan (matched boy), Yi Nan (changed boy), Ying NAn (won boy), a sottolineare il maschio (boy, ovvero ragazzo) mancato.

La politica del figlio unico è entrata in vigore nel 1980. Nel 2013 il governo ha permesso alle coppie formate da due figli unici di avere due figli. Nel dicembre 2015 è stato esteso il permesso di avere due figli a tutte le famiglie. L’obiettivo del governo era quello di ottenere così tre milioni di nati in più all’anno fino al 2020 e aggiungere 30 milioni di persone in età lavorativa entro il 2050. Le cose però non sono andate esattamente come previsto per una spaccatura psicologica che non si può non affrontare prima di qualsiasi ragionamento politico e sociale sul grande Dragone chiamato Cina.

Facebook Comments

Serena Dei

Laureata in Giurisprudenza, Serena Dei è giornalista pubblicista e scrittrice. È editor di opere inerenti a cucina, enogastronomia, benessere, attualità e infanzia; collabora con varie testate e case editrici. È caporedattrice de "Il Nazionale-Verona" del settore Cultura&Spettacoli.

Serena Dei ha 47 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Serena Dei

Serena Dei

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
Facebook
Twitter
LinkedIn